Reggina, cosa è cambiato in un mese? Lo “scontato” (nella mediocrità generale) non diventi trionfo

Reggina: i meriti di Torrisi, i demeriti degli altri, la mediocrità del girone I, il minimo indispensabile e la "solita" società

La Reggina ha vinto, ha vinto ancora. La Reggina ha vinto la sua quinta partita consecutiva. La Reggina ha vinto la sua quinta partita consecutiva, non subendo mai gol. Porta inviolata da oltre 450 minuti. Sono queste le tre notizie più importanti a chiusura di 2025 e di girone d’andata. Se sono anche buone notizie? Ovviamente. Se c’è da essere contenti? Di sicuro, a maggior ragione se torniamo indietro di un mese. Se c’è da essere entusiasti? Entusiasmo è una parola grossa. Se si pensa al rischio retrocessione in Eccellenza, certamente va meglio così. Forse, però, entusiasmo è troppo, in Serie D, alla terza stagione di fila tra i Dilettanti, con tre mesi divisi tra incubi, umiliazioni e figuracce.

E diciamo questo perché ribadiamo un concetto espresso fino alla noia, da due anni e mezzo a questa parte. Che la Reggina vinca in Serie D è normale, scontato, banale, ovvio. Che la Reggina vinca tutte le partite in Serie D è normale, scontato, banale, ovvio. Perdere anche una sola partita, in questa categoria, per questa squadra, ecco, quello non è normale. Figurarsi perderne sei (una in meno di Enna e Ragusa, in fondo alla graduatoria) in un girone, anzi in metà girone, di cui tre di fila al Granillo contro tre squadre neopromosse. Dunque, vincere cinque partite di fila in Serie D, per la Reggina, è normale. Niente di entusiasmante ma la giusta soddisfazione e contentezza – intanto – per aver evitato lo spauracchio Eccellenza. Che, va detto, a un certo punto sembrava abbastanza concreto, frutto di risultati e prestazioni da cui non sembrava esserci via d’uscita.

La mediocrità del girone

Poi, c’è un secondo fattore. Se questo campionato fosse stato normale, e cioè se avesse fatto registrare una o più squadre di livello, di valore medio-alto, probabilmente le cinque vittorie di fila della Reggina sarebbero servite a poco, se non – appunto – a uscire dalla zona pericolosa. Oggi, però, i facili entusiasmi dei soliti a cui basta poco esaltarsi vengono enfatizzati dalla possibilità di riavvicinarsi alla vetta. E’ folle pensarlo? Era folle pensarlo due mesi fa, un mese fa. Nessuno ci credeva, secondo noi neanche Torrisi, che pure pubblicamente professava altro. Alla fine ha avuto ragione lui. Oggi il campionato è riaperto. E la Reggina ha i suoi meriti, senz’altro, ma ci sentiamo – senza smentita – di affermare che siano più demeriti degli altri.

Lo si evince dal fatto che sia bastato un mese per passare dal rischio retrocessione alla possibilità concreta di agganciare il quinto posto. Sia chiaro: la Reggina ha comunque vinto cinque partite, e quindi ha fatto il suo, ma – ribadiamo – per una squadra con questo blasone, con questa storia, con questa tradizione, è assolutamente normale. Anzi, si doveva pretendere che facesse questo esattamente dalla prima partita di campionato. Non l’ha fatto e oggi si trova a rincorrere, “aiutata” dalla mediocrità del torneo. Una mediocrità evidenziata dal fatto che le prime in classifica (che sono tre) hanno chiuso il girone d’andata con 31 punti. Una media di neanche due punti a partita. Per chi sta comandando il torneo. Un disastro. La proiezione è di 62 punti a fine torneo. Altro disastro. Guardando al recente passato, agli ultimi dieci anni di Serie D, mai nessuna capolista ha chiuso con una media così bassa.

Cosa ha fatto Torrisi

Ecco perché oggi la Reggina avrebbe dovuto occupare questo “vuoto”. Sin da subito. Altro che entusiasmi, belle parole ed esaltazione generale. Parliamo pur sempre di Serie D, per la terza stagione di fila, con una squadra mai capolista in due anni e mezzo. Quel “vuoto” ad oggi non è stato occupato, ma ci si è avvicinati con poche semplici mosse, molte di meno di quelle che sarebbero servite per compiere un miracolo. E’ bastato, infatti, sistemare la difesa e ridare fiducia al gruppo. Non è poco, contestualizzando la situazione al disastro societario a cui è stata abituata la città, ma è il “minimo indispensabile” proprio considerando la mediocrità di questo torneo. La Reggina, infatti, ora può tornare a guardare davanti avendo vinto spesso col minimo scarto, di misura, giocando venti minuti e poi gestendo. Contro squadre, due su cinque, praticamente in fondo alla graduatoria. E con prestazioni, esclusa quella contro il Milazzo (l’unica della stagione), in cui è davvero bastato uno sprint iniziale e poi il nulla.

La differenza sta tutta nell’aver blindato la difesa. Nel più classico dei “tanto almeno un gol lo facciamo sempre” (ed era così anche con Trocini, a dispetto di una difesa ballerina). L’attacco della Reggina, infatti, rimane tra i più sterili del girone, nonostante la rimonta. E’ l’ennesima dimostrazione del livello degli avversari, che non segnano neanche con le mani (l’esempio è ieri, rigore goffamente sbagliato e pressione offensiva del Sambiase che non ha prodotto alcunché). E’ l’ennesimo dubbio che assale ogni tifoso amaranto: come si è potuto collezionare figuracce e umiliazioni in un girone del genere?

Qui veniamo al tasto dolente. Abbiamo punzecchiato Torrisi, per dei modi un po’ pittoreschi, esagerati, esaltati, nel comunicare. Lo confermiamo, ribadendo anche che buona parte dei meriti siano stati suoi. Riteniamo comunque non abbia fatto nulla di eccezionale, se non “normalizzare” una situazione che non era normale. Ecco, si ferma tutto a questo. Quanto alla società, infatti, ogni giudizio resta esattamente invariato. Da quel settembre 2023 ad oggi, si è andati soltanto a peggiorare. E nulla si è fatto per migliorare le cose.

Il giudizio sulla società non cambia di una virgola, anzi…

Il cambio in panchina è un merito? No. Il cambio in panchina era una delle poche mosse obbligate dopo quel disastro. Una mossa che avrebbe fatto chiunque. La scelta Torrisi è un merito? No. E’, come sempre, un’opportunità. Perché questa società si è sempre mossa per opportunità. Sfruttando due fattori: gli ex Reggina o i personaggi che orbitano intorno al territorio catanese. Perché alla fine è su questi due elementi che si sono sempre orientate le scelte tecniche, societarie e di mercato. Quanti ex Reggina sono tornati e continuano a tornare? Anche gente “scartata” due stagioni fa e tornata quest’anno. Torrisi invece rientra nell’altra “categoria”: quella dei Bonanno, dei Pellegrino, dei “procuratori” ex Catania che propongono giocatori al club (vedi caso Spolli-Blondett).

Insomma, più che scelta, è stata un’opportunità. Oggi vincente. Non un merito. E di meriti, ancora, non riusciamo a trovarne. Qualsiasi altra società normale – di quelle che professano di voler “stravincere il campionato” (non lo abbiamo detto noi) – avrebbe garantito una batteria di almeno quattro centravanti fortissimi. Questa ne ha garantiti davvero soltanto due, dai grossi dubbi su tenuta atletica, fisica e passato, e con Pellicanò terza scelta. E uno, il più importante, è andato via da ormai diverse settimane. Quindi ne è rimasto uno, due con Pellicanò. Qualsiasi altra società normale – di quelle che professano di voler “stravincere il campionato” – avrebbe poi rimpiazzato il partente (Montalto) praticamente subito, se non addirittura prima di liberarsi dell’ex Catania. E invece la città aspetta, la tifoseria aspetta, Torrisi aspetta. E’ da almeno un mese che il tecnico parla di attaccante. Prima si aspettava l’apertura del mercato di Serie D (quando in tante si muovevano con gli svincolati), poi quello di Serie D è finito e si attende quello dei Prof. Speriamo di non arrivare all’altro dei Prof, quello estivo…

La realtà è, come al solito, quella presente da due anni a questa parte: Ballarino e “compagni” si muovono senza una logica, senza una strategia, senza una programmazione, senza risorse adeguate. Seguendo l’istinto, l’umore dei tifosi. Oggi ingaggiano, dopo due mesi rescindono. Poi richiamano. Oggi, considerando il livello mediocre del torneo, e il fatto che basti segnare un gol per vincere le partite, vuoi vedere che alla fine non lo prendono, questo attaccante? Stiamo qui, in attesa di essere smentiti come tutte le volte in cui siamo stati smentiti da una società che poi confermava quanto scrivevamo.

E speriamo che questo club riesca a smentire anche Brunetti, vincendo il torneo quest’anno, ben prima dei dieci previsti dall’ex f.f. E poi? Quale sarà il futuro del club? Con quali idee e risorse, questa società, pensa di affrontare un campionato professionistico? Come ha fatto Praticò qualche anno fa? Con salvezze all’ultima giornata celebrate come grandi trionfi? Prima di queste domande, accertiamoci del fatto che questa squadra la vetta la possa eventualmente agganciare e mantenere. Oggi, al di là dei soliti entusiasmi precoci già visti, non ha fatto nulla. Speriamo che impari la lezione e parli soltanto dopo. Perché parlare troppo – e prima – non ha portato a nulla di buono…