Se esistessero le Olimpiadi delle lamentele, estive o invernali non fa differenza, il reggino medio occuperebbe tutti e 3 i posti del podio. Anche il passaggio della Fiamma Olimpica da Reggio Calabria, un evento unico, storico, ha suscitato qualche lamentela spicciola. Il rapporto fra l’importanza globale dell’evento e il borbottio saccente e infastidito la dice lunga sulla mentalità che zavorra le potenzialità della città.
“Per una torcia hanno chiuso la città“, “dove parcheggio la macchina?“, “la strada è chiusa? E io da dove passo?“. E altre frasi simili, con la rivendicazione di un diritto (o privilegio) personale che fa capire come il singolo sia più importante della collettività, nonostante essa sia legata, in questo caso a un simbolo di storia millenaria.
Una storia che inizia nell’antica Grecia, luogo strettamente connesso proprio con le radici di Reggio Calabria, e arriva in città attraverso i secoli. Un oggetto che rappresenta non solo le Olimpiadi, la manifestazione sportiva più importante nella storia dell’uomo, ma che è simbolo di speranza sempre accesa, di fratellanza in un mondo devastato dalle guerre, di sacrificio in una società che tende a impigrirsi, di valori da tenere stretti.
Il passaggio della Fiamma Olimpica sotto le case di Santa Caterina deve essere festeggiato come un evento storico (tenendosi ogni 4 anni, potenzialmente in tutto il mondo, potrebbero volerci 20-30-40-50 anni affinchè la il fuoco olimpico ritorni in città!) del quale essere orgogliosi di averne fatto parte al pari di cantanti, attori, sportivi, politici e vip che si sono alternati a gente comune nelle principali città italiane.
Ma il reggino medio si incazza se non trova parcheggio, commenta indignato i provvedimenti sulla viabilità. Poi si lascia scivolare addosso centinaia di porcate che subisce supinamente a causa di paraocchi sociali, politici, sportivi.
Combattiamo l’ignoranza con la cultura. Di seguito proponiamo la storia della Fiamma Olimpica, affinchè la sua luce possa illuminare il sentiero che porta lontano dal provincialismo.
La storia della Fiamma Olimpica
Il fuoco è un simbolo importantissimo nella mitologia greca: si credeva fosse stato rubato agli Dei da Prometeo e poi donato agli uomini. Un simbolo, sacro, divino. Un fuoco veniva tenuto acceso permanentemente sull’altare del tempio di Estia a Olimpia. Durante i Giochi Olimpici che onoravano Zeus, invece, si accendeva un fuoco nel tempio di Zeus e in quello della moglie Era. Attualmente, la Fiamma Olimpica moderna viene accesa proprio nel luogo in cui sorgeva il tempio di Hera.
La prima volta in cui la Fiamma Olimpica apparve nei Giochi Olimpici moderni fu nel 1928: l’architetto olandese Jan Willis aveva incluso una torre, con un fuoco acceso, nello stadio olimpico della IX Olimpiade. Il 28 luglio 1928, durante la cerimonia di apertura, un dipendente della compagnia elettrica di Amsterdam accese il primo fuoco olimpico nella cosiddetta Torre di Maratona, conosciuta dagli olandesi come il “posacenere della KLM“.
La staffetta olimpica nacque a Berlino, nel 1936, in occasione dei Giochi Olimpici tedeschi che diedero lustro al regime nazista. Furono 3.422 i tedofori che, percorrendo i più di 2.400 km che separano le due città, portarono la torcia da Olimpia a Berlino.
La prima staffetta dei Giochi invernali si ebbe ai VI Giochi olimpici invernali di Oslo 1952: in questo caso, però, il fuoco non venne acceso ad Olimpia, ma a Morgedal, Norvegia, nel caminetto della casa di Sondre Norheim, uno dei pionieri dello sci.
Il cerimoniale attuale prevede l’accensione ad Olimpia, sede dei Giochi Olimpici antichi, da parte di una sacerdotessa che accende il fuoco ponendo una torcia dentro uno specchio parabolico concavo che concentra i raggi del sole.
La Fiamma Olimpica viene quindi posta in un’urna e portata nell’antico stadio, dove viene consegnata al primo tedoforo, solitamente greco, insieme a un ramo d’ulivo come simbolo universale di pace. La Fiamma viene portata presso il Coubertin Grove, nei pressi del sito archeologico che ospita il monumento in cui è sepolto il cuore del barone Pierre de Coubertine, fondatore delle moderne Olimpiadi.
Il primo tedoforo passa poi la fiamma a un secondo tedoforo, che rappresenta il Paese ospitante i Giochi Olimpici, che a sua volta la passerà ai vari tedofori che via via si alterneranno lungo il percorso. La staffetta parte dalla Grecia e culmina nel Paese ospitante, attraversandolo tutto fino ad arrivare alla città che ospita l’edizione dei Giochi. L’ultimo tedoforo accende il braciere dando inizio alle Olimpiadi.
Tutti i tedofori più… strani: la fiamma sott’acqua, in aereo e sul cammello
Solitamente la torcia olimpica viene portata dai tedofori a piedi, ma nel corso della storia non sono mancate delle staffette piuttosto… bizzarre. La Fiamma Olimpica ha viaggiato per mare nel 1948, attraversando la Manica. Nel 1952 prese addirittura l’aereo verso Helsinki. Nel 1956, siccome le gare di equitazione vennero disputate separatamente a causa di una stretta regolamentazione della quarantena in Australia, tutti i portatori della torcia che la trasportarono a Stoccolma (sede di queste gare) viaggiarono a cavallo.
Nel 1976 la fiamma venne trasformata in impulso elettronico che da Atene venne inviato in un satellite in Canada e la torcia venne accesa con un raggio laser. Nel 2000 il fuoco… sott’acqua, con tanto di sommozzatori vicino la Grande barriera corallina. La fiaccola è salita anche su canoa amerindia, cammelli, Concorde e Ferrari! Nel 1992 venne ‘scoccata’ con una freccia che accese il braciere a Barcellona. Nel 1994, a Lillehammer, venne portata sugli sci.


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