“Un nuovo episodio di violenza ha scosso ancora una volta le comunità rurali del Reggino. Nelle campagne di San Martino di Taurianova, piccolo centro della Piana di Gioia Tauro, un cacciatore è stato derubato del proprio fucile da ignoti mentre si trovava nei pressi della sua auto; l’episodio si inserisce in una serie di fatti analoghi che negli ultimi mesi hanno visto cacciatori diventare bersaglio di rapinatori armati. Gli ultimi avvenimenti si sommano a una serie di assalti registrati in provincia: alle luci dell’alba, sette cacciatori residenti a Reggio Calabria sono stati vittime di due distinte rapine lungo strade provinciali tra Rosarno, Laureana di Borrello e Melicucco, costretti a consegnare i fucili sotto la minaccia di banditi armati e mascherati come riportato in precedenza nelle ultime settimane”. Lo afferma in una nota il Movimento Amici della Caccia.
“Questi episodi infatti non sono isolati: nella stessa area tra ottobre e novembre sono stati segnalati altri attacchi armati contro cacciatori, con modalità sempre più violente e l’uso persino di armi da guerra per bloccare i veicoli e intimorire le vittime. La situazione ha generato timore crescente tra gli appassionati di attività venatoria, che temono per la propria incolumità e per la sicurezza delle loro famiglie. In una provincia in cui la caccia rappresenta non solo una passione, ma anche un elemento di identità e tradizione, l’escalation di rapine rischia di allontanare chi da sempre rispetta le regole e le leggi”.
“La comunità venatoria reggina chiede un intervento deciso delle autorità competenti, a partire da un incontro urgente con il Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica, per mettere in atto azioni mirate di presidio del territorio. Posti di blocco, pattugliamenti dedicati nelle fasce orarie critiche, auto civetta, maggiore integrazione informativa tra forze dell’ordine sono richieste ormai condivise dagli stessi cacciatori. Oltre alla tradizionale presenza delle forze dell’ordine, emerge l’idea di studiare sistemi tecnologici di deterrenza: uno di questi è l’utilizzo di microchip di sicurezza sulle armi, analoghi a quelli già impiegati nei veicoli, al fine di permettere l’identificazione rapida di un’arma rubata e aumentare la difficoltà per i malviventi di utilizzarla o rivenderla. Questo sistema potrebbe rivelarsi un ulteriore strumento di prevenzione e responsabilizzazione per i detentori di armi legalmente registrate”.
“È fondamentale che le istituzioni non reagiscano a questi allarmi imponendo misure restrittive come una maggior propensione alla sospensione o alla revoca dei porto d’armi ai cacciatori, poiché questo non risolverebbe il problema di fondo della sicurezza pubblica, ma rischierebbe invece di colpire ingiustamente chi rispetta le leggi e contribuisce alla vita economica e sociale delle aree interne. La risposta a questi atti delinquenziali deve essere organica e concertata — con le istituzioni locali e nazionali, le forze dell’ordine, la Prefettura, e con le stesse associazioni venatorie — affinché non prevalga la paura e affinché chi frequenta le nostre campagne possa farlo in sicurezza”.
“Il fenomeno delle rapine ai cacciatori nella provincia di Reggio Calabria è un segnale evidente di insicurezza nel territorio che richiede azioni preventive, tecnologiche e organizzative, prima che si arrivino a misure drastiche che penalizzerebbero ulteriormente comunità già provate da anni di difficoltà. Il Movimento Amici della Caccia chiede formalmente l’apertura di un confronto istituzionale urgente sul tema della sicurezza nelle aree rurali”.
“Il Movimento invita il Prefetto di Reggio Calabria, il Questore, i Sindaci dei Comuni direttamente interessati dal fenomeno, nonché gli organi e le istituzioni regionali e nazionali competenti in materia di ordine pubblico, sicurezza e attività venatoria, a voler partecipare a un incontro dedicato per affrontare in modo serio, coordinato e risolutivo una problematica che sta assumendo contorni sempre più allarmanti. L’obiettivo dell’incontro è duplice: da un lato individuare misure concrete di prevenzione e tutela della sicurezza dei cittadini che frequentano le campagne nel rispetto della legge; dall’altro evitare che a fronte di fatti criminosi vengano adottate risposte generalizzate e punitive, come la sospensione o la negazione dei porti d’armi a soggetti incensurati e rispettosi delle norme, che non colpiscono i responsabili ma penalizzano esclusivamente persone perbene”.
“Il Movimento Amici della Caccia infine ribadisce la propria disponibilità a collaborare con le istituzioni e propone di discutere su soluzioni innovative e tecnologiche, come sistemi di tracciabilità e identificazione delle armi legalmente detenute, nell’ottica di una deterrenza reale contro i criminali e non contro i cittadini onesti. Si invita pertanto le autorità e le istituzioni sopra richiamate a rispondere tramite la redazione di StrettoWeb, al fine di concordare tempi e modalità di un incontro ufficiale con una delegazione del Movimento. La sicurezza del territorio, delle persone e delle attività lecite non può essere rimandata né affrontata con provvedimenti emergenziali e indiscriminati. Serve un confronto immediato, serio e responsabile”.


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