Ponte sullo Stretto, sotto Natale dilaga la bufala delle bufale ma i dati ufficiali smontano la menzogna del definanziamento

Ponte sullo Stretto: tra bugie natalizie e analfabetismo funzionale, ecco perché i 13 miliardi per l’opera restano blindati. Guida pratica per la sinistra che scambia un rinvio tecnico con un addio e non sa più fare neanche i conti della serva

Sotto l’albero di Natale, tra panettoni e luci colorate, la sinistra italiana ha deciso di regalarci l’ennesima sceneggiatura degna di un cinepanettone di quart’ordine. Protagonisti? I soliti noti del PD, del Movimento 5 Stelle e, per non farsi mancare un tocco di colore locale, il Sindaco di Villa San Giovanni. Il tema? Una presunta sparizione di miliardi, un “definanziamento” fantasma che esiste solo nelle loro dichiarazioni concitate e, probabilmente, in qualche universo parallelo dove l’aritmetica di base è un’opinione facoltativa.

Peccato che la realtà, quella fatta di numeri e documenti della Legge di Bilancio, racconti una storia decisamente diversa. Ma d’altronde, si sa: per chi ha fatto del “No” a ogni infrastruttura la propria ragione di vita, la verità è solo un fastidioso ostacolo al prossimo post su Facebook.

L’aritmetica questa sconosciuta: il pallottoliere rotto della Sinistra

Partiamo dai fondamentali, quelli che si imparano in terza elementare (anche se, a giudicare dalle grida dei vari Schlein e Conte, forse quel giorno a scuola c’era sciopero). Il progetto del Ponte sullo Stretto non è un sogno campato in aria, ma un piano finanziario ufficiale, solido, inserito in Gazzetta Ufficiale, con l’impegno di investimento pubblico da 13 miliardi di euro. Il più grande mai visto nella storia d’Italia (Regno compreso!) nelle Regioni del Sud.

Questi 13 miliardi si dividono in due blocchi:

  • 5 miliardi per il Ponte propriamente detto.
  • 8 miliardi per le opere connesse (strade, ferrovie, riqualificazione del territorio).

Ecco come il Governo ha pianificato la spesa su otto anni. Una programmazione seria, pluriennale, fatta per non sprecare un centesimo:

Anno Stanziamento Previsto (Miliardi €)
2025 ~ 1
2026 ~ 2
2027 ~ 2
2028 ~ 2
2029 ~ 2
2030 ~ 2
2031 ~ 1
2032 ~ 1
TOTALE 13 MILIARDI

Qual è il problema adesso? Che i “campioni del No” hanno visto una variazione tecnica e hanno subito gridato al disastro. Vediamo di spiegare loro cosa è successo davvero, possibilmente usando parole semplici.

La Corte dei Conti e il “Visto” fantasma

La Corte dei Conti ha chiesto integrazioni tecniche sulla delibera CIPESS. Nulla di strano, nulla di nuovo. Non è una bocciatura, non è un decreto di morte del Ponte. È un passaggio burocratico: mancano dei chiarimenti, si integrano i documenti e si ripresentano. E’ già successo per il MOSE, che poi è stato completato, funziona e salva Venezia dalle maree. Zittiti e scomparsi tutti i detrattori.

Andrà così anche per il Ponte, tuttavia questo piccolo intoppo tecnico impedisce, per legge, di spendere il primo miliardo previsto per il 2025 proprio in quel preciso slot temporale. E qui entra in gioco la differenza tra chi sa governare e chi sa solo fare demagogia.

Invece di lasciare un miliardo di euro congelato e inutilizzato a prender polvere per colpa della burocrazia, il Governo ha fatto la scelta più logica e coraggiosa:

  • Ha spostato quel miliardo verso la transizione ecologica delle imprese (sì, proprio quella transizione che la sinistra dice di amare tanto, ma che apparentemente preferisce vedere ferma).
  • Ha contemporaneamente vincolato un miliardo per il 2033, garantendo che la copertura totale resti esattamente la stessa.

Matematica per principianti: 13 – 1 + 1 fa ancora 13. Evidenziato in rosso così magari capiscono meglio. Se sposto un impegno di spesa da un anno all’altro per ragioni tecniche, la cifra finale non cambia. Il Ponte resta finanziato al 100%. Punto.

I retrogradi del “No” e le allucinazioni collettive

Sentire il Sindaco di Villa San Giovanni o i leader dell’opposizione parlare di “ponte definanziatofa quasi tenerezza, se non fosse per il danno d’immagine che arrecano al Paese. È lo spettacolo di un’Italia che vuole restare ferma, ancorata a traghetti lenti e infrastrutture del secolo scorso, pur di non ammettere che questo Governo sta realizzando ciò che loro non hanno mai avuto il coraggio (o la capacità) di fare.

Gridano al “taglio” mentre il Governo conferma ogni singolo centesimo. È un’operazione di mistificazione della realtà che offende l’intelligenza dei cittadini calabresi e siciliani. Forse sperano che, ripetendo una bugia mille volte, questa diventi verità. Ma i numeri, a differenza delle loro chiacchiere da bar, non mentono.

Il totale destinato al collegamento stabile tra Sicilia e Calabria rimane di 13 miliardi di euro. Non c’è alcun arretramento, c’è solo una rimodulazione temporale. Tradotto per chi non mastica il linguaggio amministrativo: il progetto va avanti, i soldi ci sono tutti, si sta solo ottimizzando la cassa per non tenere capitali fermi mentre si completano gli atti necessari.

Un consiglio per la sinistra: meno slogan, più calcolatrici

Mentre la sinistra si agita nel fango delle proprie bufale natalizie, il cantiere della modernità non si ferma. Il Ponte sullo Stretto non è solo una sfida ingegneristica, ma una battaglia culturale contro il partito del declino e dell’immobilismo. Che nei giorni scorsi ha incassato il grande successo dell’inaugurazione della fermata Colosseo della metropolitana di Roma.

Cari esponenti di PD e M5S, un consiglio per le feste: invece di scrivere comunicati stampa carichi di livore e poveri di contenuti, regalatevi un abaco. Oppure, meglio ancora, un corso accelerato di onestà intellettuale. Perché la verità è che il Ponte si farà, con buona pace di chi ha deciso di passare la vita a dire “No” al progresso, allo sviluppo e alla crescita del nostro Paese.