Ma’, …era bella …bella davvero!

Non si poteva entrarci dentro, in quella casa mancava il tetto

era bella…bella davvero

Ah Ma’ oggi mi tornano in mente tante cose.

Ricordo che avevo da poco compiuto i 4 anni e non volevo cambiare casa: per salire dalla scorciatoia, puntavo i piedi e papà mi ha preso in braccio. Eri caduta, la casa materna non era più sicura e papà aveva improvvisato una baracca nel terreno in campagna fuori paese, per emergenza, in attesa di costruire una casa confortevole. Mentre il progetto era in itinere, dopo poco tempo, papà è volato in cielo e il provvisorio è diventato, giocoforza, definitivo, nel senso che tu, da sola, con due bimbe piccole, non avevi le risorse per realizzare il progetto.

…ma era bella…bella davvero

E fu così che la “baracca” divenne un vero e proprio campo di battaglia. Realizzata in legno del luogo, dall’ingresso due porte, una verso la cucina, l’altra verso le due camere: la prima soggiorno-studio-salotto e quant’altro, l’altra dormitorio.

Non si poteva entrarci dentro, in quella casa mancava il tetto

Il tetto c’era.

Ah Ma? Ricordo il solaio, dove amavo andare a rovistare nei vecchi bauli e dove mi affacciavo dalle finestrelle per abbracciare il panorama mozzafiato mare-monti.

Non c’era acqua e la portavano a pagamento ogni giorno dalla fontana pubblica, non proprio vicino casa. L’acqua calda non mancava mai, prodotta dalla cucina a legna.

Ricordo Ma’ il bagno quasi quotidiano: i piedi in una bella vasca di alluminio con acqua calda e davanti un lavandino bellissimo in ferro battuto ribaltabile con sotto il raccoglitore dell’acqua di scarico, il sapone di casa che facevi tu con il limone e la lavanda, gli stessi odori dell’accappatoio, il lenzuolo di puro cotone pulito con il bucato nel grande cesto con la cenere e gli odori del giardino.

Non si poteva fare pipì, perché non c’era vasino lì

Eh già, Ma’, ricordo, eccome, di notte serviva il vasino, di giorno c’era fuori casa un water, protetto da una piccola struttura in legno, collegato ad un pozzo nero.

…era bella…bella davvero

Fuori razzolavano le galline e, quasi quotidianamente gustavamo l’uovo ancora caldo, a bere, con due buchini, e anche il tuorlo sempre crudo con il limone. Ricordo Ma’, altro che salmonella, mai qualche disturbo intestinale. E che sapore quei galletti e il brodo di gallina! A brucare l’eba, c’era pure la bella capretta e spesso mi piaceva bere il latte crudo, appena munto. Mai avuto problemi di salute, siamo cresciute bene sempre in ottime condizioni fisiche.

Ricordo Ma’ che ci facevi le scarpe di pezza. Prendevi le misure dei piedi, singoli, perché i piedi non sono mai uguali, facevi il modello con carta, e con ritagli di stoffa, ago e filo cucivi la tomaia alla scuola, punto dopo punto. Erano scarpe impregnate d’amore. E così praticamente camminavamo scalzi sulla nuda terra e sull’erba. Avvertivo il contatto con l’esterno  distinguendo perfino i fili d’erba , talvolta roridi di rugiada e ogni più piccola asperità: respiravo l’odore della terra, ora umida, ora asciutta, gustavo quel sapore intenso, intenso e nel contempo forte, difficile da definire perché sa di bosco, di profumo di fiori e di erbe varie mescolati insieme, del quale si impregnavano i miei piedi, e che mi penetrava fin nelle ossa, generando in me una sensazione  particolare, come fossi un tutt’uno con la terra, con la mia terra, con la natura alla quale sentivo di appartenere.  Sei stata sempre avanti sui tempi, sai Ma’, oggi gli esperti terapeutici promuovono la “giardino-terapia” per vivere meglio.

D’inverno, per scaldarci, inserito nella conca di legno, il braciere a carbone, sul quale cuocevi i fagioli e scioglievi la neve per usarne l’acqua. Con la neve ricordo pure la buona sciarubetta, gli odierni sorbetti, al caffè e al limone. Sul braciere lo scaldapanni, il cubo a scaffali vuoto di sotto per tenerci lontano dal fuoco vivo e, contemporaneamente, per asciugare i panni.

In casa non mancavano mai giornali e libri: la Gazzetta del Sud, il Corriere dei Piccoli e il Giornalino e poi tutti i libri, di famiglia e quelli che compravi dalle monache di San Paolo che venivano periodicamente con il grande e pesante borsone sempre ricolmo. E pure quelli che prendevamo in prestito dalla biblioteca pubblica del Paese. Da Piccole Donne a Giulio Verne, da Boccaccio a Oriana Fallaci, abbiamo letto di tutto, senza censure e senza soluzione di continuità. E la radio sempre accesa sintonizzata sul GR2. E’ venuta pure la maestra a casa per prepararci agli esami che facevamo alla scuola pubblica.

…era bella, bella davvero

Nell’ampio spazio in terra battuta davanti casa era sempre una festa. Con amici e parenti coetanei, la palla, la corda, i cerchietti, quanti giochi, di giorno e di notte, cantando e gridando a squarciagola, tanto non davamo fastidio a nessuno.

Ma’, ricordo i vicini che spalavano la neve davanti casa di mattino presto per consentirci di uscire, e ricordo che tu all’occorrenza e qualsiasi ora andavi a fare le punture di penicillina a chi ne aveva bisogno. Era una piccola comunità dove si praticava l’interscambio. Casa nostra era di fatto un centro di ascolto, dove i vicini sfogavano con te le proprie ansie e tu eri sempre attiva e comprensiva: hai insegnato a fare la firma ad analfabeti adulti e hai preparato per la prima elementare bimbi ancora non scolarizzati, e poi consigli di cucina, di salute e di lavori femminili.

Casa nostra era proprio una bella fucina, una officina di sapori e di saperi, rurale e artigianale e culturale, dove si respirava tanto tanto amore.

Ma’,

…era bella …bella davvero