“La campagna elettorale è appena iniziata e già assistiamo a una generosa diffusione, a mezzo social, di facce dai grandi sorrisi, slogan altisonanti e dichiarazioni d’amore per Barcellona, per la politica e per sé stessi. Tutto molto bello. Sui contenuti, però, al momento poco o niente. Proviamo allora a spostare il piano del discorso, mettendo al centro non chi siamo e quanto ci piacciamo, ma cosa fare e da dove partire”, è quanto scrive in una nota Azione di Barcellona Pozzo di Gotto. “Quindi, visto anche il clima natalizio, vorrei dare un suggerimento gratuito alla prossima amministrazione comunale, qualunque essa sia. Un suggerimento semplice, realizzabile: un piano di riqualificazione del borgo e della piazza di Calderà. In nessun centro costiero gli spazi pubblici vengono messi in soffitta alla fine della stagione balneare. E non c’è alcuna ragione per cui qui debba essere diverso, dato che per gran parte dell’anno abbiamo giornate di sole, un clima mite e condizioni che permetterebbero di vivere gli spazi all’aperto anche in autunno e in inverno. È una questione di visione”, evidenza la nota.
Piazza Calderà
“La piazza di Calderà, per posizione e contesto, avrebbe dovuto avere una funzione semplicissima e naturale: aprire lo sguardo sul mare e sulle Eolie, farne il suo principale valore. Invece è stata concepita come se quel paesaggio fosse un elemento da schermare. Una grande superficie vuota e desolata, sedute ad anfiteatro con le spalle al tramonto sulle Eolie: un’impostazione che mortifica ciò che dovrebbe essere messo al centro. Basta guardare a quello che accade pochi chilometri più in là. La zona Fiera di Messina, Venetico, Spadafora, Tonnarella, Milazzo e, in generale, molti centri della fascia ionica hanno puntato su soluzioni semplici e di buon senso: passeggiate sul mare fruibili tutto l’anno, viali alberati, spazi ordinati e puliti, pensati per camminare, sostare, vivere il luogo. Nulla di faraonico, nessuna opera monumentale: solo visione, concretezza e rispetto del paesaggio. A Calderà, invece, ci troviamo davanti a un’enorme vasca vuota. Uno spazio che fatica a generare vita, ombra, permanenza. E non bastano certo due enormi ancore arrugginite per costruire un’identità urbana o restituire senso a una piazza che dovrebbe essere il cuore del borgo“, aggiunge la nota.
“È difficile comprendere la logica di uno spazio pubblico sul mare progettato per nascondere quello stesso mare anziché valorizzarlo. Ma il punto ormai non è tornare indietro, bensì andare avanti con intelligenza e progetto. Se quella conformazione è data, allora va messa a sistema con una programmazione continua e credibile: eventi pensati per tutte le stagioni, mercatini natalizi, iniziative culturali, piccoli festival, occasioni che attirino persone e rendano sostenibile la presenza delle attività. Ed è qui che entra in gioco il tema dei locali e delle attività economiche. Oggi a Calderà ci sono troppi locali vuoti, troppe saracinesche abbassate, troppe case chiuse per gran parte dell’anno. Non perché manchi lo spirito imprenditoriale: le iniziative dei privati ci sono, le idee non mancano, la voglia di investire nemmeno. Quello che manca è una progettualità pubblica chiara e continuativa che accompagni, sostenga e renda sostenibili questi tentativi nel tempo. Nessuna attività può reggere se vive solo tre mesi l’anno e se ogni investimento viene lasciato alla buona volontà dei singoli, senza certezze, senza programmazione, senza un’interlocuzione stabile con l’amministrazione. È in questo vuoto che molte esperienze si fermano o non riescono a crescere”, puntualizza la nota.
“Servono incentivi veri”
“Servono incentivi veri: agevolazioni sui canoni, riduzione di imposte e tributi locali, semplificazione delle autorizzazioni, bandi mirati per attrarre nuove attività e rendere competitive quelle esistenti. Ma soprattutto serve una regia pubblica che dia continuità, che dica chiaramente dove si vuole andare e con quali strumenti. Valorizzare la piazza significa creare un ecosistema: persone che arrivano, eventi che funzionano, locali che aprono tutto l’anno, lavoro stabile e non precario. Significa trasformare Calderà da luogo di passaggio estivo a spazio vissuto, riconoscibile, attrattivo, vivo. Questo è l’approccio che come Azione riteniamo necessario: meno improvvisazione, meno opere scollegate dal contesto, meno selfie, più pianificazione, più dati, più attenzione all’impatto reale delle scelte pubbliche. Partiamo da qui”, conclude la nota.





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