“L’uomo di questo tempo vive lontano da Dio, che per molti è un Dio ‘scomodo'”: gli auguri di Natale e una profonda riflessione

Dal “tecnouomo” smarrito al Dio che si fa Bambino: un appello a ritrovare anima, silenzio interiore e radici spirituali nel cuore dell’Occidente

“È Natale! Gesù Bambino ci aiuti a riscoprire la nostra identità cristiana, il nostro essere figli di Dio, di Javè che più di 2000 anni ha “lasciato” il cielo per nascere da Maria, nostra Madre, sulla terra. Nasce per amore e per portare l’amore! Purtroppo, guardando il mondo e le tristi realtà, sembra affiorare l’immagine di una società senza punti di riferimento, priva di umanità, dove tutto è possibile! Persino uccidere! Una società acefala e dromocotica, senza testa e con il solo affanno di correre velocemente nel caos”. Comincia così il lungo augurio di Natale del giornalista reggino Vincenzo Malacrinò.

“L’affanno, dunque uccide il pensiero, la speranza, la capacità di lasciare spazio allo Spirito. L’affanno è il nemico della vita interiore. Ed il perché è semplice: l’uomo di questo tempo, la società di questa storia, vive lontana da Dio. Si tratta di una società, ma non tutta, che ha chiuso nel ripostiglio lo spirito! Anzi lo vorrebbe cacciare dall’uomo. Emerge, dunque, il modernismo e la tecnologia che eliminano i silenzi dell’anima mentre accerchiano l’uomo per cavarlo al pari del tarlo. Una sorta di erosione spirituale che lascia solo vuoto e polvere.

Così l’essere umano inizia a disumanizzarsi, ad occupare lo spazio dello spirito con materialismo e relativismo che avanzano come ladro di notte per rubare spazio all’anima. Ed ecco ergersi il “tecnouomo” frutto di un “tecnobambino” ricoperto da mezzi tecnologici sin dalla nascita. Mezzi che hanno oscurato lo spirito e modificato emozioni e vera identità. In tal modo avanza il tunnel della saturazione sensoriale che limita la voce del silenzio interiore, quella che permette l’arricchimento dell’anima.

Un tunnel che costruisce vuoto intorno all’anima. Un vuoto che occupa lo spazio dello Spirito determinando solitudine e smarrimento antropologico. Allora bisognerebbe prendere consapevolezza dell’importanza dello spirito! L’uomo non è un grande corpo messo in un piccolo spirito bensì un grande spirito collocato in un piccolo corpo. Ed invece il modernismo porta l’uomo verso la perdita della sua identità spirituale. Ed ecco l’augurio che tutti noi dovremmo farci in questo Santo Natale: cercare e ritrovare lo Spirito che c’è in noi ed affermare con forza e coerenza la nostra identità religiosa.

Il Natale che piaccia o no è la festa cristiana che celebra la nascita di Gesù Cristo sulla terra; di Javè, che lascia il cielo per diventare uomo. Questo non avviene in nessuna religione. Nessun Dio si fa uomo. Il nostro sì. Un Dio “scomodo” per molti perché è l’unico che ama e che chiede di amare, che perdona e che chiede di perdonare. Un Dio che parla di spirito, di anima e di vita eterna. Ma il “tecnouomo” dell’era moderna, sempre più laicizzato, è pronto a mettere in secondo piano lo spirito. Come se facesse paura, come se non esistesse. Come se fosse qualcosa di cui vergognarsi! Ed invece no. Bisogna affermare con forza lo Spirito. L’anima.

Papa Benedetto XVI diceva che l’occidente sembra quasi odiare sé stesso. Precisamente affermava: ‘L’Occidente rivela qui un odio di sé che è strano e che si può considerare solo come qualcosa di patologico; l’Occidente tenta sì, in maniera lodevole, di aprirsi pieno di comprensione a valori esterni, ma non ama più se stesso; della sua storia vede oramai soltanto ciò che è deprecabile e distruttivo, mentre non è più in grado di percepire ciò che è grande e puro’.

Ecco dunque l’odio patologico verso sé stessi di cui l’occidente dovrebbe farsi curare. Un odio diffuso tra chi governa, tra chi legifera e tra chi non ha il coraggio di difendere valori. Tutto questo in nome di un falso rispetto, dell’accoglienza e dell’integrazione. Come se il padrone di casa si dovesse integrare al volere dell’ospite! Una vera assurdità. Semmai dovrebbe essere l’ospite a rispettare usi e costumi del padrone di casa! Rispettare non significa cancellare la propria storia e la propria fede. Non significa escludersi o annullarsi.

Nonostante ciò, l’occidente, a volte, manda in esilio spirito ed anima ed è pronto a farsi svuotare da nuove mode e da nuove culture. Così in nome del falso rispetto si tolgono i presepi, si cacciano i Crocefissi, non si parla di Dio, o meglio del nostro Dio e si toglie dalla mensa questo o quel cibo. Addirittura in qualche poesia o canto natalizio si sostituisce il nome di Gesù con altro! Come se quel Bambino che nasce nella mangiatoia potesse dare fastidio a qualcuno! Certo non è un Bambino qualsiasi. È Dio che parla un linguaggio nuovo all’umanità.

E dunque sia un Natale per tutti di meditazione e di riscoperta della nostra identità cristiana. Un Natale che ci aiuti a saper essere veri testimoni di Gesù nato in quella grotta per salvare il mondo! Un Natale che ci aiuti ad affermare con forza e senza tentennamenti la presenza di Javè, ossia di Dio, nella vita di ogni uomo. Auguri!”.