Il fastidio di pensare – Voti di fine anno

Sul Fatto Quotidiano ci pensa Andrea Scanzi, che rispecchia un po’ tutto il pensiero dell’opposizione. Per quanto riguarda il governo ha la mano pesante, e in molti casi c’è poco da obiettare

Termina l’anno, ed è tempo di pagelle. Sul Fatto Quotidiano ci pensa Andrea Scanzi, che rispecchia un po’ tutto il pensiero dell’opposizione. Per quanto riguarda il governo ha la mano pesante, e in molti casi c’è poco da obiettare. Anche noi, che veniamo dalla scuola liberale, avremmo preferito trovare nei luoghi del potere un Giolitti o un De Gasperi, anche in forma ridotta, ma i tempi sono questi, e ci si deve accontentare. Certo però alcune figure se le potevano risparmiare. Così adesso è fin troppo facile infierire su alcuni esponenti come un Lollobrigida, ministro per grazia ricevuta, e le sue continue sparate, sui vari Delmastro, su quelli che si sono succeduti al ministero della cultura e via dicendo: non ci si aspettava un Benedetto Croce, ma certo una figura un po’ più di spessore si poteva anche tirar fuori, la destra non è poi ridotta così male.

Autolesionismo

Insomma, un certo autolesionismo pasticcione, almeno a livello di gossip, un atteggiamento per certi aspetti puerile in cose che invece meritavano una certa serietà questo governo le ha dimostrata spesso appieno. E si poteva evitare. E qui Scanzi e con lui tutta una certa opposizione ha avuto buon gioco non appena certi personaggio aprivano la bocca a ripetere continuamente: “Ma avete visto da chi siamo governati? Ma vi rendete conto che questi che dicono queste cretinate fanno i ministri?”.

La Sinistra perde voti

Dove invece l’illustre giornalista sbaglia, e qui crediamo che con lui sbagli tutta una opposizione e, ahinoi, tutta l’impostazione del giornale (verso cui va comunque tutto il nostro rispetto perché, si condivida o meno, è un giornale libero) che sempre più sta scivolando verso un preciso orientamento politico è nel non trovare la risposta a una domanda che ha sotto gli occhi. E non riesce a trovarla appunto perché a volte non si riesce a guardare la realtà per come è ma si continua a guardarla offuscata da un certo modo di pensare che se non è ideologico certo è pesantemente orientato. Non riesce per esempio a comprendere perché questa destra sgangherata, pur con tutti i suoi Lollobrigida e i ministri vari mantenga saldamente una solida maggioranza in Italia e i singoli partiti non perdano voti, mentre semmai è la sinistra a perderne. Sono forse così autolesionisti gli italiani, o così imbecilli da non rendersi conto da chi è guidata questa nazione?

Mi si permetta di osservare che la risposta è, più semplicemente, nei voti che Scanzi dà all’opposizione. A volte, per vincere una battaglia, non è necessario essere un gigante: basta avere accanto un nano, e quindi penso che la destra, anche questa destra, può stare tranquilla in questo paese. Ma Scanzi non sembra rendersene conto. Per esempio lui idolatra Bersani e considera Renzi uno zero assoluto. Possiamo astrattamente essere d’accordo. Ma dimentica che Renzi non è un prodotto politico della destra, e sembra avere dimenticato il suo curriculum politico, quando per anni fu il leader indiscusso della nouvelle vague della sinistra. Quando si mise addosso un giubottino alla Fonzie, fresco di anni di sindaco di Firenze (una città simbolo delle regioni “rosse”, ma altri adesso smaniano di ripercorrerne le orme) e con uno slogan abborracciato alla meglio tolse proprio a Bersani la segreteria del partito e a un altro mostro sacro di quella sinistra, Letta, la Presidenza del Consiglio. E Bersani, questo genio, è quello che in una intervista ha ammesso di avere sottostato per anni a una politica di “cose disdicevoli”, salvo poi prostrarsi adesso e tentare di rimediare a tutto con un referendum fallito. E Bonelli? Basta vedere la truppa di questo generale estremista: da Soumahoro, che toltisi gli stivali inzaccherati si è messo i mocassini di pelle e adesso dichiara di volere passare a destra per continuare a fare i comodi suoi; a Ilaria Salis che ce l’ha con la proprietà privata (quella degli altri); a Mimmo Lucano; a Christian Raimo, quello che sostiene l’apologia della violenza perché le teste si possono anche spaccare, basta che prima si veda di chi sono.

E Conte che sarà anche una brava persona, ma a capo di un partito che dopo gli assalti alla garibaldina ha perso molta credibilità dopo gli spernacchiamenti di Di Maio e di Grillo. E poi ci sono i nuovi intellettuali di questa sinistra, gli apologeti (con discrezione) del terrorismo: Donatella Di Cesare, candidata in Calabria, che vede come compagne di strada le brigatiste, di una strada diversa, s’intende, ma l’ideale è lo stesso; alla splendida Francesca Albanese, che merita un bell’otto e più in pagella, quella che dice che i terroristi non vanno condannati, ma capiti, e ci mancherebbe altro. E in questa classifica ci mettiamo anche (e poteva mancare?) Enzo Iacchetti, questo cabarettista (lui veramente) che finita la sua trasmissione e rimasto senza contratto si reinventa un personaggio e con abile mossa si mette a urlare in televisione come fosse in un piazza e incanta i poveri fessi: da comico a pasionario, ma solo perché i comici adesso sono, in maniera ignara, gli spettatori.

Destra e Sinistra

Ecco perché le proporzioni dei partiti rimangono tali da anni e più di metà elettori, e crediamo che una larghissima parte siano di sinistra, preferisce starsene a casa. Questa destra sarà anche sgangherata, ma teniamocela stretta. E sorridiamo anche alle fesserie di Lollobrigida, e all’occorrenza tappiamoci anche le orecchie: preferiremmo di meglio, ma alla fine ci teniamo questi, sciocchi ma innocui, alle proposte di questa sinistra, che sono, quelle sì, terribilmente serie, e lo si vide quando il potere ce lo avevano in mano i vari Speranza o Zan. Preferiamo di gran lunga questi che da sempre sono accusati di essere fascisti (ma da operetta), rispetto ai loro accusatori che invece fascisti lo sono davvero e che per dimostrarlo aspettano solo di togliersi la maschera.