Regginate – Reggina: colpe e mugugni

Dalla squadra alla società fino alla politica: colpe e mugugni dell'attuale momento della Reggina

Scrivemmo, qualche settimana fa, che davamo per scontata la vittoria di questo campionato da parte della Reggina anche se non ci sarebbe stato nulla da festeggiare proprio perché, finalmente, a causa della mediocrità degli avversari non c’era nessuno a cui stare dietro. E che semmai, proprio perché i campionati questa dirigenza li sa vincere solo quando non ha avversari, allorquando saremmo finiti in serie C e lì gli avversari li avremmo trovati, allora potevamo prepararci ad avere le ossa rotte. Su quanto scritto, dal punto di vista teorico, non abbiamo nulla da rettificare: il campionato ci sembra di assoluta mediocrità.

Il fatto che dopo mezzo girone di andata in testa ci sia l’Igea Virtus (o altre simili poco cambia) che, vista a Reggio, è certamente una squadra dignitosa ma che la Reggina che avevamo in mente avrebbe regolato già nel primo tempo ci dà l’idea delle dimensioni di questa serie Dilettanti che non riusciamo a dominare (e la nostra miserabilità è tutta nelle affermazioni di Torrisi che invece si rammarica con cotanto avversario di non essere riuscito a strappare un pareggio casalingo: tanto in basso siamo caduti finanche nelle aspettative, e neanche quelle siamo riusciti a soddisfare). Lo davamo per scontato, dunque, questo campionato, un po’ come tutti quest’anno, sperando che passasse presto, assolutamente sicuri che squadre come il San Cataldo o il Gebilson e via dicendo non rappresentassero un ostacolo per la Reggina. Che non aveva costruito, scrissi, una corazzata, ma per essere primi in questo pantano, in mancanza stavolta di un Trapani o di un Siracusa, anche un Montalto o un Blondett e via dicendo, sia pure con qualche anno in più alle spalle e qualche ultimo campionato modesto, lì in mezzo non avrebbero comunque avuto difficoltà a dire la loro.

Ma poi il campo, a cui spetta l’ultima, insindacabile parola, ci ha aperto gli occhi. E ci ha costretto a farlo anche quando, dopo le prime prove mediocri e i ripetuti sganassoni, continuavamo a ripeterci che, insomma, alla fine la classifica si sarebbe livellata sui meriti, e bastava prender piede e organizzarsi un poco, che non si può certo continuare a buscarle con squadrette di paesi che hanno meno abitanti di una circoscrizione di Reggio. E insomma, alla fine volenti o nolenti ci siamo dovuti svegliare: se si perdono cinque partite su dieci, e ci buttano fuori dalla coppetta di categoria, e non si riesce neanche a segnare un gol a partita, allora, insomma, forse non è proprio una questione di sfortuna o di assestamento: è proprio la squadra che non vale nulla. E più che guardare i punti che ci separano dalla vetta, forse è meglio cominciare ad osservare quanto ci separa dalle ultime.

Ma la classifica è solo una delle considerazioni da fare. In campionati dilettanteschi finora, a causa di fallimenti e cattive gestioni, ci sono finite diverse compagini illustri. Ma le diverse amministrazioni societarie che le hanno poi prese in gestione per portarle alla rinascita non ce le hanno fatte stare più di un anno: un anno di purgatorio, come per certi versi è anche giusto che sia, prima di iniziare una scalata che le ha di nuovo riportate in alto. Solo qui da noi il purgatorio, invece di preannunciare il paradiso, è a poco a poco diventato un inferno. Gli alibi, che sono le scuse dei perdenti, non sono mai mancati per giustificare lo stare sempre dietro qualcuno: dal primo anno con la preparazione partita in ritardo, al secondo con il campionato combattuto fino alla fine (e senza accorgersi che si stava dando una parvenza epica a un campionato dilettantesco).

Le scuse ora non si trovano più, dopo anni di alibi

Ma adesso che sta sfuggendo via un campionato modestissimo che si ha avuto tutto il tempo di preparare le scuse non si trovano più, e infatti ci si nasconde nel silenzio stampa. In realtà sembra, alla Reggio sportiva che è stata defraudata di anni di calcio decente, che la Reggina sia stata consegnata ad una società di incompetenti. Noi non vorremmo dubitare che questa società quest’anno, come gli anni scorsi, ce la abbia messa tutta per portare la Reggina fuori dalla modestia di questo campionato. Non la attacchiamo pertanto sul piano della buona volontà, ma ci limitiamo a quello, che è sotto gli occhi di tutti, dei risultati, che dicono che ha dimostrato ancora una volta grossi limiti nella gestione e nella capacità. Qualcuno non ci aveva mai creduto, qualche altro se ne era accorto molto presto, qualche altro ancora, che ci ha voluto credere fino all’ultimo, è stato costretto ad aprire gli occhi e mostra adesso il malumore di chi sente tradito.

La questione politica

Ma il problema qui da noi non è solo di gestione sportiva, ma è anche una questione politica. Perché, appunto, è stata la politica a rendersi fortemente corresponsabile di questo danno. Quando a suo tempo, tra le diverse proposte, lasciò tutti esterrefatti e invece di affidare la squadra a chi aveva esperienza nel settore come tutti si aspettavano la diede a questi uomini e arginò lo stupore con la promessa di vigilare. Tutto, poi, è andato come ognuno, meno chi ha combinato il danno, si aspettava: un fallimento completo, e tanti rimpianti. Noi, come sopra, ci ostiniamo a non voler pensare che dietro queste scelte ci siano altre cause recondite o i comparati vari che avvelenano la politica meridionale. Anche se la politica che “doveva vigilare” poi si è sottratta al suo compito e anzi si è ostinata a difendere sé stessa, e l’anno scorso ci toccò finanche assistere a un diverbio da bar Stadio tra il “nostro” sindaco e quello di Siracusa, due dei capoluoghi più depressi della penisola, che si rinfacciavano torti arbitrali, e ce ne vergognammo.

Ci limitiamo quindi a notare quello che i fatti ci mettono sotto gli occhi: un parallelo tra incapacità della politica e della gestione sportiva, quelle scelte scriteriate che alla lunga hanno portato un danno enorme al mondo sportivo reggino. Speriamo solo che i suoi protagonisti al più presto si facciano da parte per chiudere la pagina più buia del calcio reggino, ma il loro nome sia bene ricordato nella memoria come quello di grandi pasticcioni che hanno voluto giocare con cose più grandi di loro. Che hanno voluto trastullarsi spocchiosamente con proclami altisonanti (ricordiamo ancora la serie B in due anni) a prendere decisioni e a fare i presidenti e quant’altro fino a che la realtà non li ha tragicamente ricondotti alla loro reale dimensione, che è quella di personaggi da operetta.