Il Natale della Calabria è il Natale di Occhiuto tra politica, (dis)informazione e propaganda

Roberto Occhiuto è il protagonista assoluto del Natale della Calabria: è riuscito laddove tutti avevano fallito e sta trainando la Regione fuori da povertà, degrado ed emarginazione. Con una prospettiva di leadership politica nazionale

La Calabria vive un Natale di speranza e rinnovata consapevolezza: non è più la Regione di lamentele e piagnistei, ma di un orgoglio ritrovato. La figura di riferimento che sta guidando questo grande cambiamento, senza precedenti storici nella storia calabrese, è il governatore Roberto Occhiuto. E’ al vertice della Regione da oltre quattro anni eppure è riuscito ad essere ancora l’assoluta novità di questo 2025.

La Calabria ha cambiato paradigma e sta vivendo una vera e propria rivoluzione: per la prima volta nella storia, si parla di questa terra in Italia e nel Mondo non più soltanto per brutte storie di cronaca e per il cancro della ‘ndrangheta, ma anche e soprattutto per le pratiche di buon governo, la fine del commissariamento della sanità, le straordinarie bellezze storiche, artistiche e naturali enfatizzate da film, serie TV ed eventi-show come il Capodanno RAI che proiettano un’immagine nuova, pulita, positiva.

In quest’ottica, il rilancio degli Aeroporti con i record di passeggeri e il boom di presenze turistiche, conferma la percezione della Calabria come una terra da vivere in modo sano e positivo: un percorso che, seppur con mille difficoltà, altre Regioni del Sud hanno vissuto in precedenza e che adesso sta emancipando anche la Calabria da quelle condizioni di eterno sottosviluppo trascinate da tempo atavico. Il percorso è ancora lungo, ma non c’è dubbio che siamo sulla strada giusta e che il merito sia proprio di Occhiuto che – tra l’altro – in piena sintonia con il governo Meloni, ha ottenuto investimenti senza precedenti per le infrastrutture strategiche, l’alta velocità ferroviaria Salerno-Reggio Calabria, la nuova SS106 Jonica Taranto-Reggio Calabria, il porto di Gioia Tauro e il Ponte sullo Stretto su tutti, e sta anche lavorando alacremente per innovare la sanità calabrese, per migliorare la qualità della vita nelle città e nei borghi interni, e ha già fatto della Calabria un modello nazionale nel settore della protezione civile e dell’ambiente, per l’utilizzo delle nuove tecnologie nel contrasto ai reati ambientali come l’inquinamento e gli incendi.

Come Occhiuto sia riuscito a rappresentare ancora oggi, dopo quattro anni abbondanti di governo regionale, l’assoluta novità della scena politica, non è semplice da comprendere e da studiare. Mai nessuno nella storia della Calabria era riuscito a farsi eleggere governatore per due volte consecutive. Occhiuto ce l’ha fatta contro ogni pronostico, contro la storica legge dell’alternanza, contro un candidato che prometteva direttamente soldi nelle tasche dei cittadini e contro un diffuso scetticismo disfattista che si trascina, in questa terra, di generazione in generazione. Più forte è stata la voglia di cambiamento, la stima e l’apprezzamento dei calabresi per un governatore finalmente serio, autorevole, credibile, rassicurante, degno.

Ma non c’è alcun dubbio che nei mesi scorsi, Occhiuto abbia dovuto affrontare il peggior ostacolo della disinformazione intrisa di propaganda. Per settimane e settimane, nel corso dell’estate e poi all’inizio dell’autunno, ne abbiamo dovute leggere e sentire di tutti i colori sul governatore. I giornali di sinistra, nazionali e locali, hanno scelto la via del giustizialismo cavalcando un’inchiesta apparsa sin da subito quantomeno bizzarra. Evidentemente i precedenti hanno insegnato molto ai calabresi: sono finiti i tempi in cui indagare un politico significava farlo fuori. La gente non ha più fiducia nella magistratura e tantomeno nella stampa ideologica, che però inspiegabilmente anche sostenitori del Centrodestra continuano a considerare vangelo. Altrimenti nessuno avrebbe dato peso alle voci, insistenti e rimbalzate nei soliti articoli di (dis)informazione, secondo cui Occhiuto sarebbe stato arrestatoa giorni se non a ore“, al punto che il Centrodestra avrebbe scelto un altro candidato per le Regionali. Oggi viene da sorridere, ma sono stati giorni di panico: erano gli scoop dei soliti “ben informati” che rimbalzavano dai palazzi alle strade, prima che poi come sempre si rivelassero totalmente infondati. Volevano logorarlo per affossarlo, per ucciderlo politicamente, per tornare al potere della Regione. E invece non solo Occhiuto non è stato arrestato, non solo ha vinto le elezioni con un consenso enorme, ma adesso si è lanciato come leader politico nazionale raccogliendo la sfida dell’eredità di Silvio Berlusconi.

Scusate se è poco.

Fino a ieri doveva finire in carcere. Adesso invece è lanciato verso la leadership politica nazionale, quotidianamente sulle prime pagine dei principali quotidiani nazionali.

L’unica domanda senza risposta è come facciano a sopravvivere senza imbarazzo coloro che per mesi avevano raccontato il falso, alimentando bugie, menzogne, cattiverie totalmente fuori controllo, e oggi continuino a pontificare contenuti molto più vicini alla propaganda di partito che all’informazione al servizio del popolo.

occhiuto libertà palazzo grazioli

L’ambizione di Occhiuto per il futuro di Forza Italia

Occhiuto ha una grande ambizione politica e guarda al futuro. Non vuole fare la fine di Zaia, che dopo due mandati di grande successo in Veneto è rimasto fuori dai giochi che contano inseguendo – in modo poco dignitoso – una modifica di legge ad personam per istituire il terzo mandato. Ecco perchè il primo politico della storia che ha successo in Calabria, oggi vuole rilanciare Forza Italia sulle orme di Silvio Berlusconi: ha lanciato il progetto della “scossa liberale” riportando così la Calabria al centro del dibattito politico nazionale. Dopotutto Occhiuto non avrebbe potuto fare nulla di tutto ciò che ha fatto in Calabria, se non fosse stato in precedenza deputato per 13 lunghi anni quasi consecutivi, creando una rete di contatti di altissimo livello e trovando quella popolarità, quell’autorevolezza e quell’esperienza necessarie a trovare le migliori soluzioni possibili ai problemi della sua terra. Ecco perchè adesso è lanciato verso una leadership nazionale che ha pochissimi precedenti nella storia calabrese: viene in mente esclusivamente Giacomo Mancini, che è stato leader nazionale del Partito Socialista Italiano e più volte Ministro con ruoli di grandissimo peso e importanza come i lavori pubblici e la sanità.

Il futuro di Occhiuto non è più soltanto nella prospettiva di lungo termine per la durata del suo governo regionale, ma il presidente della Calabria ha apertamente lanciato la sfida per la leadership di Forza Italia in vista del congresso del 2027. L’idea di rilanciare Forza Italia non nasce soltanto dalla necessità generazionale di trovare una nuova guida dopo l’ottimo Tajani, che ha traghettato il partito in modo virtuoso dalla morte di Berlusconi ad una nuova stagione di governo. C’è molto di più, e si tratta di contenuti politici, di visioni ideologiche, di idee e valori. Ecco perchè quando Occhiuto parla di “svolta liberale“, a milioni di italiani orfani del liberalismo non può che venire un brivido su per la schiena. Perché in realtà anche Berlusconi, nei suoi governi, è stato spesso e volentieri più socialista che liberale. E in Italia un liberalismo reale non c’è mai stato.

Se l’idea di Occhiuto è quella di trasformare Forza Italia in un partito davvero liberale, non potrà che avere un successo straordinario raccogliendo consensi enormi anche tra coloro che oggi non vanno a votare, oltre che dagli altri partiti di Centrodestra: significa non solo “proporre un’offerta politica liberale, riformista“, come ha sostenuto lo stesso Occhiuto, ma anche ribaltare le carte in tavola della politica nazionale e mettere al centro della scena quel grande vuoto storico del liberalismo del nostro Paese. Se si tratta di un liberalismo puro, politico, economico e sociale, Occhiuto avrà il massimo sostegno di tutti coloro che credono davvero nella libertà.

occhiuto libertà palazzo grazioli

I punti interrogativi sulla scossa liberale di Occhiuto

Certo, ci sono ancora dei punti interrogativi su questo progetto che certamente nasce sotto i migliori auspici. All’evento di Palazzo Grazioli c’era Nicola Porro, il giornalista più liberale del panorama dell’informazione italiana, e c’erano anche i riferimenti dei colossi del capitalismo di primissimo livello come l’ad di Tim e delegato alla transizione digitale di Confindustria Pietro Labriola; e ancora l’ad del gruppo A2A Renato Mazzoncini, il presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti, il vice president di Uber Tony West, l’ad di Ryanair Eddie Wilson. Occhiuto in Calabria ha già vinto una grande battaglia liberale contro un decreto governativo che limitava i Noleggio Con Conducente (NCC) e in un’intervista al Foglio di poche ore ha ha detto testualmente: “mi chiedo se non sia il momento di avere una classe dirigente un po’ più ambiziosa nei partiti del centrodestra e che abbia il coraggio di rinunciare a qualche voto, quello delle corporazioni, per recuperare molti più voti fra quanti invece patiscono le incrostazioni che le corporazioni generano nel mercato“. Brividi! Parole nobili, degne dei padri fondatori degli Stati Uniti d’America.

Occhiuto, però, ha anche spaziato molto su altri temi e viene da chiedersi se la sua “scossa liberale” sia pura e sincera, o soltanto una mera strategia di convenienza politica per smarcarsi dagli alleati del centrodestra Salvini e Meloni, con l’unico fine di ottenere consenso. Perché le due cose possono anche coincidere, ma la motivazione della genesi dell’iniziativa è determinante sia sul risultato di lungo periodo che sulla bontà dell’iniziativa stessa.

Infatti non c’è alcuna ombra di dubbio che oggi al mondo il leader politico più liberale in assoluto sia il Presidente dell’Argentina Javier Milei, che con il suo slogan “¡Viva la libertad, carajo!” sta rivoluzionando il Sudamerica, eppure viene dipinto dai media occidentali come un pericoloso neofascista. L’opposto rispetto a ciò che è davvero. E non c’è alcun dubbio sul fatto che la svolta a destra degli USA con Donald Trump e dell’Italia con Giorgia Meloni sia nata proprio da anni di politiche liberticide da parte della sinistra occidentale. Non è un caso se Elon Musk, genio straordinario da sempre paladino della libertà più assoluta, oggi sostenga apertamente la destra dopo aver sempre finanziato la sinistra nel corso della sua vita: ha aperto gli occhi e ha persino acquistato il social network più potente, per rimediare alla libertà di parola negata quando Twitter, che senza alcun problema ospitava le prediche d’odio dell’Ayatollah del regime islamico iraniano, aveva deciso di bannare l’allora Presidente americano per pura censura politica.

Occhiuto

Diritti civili, cittadinanza ai migranti e il rischio di piegarsi all’ideologia woke

Quando Occhiuto parla di diritti civili e unioni omosessuali, possiamo essere tutti d’accordo tanto quanto lo siamo sull’economia liberale. Ma vorremmo anche che Occhiuto declinasse al meglio cosa intende in modo pratico: già oggi – vivaddio – gli omosessuali hanno pari diritti degli eterosessuali nel nostro Paese. Così come gli immigrati regolari, che se rispettano le regole possono integrarsi e raggiungere ruoli apicali in ogni settore, a testimonianza del fatto che in Italia non c’è alcun tipo di razzismo o tantomeno di discriminazione nei confronti di chi ha un diverso colore della pelle. Non vorremmo mai, però, che un leader di Forza Italia o di un qualsiasi partito del Centrodestra italiano, sposasse l’ideologia woke, quella cioè che ribalta tutto e predica razzismo contro gli eterosessuali, o contro i bianchi, o contro il merito. Il razzismo al contrario, insomma.

Perché liberalismo e meritocrazia sono sempre stati sinonimi, sono sempre andati di pari passo. Ecco perchè saremo tutti ben lieti di salire su un aereo guidato da un nero o da un gay, ma soltanto se quel nero o quel gay avranno dimostrato di essere un ottimo pilota al pari di un bianco e di un etero. Ecco perchè saremo tutti ben lieti di un allenatore della Nazionale di calcio che sia nero e/o che sia gay, ma soltanto se avrà dimostrato di essere più bravo dei colleghi bianchi/etero. Non vorremmo mai che – come accaduto nell’America del partito democratico – a gay e omosessuali venissero riconosciuti ruoli di potere e di comando, spazi aziendali, assunzioni, riconoscimenti, cabine di pilotaggio degli aerei, soltanto perchè gay e neri appunto, e non perchè bravi. Non vorremmo mai che alle aziende venissero dati più o meno contributi in base al numero di gay o immigrati assunti, non vorremmo mai che il razzismo (che non c’è) diventasse il contrario. Perché non conta nulla il colore della pelle, e neanche interessano i gusti sessuali. L’importante è il merito, la bravura, la capacità di fare le cose. E allora ben venga anche il primo governatore nero della Calabria, se sarà migliore di Occhiuto.

Insomma, nessuno a destra può rimpiangere il Medioevo dei diritti negati (che per fortuna non esiste più), ma neanche proporci nuovi Ddl Zan e pensare di togliere dalle famiglie il delicato tema della sessualità e dell’educazione sessuale, delegandolo ad istituzioni pubbliche come la scuola o addirittura i servizi sociali. Piuttosto, Occhiuto inizi la sua scossa liberale dalla famiglia della casa del bosco: una violenza liberticida senza eguali, tre bambini strappati ai loro genitori senza motivo per uno Stato che ha la presunzione di poter sindacare su come una famiglia debba crescere i propri figli. Siamo certi che neanche Occhiuto, come noi, sceglierebbe di vivere in quel modo nella foresta. Ma se qualcuno vuole farlo, perchè impedirglielo? E’ questo il succo del pensiero liberale. E’ questa la prima scossa che Occhiuto può dare. Uno Stato liberale, abolisce i “servizi sociali”. Occhiuto vinca anche questa battaglia!

Occhiuto - Cannizzaro
Foto di Salvatore Dato / StrettoWeb

Il peccato originale: pandemia di Covid-19, vaccini e green pass

Un ultimo chiarimento, Occhiuto, dovrà darlo a tutti quei liberali politicamente orfani di una visione che in Italia è sempre mancata. Come si comporterebbe il governatore calabrese da leader nazionale qualora dovesse scoppiare un’altra pandemia? No, non vogliamo materializzare scenari nefasti ma vogliamo la certezza che l’aberrazione di lockdown, green pass e altre assurde coercizioni appartengano al passato. Almeno a destra. Almeno nel mondo liberale. Perché se voti Speranza, Fratoianni, Bonelli, Conte e Schlein, lo sai già che alla prossima pandemia ti barricano dentro casa e ti costringono a fare una specie di vaccino senza motivo. Ma se voti Forza Italia, vuoi avere le idee chiare. E Occhiuto non è stato così chiaro sul pensiero liberale in ambito sanitario: non ricordiamo si sia sgolato contro il lockdown, quando l’allora Presidente della Regione Calabria Jole Santelli riapriva i locali all’aperto durante la prima ondata sfidando il governo Conte, facendo un grande atto di lotta liberale. Occhiuto, invece, ha poi addirittura sostenuto il green pass e le vaccinazioni di massa ai giovani: una coercizione totalmente inutile, perchè quei vaccini non limitavano il contagio ma servivano (forse) solo agli anziani affinché non finissero in ospedale. E allora, perchè oggi non facciamo il green pass per emarginare i fumatori o gli alcolisti, che costano allo Stato molto più di quanto costassero i non vaccinati di Covid-19?

Imporre a milioni di persone un vaccino sperimentale per uscire di casa è quanto di più sovietico, comunista e liberticida ci possa essere. E in Italia l’ha fatto la sinistra, ma Forza Italia è stato l’unico partito del Centrodestra a non contestarlo abbastanza. A rimanere ambiguo, con le posizioni estreme di Licia Ronzulli che sembravano proprio quelle di Conte e Speranza, e con una lotta illiberale nei mesi del governo Draghi contro gli altri partiti del Centrodestra (Lega e Fratelli d’Italia) che invece hanno salvato gli under 50 dall’obbligo vaccinale, e poi con il nuovo governo Meloni hanno annullato le multe per gli over 50 che a quel becero ricatto di Stato non si sono piegati.

Stati Generali Forza Italia Reggio Calabria Roberto Occhiuto
Foto di Salvatore Dato / StrettoWeb

Un passo falso può costare caro: la sfida di Occhiuto è riportare Forza Italia a destra, con contenuti liberali. E sarà un successo

Questa è la vera sfida di Occhiuto, se davvero vuole dare la scossa liberale: essere coerente. Essere liberale, senza se e senza ma. Senza eccezioni. Poi le visioni sulle grandi opere, sull’energia nucleare, sul Ponte sullo Stretto, sull’economia, sui diritti civili e su tutto il resto sono il cuore pulsante di una visione che la coalizione di Centrodestra incarna perfettamente da oltre 30 anni. Sia quando è stata guidata da Forza Italia con Berlusconi, che oggi con Meloni. E questa coalizione è la più grande eredità politica che Berlusconi ha lasciato a questo Paese. Occhiuto vuole restituire quella leadership a Forza Italia: è legittimo, anche ammirevole. Ma stia attento: se per farlo sposterà il partito ancora più verso sinistra, farà la fine dei vari Fini, Alfano, Verdini & company. Perché un elettore di sinistra non voterà comunque mai per un partito di Centrodestra, per quanto più moderato e liberale. Lo schiferanno comunque, anche solo per il fatto di “essere alleato con quelli lì“. Troveranno sempre una scusa.

Per essere liberali oggi, non bisogna allontanarsi da Meloni e Salvini. Piuttosto, serve avvicinarsi a Milei e Musk e spingere anche Meloni e Salvini su visioni più lontane dalla destra sociale, dalle corporazioni, dalle Manovre di bonus, dalle tasse agli extra-profitti, avvicinandoli proprio verso le visioni di Milei e Musk. Se invece Occhiuto pensa a un “centro liberale” più simile a Macron e Trudeau, allora gli unici a beneficiarne elettoralmente saranno proprio Meloni e Salvini che sono lì pronti a raccogliere quell’8-9% di Forza Italia qualora il partito di Berlusconi facesse un passo falso verso… sinistra.

Alle elezioni politiche del 2013, Forza Italia era al 22%, la Lega al 4% e Fratelli d’Italia al 2%. Se dopo nove anni, alle politiche del 2022 Forza Italia è crollata all’8% mentre la Lega ha raggiunto il 9% e Fratelli d’Italia addirittura il 26% (e oggi da tutti i sondaggi è data oltre il 30%), è proprio perchè in questi anni Forza Italia è stato il partito più ambiguo e vicino alle forze della sinistra. A Occhiuto il compito di riportarlo a destra, per migliorare il proprio consenso e sfidare Meloni e Salvini: il governatore calabrese è certamente l’unico, oggi, con il profilo per farcela. E quella liberale è certamente la ricetta vincente. Ma serve coerenza. Serve sincerità. Serve rispolverare le origini del pensiero liberale che affondano nel Rinascimento, nella Riforma e nella sua lotta per la libertà religiosa, nelle teorie di John Locke su diritti naturali, libertà individuali e governo limitato, trovando espressione concreta nelle Rivoluzioni Inglese e Americana con il pensiero di Adam Smith a darne pilastri e architrave: libertà civili, stato di diritto e tutela della proprietà privata.

Quando diciamo che la difesa è sempre legittima, stiamo incarando il succo del pensiero liberale. E siamo di destra. Quando diciamo che debba vincere sempre e solo il merito, che la migliore società è quella fondata sulla meritocrazia, quella è l’essenza del pensiero liberale. E siamo di destra. Quando vogliamo che la famiglia della casa nel bosco viva in pace nella propria stamberga, nella propria felicità, è l’essenza del pensiero liberale. E siamo di destra. Quando vogliamo che sul fine vita ognuno possa essere libero di decidere in coscienza, quella è l’essenza del pensiero liberale. E siamo di destra. Quando crediamo che il sistema sociale migliore possibile sia quello basato sul principio capitalistico del libero mercato, quella è l’essenza del pensiero liberale. E siamo di destra.

Al contrario non è certo liberale, e quindi non è di destra, tassare gli “extra-profitti” delle banche o di qualsiasi azienda. Già i fatto che esistano “extra-profitti” è un’aberrazione per il pensiero liberale: qual è la differenza tra “profitto” ed “extra-profitto”? Chi la stabilisce e in base a che cosa? Figuriamoci se possiamo solo pensare di mettere obblighi proibizionisti su fumo, alcol e a maggior ragione se possiamo imporre misure sanitarie come mascherine obbligatorie, lockdown, green pass e vaccinazioni. Quella è l’essenza del pensiero sovietico, comunista, statalista e oppressivo. Liberticida.

Ed è ciò che Occhiuto deve combattere senza alcuna ambiguità anche dentro il proprio partito, se vuole avere successo. Perché il primo passo sarà inculcare la visione liberale proprio a molti esponenti di Forza Italia. Senza piegarsi. Senza snaturarsi. Resterà sempre la libertà – appunto – di andarsene con Renzi o Calenda o nel Pd, per chi tanto liberale non vuole esserlo.

In bocca al lupo, Presidente. Ci regali davvero quel Partito Liberale che abbiamo sempre sognato e che non abbiamo mai avuto.

meloni occhiuto