“Patto”. “Rinascita”. “Legame”. Quanti paroloni! Ma ci stanno ricascando? Non è possibile, non ci si può credere. La vittoria della Reggina a Enna, paese di 25 mila abitanti, in Serie D, al terzo anno nei Dilettanti, con il rischio Eccellenza, dopo una prestazione bruttissima, con un gol casuale all’88, basta per cancellare tutto? Ma veramente? Per fortuna, e la forbice si allarga sempre di più, sono rimasti in pochi. Eppure, ancora, c’è chi si eccita. C’è chi esulta come un pazzo, insultando gli altri, all’interno di una lotta fratricida nell’ambiente che sullo Stretto non si è mai vista.
L’esultanza di Ferraro è esagerata. L’euforia di quei pochi è esagerata. Non abbiamo problemi a dirlo, a ribadirlo. La prima volta l’abbiamo fatto dopo la rimonta a Licata, da 2-0 a 2-3, nel primo anno di D. All’epoca i sostenitori erano molti di più. Oggi è fin troppo semplice. Ma i concetti vanno ribaditi, vanno ribaditi a causa della propaganda continua di una certa parte dell’ambiente, di tifosi pilotati e pseudo-stampa. Di quelli che dicono che la Serie D sia la nostra normalità. Di quelli che ci vogliono far credere che vincere a Enna in Serie D sia come vincere a Milano in Serie A. L’esultanza di Ferraro è sembrata persino più esagerata di quella di Cirillo all’Olimpico nel 2000. Roba che allora, davvero, altro che esplodere di gioia, qualsiasi reggino si sarebbe fatto seppellire lì.
Non bisogna dimenticare mai
E invece oggi ci ritroviamo di nuovo a leggere post entusiastici, messaggi romantici, articoli strappalacrime. Tutto per qualche minuto. Ne fosse passato qualcun altro, con l’ennesimo pareggio scialbo, l’ennesima prestazione umiliante, cosa avrebbero detto? Cosa avrebbe detto chi oggi si gonfia il petto per una vittoria immeritata, a queste condizioni? Il punto è sempre il solito: non bisogna dimenticare mai. Perché se si dimentica, si arriva a normalizzare la mediocrità, a pensare che la Reggina sia esattamente al pari di una Gelbison qualunque. E già, questo processo, in questi anni è stato in parte – purtroppo – assorbito. Non bisogna dimenticare mai ciò che la Reggina è stata e ciò che la Reggina è oggi. Non bisogna dimenticare mai che la Serie D non può essere la normalità, che non può esserlo lottare per non retrocedere in Eccellenza, che non può esserlo perdere sistematicamente partite in casa contro squadre neopromosse che rappresentano paesini di montagna, che non può essere rescindere con un calciatore al giorno.
Non può, una vittoria come quella di Enna, essere celebrata con toni entusiastici. Non ha senso, non è corretto, non è rispettoso verso i nostri nonni e i nostri padri, non è rispettoso verso la storia e la maglia amaranto, proprio quella di cui tutti i tifosi parlano giornalmente. La Reggina non ha stravinto, non ha vinto meritatamente, e anche se l’avesse fatto si ritroverebbe comunque in una posizione di classifica drammatica, assurda, e non in Serie A, ma in Serie D. E pensare che in Serie A saltavano i seggiolini dopo le sconfitte interne (Reggina-Brescia, 2000-2001). E pensare che in Serie B gli ultrà giravano le spalle ai giocatori dopo uno 0-4 casalingo contro l’Alessandria.
Oggi, invece, si vince a Enna per miracolo e ci si scalda come niente, parlando di “patti”. “La Curva e solo la Curva sa”, ha detto Torrisi. Ma cosa c’è da tenere nascosto? Quale grande patto? Quello di aver vinto pur scegliendo di non giocare a calcio? Quello di chiedere supporto incondizionato in caso di salvezza in Serie D, magari con tanto di caroselli e pullman scoperto? Ma esattamente, la storia della Reggina, è stata dimenticata? 111 anni di storia, non caramelle. Quasi 10 anni di Serie A, altri due spareggi sfiorati per l’olimpo del calcio; ben 25 campionati di Serie B. Una Serie A sfiorata tre anni fa (!), solo tre anni fa, con un campione del mondo in panchina e un fuoriclasse con la numero 7 in campo.
Smettetela di far passare il dramma come normalità
Non ci venite a parlare di “patti”. Non utilizzate paroloni. Smettetela di far passare il dramma come normalità. Per fortuna, la maggior parte dell’ambiente, non si stancherà mai di ribadire che una vittoria a Enna per evitare i playout in Serie D non è normale. E non c’è nulla da festeggiare. Altro che maglietta tolta e festa coi tifosi. Altro che termini “romantici” da Champions League. La Reggina è altro, la sua storia è altro, ma ci si sta facendo male da soli nel calpestarla ogni giorno con parole, atteggiamenti, comportamenti.
E la colpa non è mica di Ferraro, che viene da un altro contesto e ha una carriera tutt’altro diversa. Ma in quella squadra, in quella società, all’interno dell’ambiente reggino, c’è chi ha 40, 50, 60 anni, c’è chi ha visto la Serie A e ha visto i propri Presidenti sedersi al tavolo dei grandi, coi grandi. E sono loro a dover trasmettere altri valori a chi non li ha capiti: “guardate che non avete fatto niente, avete vinto a Enna per miracolo con una prestazione orribile. Siete a metà classifica in Serie D. Non c’è nulla da festeggiare, rientrate negli spogliatoi”. Questo avrebbe dovuto far capire una società vera (se ci fosse). Questo avrebbe dovuto far capire l’ambiente tutto, compatto. E invece qui una domenica tutti a contestare e disertare, l’altra ad eccitarsi per una vittoria a Enna. Tutto questo, oggi, non è affatto normale, e non ci stancheremo mai di ribadirlo…



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