Per il quarto anno consecutivo, a Capo d’Orlando è stata celebrata la festa di Sant’Oscar Romero, ricordato nella quarta settimana di Avvento presso la Chiesa di Santa Lucia, durante la Novena vespertina. La liturgia è stata officiata da don Giuseppe Gatto, cappellano militare in quiescenza, che ha anche esposto sull’altare l’icona del santo martire. L’iniziativa è stata promossa dal parroco Padre Nello Triscari, alla guida della comunitá parrocchiale di Maria SS. di Porto Salvo, in collaborazione con il locale Centro Sant’Oscar Romero e con l’Associazione Esperanto Nebrodi.
A margine della celebrazione, è intervenuto il docente universitario ed esperantista Antonio Matasso, in rappresentanza degli ultimi due sodalizi, ricordando come monsignor Romero, arcivescovo di San Salvador, abbia denunciato con coraggio le violenze e i crimini della dittatura salvadoregna di estrema destra, pagando con la vita la sua fedeltá a Cristo e ai piú deboli. Il vescovo dei poveri fu infatti assassinato il 24 marzo 1980 da un sicario degli ormai tristemente noti squadroni della morte, gruppi armati fascisti di El Salvador. Romero venne colpito mentre celebrava la liturgia nella chiesa dell’Ospedale della Divina Provvidenza: il colpo lo raggiunse alla giugulare nel momento dell’elevazione dell’Ostia.
Il professor Matasso ha inoltre ricordato come il 2025 abbia segnato il quarantacinquesimo anniversario del martirio di Sant’Oscar Romero, accostandolo a un altro martire del XX secolo: Sant’Ignazio Maloyan, vescovo di Mardin, ucciso centodieci anni fa durante il Genocidio armeno e canonizzato nello scorso ottobre da Papa Leone XIV. Entrambi i presuli offrirono la vita come suprema testimonianza di fedeltá a Cristo. Il movimento ecumenico e gli esperantisti della zona tirrenico-nebroidea del messinese hanno scelto di far coincidere l’omaggio al martire centroamericano con il periodo in cui si avvia alla conclusione l’Anno Santo. Nel 2025, oltre al Giubileo universale della Chiesa Cattolica, si sono celebrati anche i dieci anni dalla beatificazione di monsignor Romero (canonizzato nel 2018), i 1700 anni dal Concilio di Nicea della Chiesa indivisa e il primo triennio dalla beatificazione del gesuita Padre Rutilio Grande, ucciso tre anni prima di Sant’Oscar da alcuni fascisti armati, che mitragliarono l’auto sulla quale viaggiava.
Da allora, l’estrema destra salvadoregna e altre formazioni criminali hanno provocato la morte di numerosissimi sacerdoti, religiosi e religiose e di decine di migliaia di civili innocenti, per un totale di oltre 75.000 vittime. La figura di monsignor Romero riveste inoltre un significativo valore ecumenico: le Chiese anglicane e luterane, infatti, iniziarono a venerarlo come martire ancor prima che la Chiesa di Roma lo elevasse agli altari.
Al termine della liturgia è stato proiettato un videomessaggio di saluto e ringraziamento del vescovo Benedetto (Benoit) della Chiesa Cattolica Ortodossa di Francia (ECOF), in rappresentanza anche del vescovo Filippo (Philippe). Ai due episcopi transalpini è stata assegnata la Medaglia ecumenica dedicata a Sant’Oscar Romero per il 2025. Lo scorso anno il riconoscimento era stato attribuito a Sua Grazia il Reverendissimo Dr. Damien Mead, vescovo ordinario della Diocesi del Regno Unito della Chiesa Cattolica Anglicana e XXV Lord del Maniero di Eastbourne Medsey.
La motivazione del premio all’episcopato dell’ECOF è legata alla vocazione ecumenica da sempre manifestata dalla Chiesa Cattolica Ortodossa di Francia, incentrata sulla testimonianza ortodossa in Occidente e sul recupero delle antiche liturgie della Chiesa indivisa come veicolo di unitá nella pluralitá, secondo l’insegnamento del fondatore, il vescovo Giovanni Nettario di San Dionigi (al secolo Eugraph Kovalevsky).


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