C’è chi sta esultando per un punto ad Acireale. Gli stessi che avevano esultato per la fantasmagorica vittoria a San Cataldo. Sempre quelli che l’anno scorso si eccitavano per il 3-0 al borgo di paese. Sono sempre di meno, per fortuna. Come già scritto giorni fa, si contano sulle dita di neanche una mano. Ma ci sono, ci sono e ritengono – spinti dall’ottimismo di un Torrisi oggi troppo fuori dalla realtà – che ci siano spiragli di crescita, sol perché sono state create tante occasioni al Tupparello. Ma si dimentica un fattore importantissimo, già più volte evidenziato ieri nel racconto della gara: l’Acireale aveva giocato anche mercoledì e ieri era alla terza partita in sette giorni; una sfida in più sul groppone rispetto alla Reggina.
Ma non è tutto: l’Acireale ha gli stessi punti degli amaranto e, addirittura, prima di mercoledì ne aveva soltanto 8. Non stiamo dunque parlando del Real Madrid. Contro un avversario del genere, la supercorazzata fortissima avrebbe dovuto vincere 0-4, a maggior ragione anche per via delle condizioni dell’avversario, che dal 70′ in poi ha abbassato il baricentro per la stanchezza di cui sopra.
Quindi… no, la Reggina non è diventata fortissima all’improvviso e non c’è affatto da stare tranquilli così come non si doveva stare tranquilli dopo la vittoria di San Cataldo. La squadra ha giocato un primo tempo orribile, tra i peggiori se non probabilmente il peggiore da inizio torneo (e ce ne vuole). Errori su errori e, per questo, all’intervallo il risultato poteva tranquillamente essere di 3-0. Se questo punteggio non è maturato è proprio perché l’Acireale non è affatto una squadra irresistibile. E quindi proprio per questo non ci si può accontentare di un punto.
Nella ripresa, le cose non sono andate meglio: se la Reggina ha creato, è stato proprio perché la stanchezza avversaria ha permesso alle squadre di allungarsi e lasciare tanti spazi, infatti le emozioni non sono mancate. Ma, proprio tale motivo, la sagra degli orrori difensivi – per gli amaranto – è continuata, proprio come nel primo tempo. Samb ha creato il panico neanche fosse un mix tra Eto’o e Drogba. Bastava un lancio lungo, e un rimbalzo non controllato dalla dormiente difesa reggina, per creare occasioni poi non sfruttate.
I drammatici numeri offensivi
C’è di più, non altro che una conferma, in realtà: la Reggina ha il terzo peggior attacco del girone I, nonché uno dei peggiori dell’intera Serie D. Ha segnato appena 9 reti, peggio hanno fatto solo Paternò e Ragusa. No, non è casuale. Nel calcio di casuale c’è poco. Ha segnato solo 9 reti perché ha giocato finora un calcio scadente, svogliato e senza idee, creando pochissimo. Le occasioni create ieri confermano i fatti: la squadra ha fallito occasioni clamorose, gol praticamente fatti, in condizioni di campo agevolissime.
Situazioni frutto di scelte che, nel reparto offensivo, si sono trasformate in fuffa, nonostante la propaganda estiva. Due attaccanti over, già di per sé, erano troppo pochi. Se poi uno viene dal Sambiase e da un solo anno di D in tutta la carriera, e l’altro da una condizione fisica discutibile, la frittata è fatta. Ferraro e Montalto hanno giocato pochissimo, hanno collezionato più giornate di squalifica che gol, e il secondo ha pure rescisso. Ieri, ad Acireale, non c’erano attaccanti di ruolo. Torrisi se l’è giocata coi ragazzini. Forse l’unica volta era accaduta a Portici, nelle prime settimane della nuova proprietà.
Oggi, una condizione del genere, senza attaccanti, rappresenta uno schiaffo dritto a quei tifosi che – per l’ennesima volta – ci avevano creduto. E ben gli sta, a dire la verità. Eccitati come sempre per un mercato che aveva nascosto falle qualitative ma anche quantitative, tra i più deludenti ci sono proprio Montalto e Blondett, un altro annunciato in pompa magna, come fu per Rajkovic, Ba e Bonacchi. I 9 gol sono il risultato di scelte sbagliate, di accordi precedenti, di scelte con gli sponsor, di tutta una serie di decisioni a cui una società debole è costretta, in mancanza di risorse e competenze.
Un rischio concreto che ancora qualcuno sta sottovalutando
Ecco perché oggi parlare di calcio vero non ha davvero senso. Ecco perché oggi non ha senso parlare di moduli, di mercato, di sovrapposizioni, di tattica in generale. Ecco perché oggi non ha senso parlare neanche di playoff, una vergogna solo a pensarlo, a maggior ragione sapendo quanto valgano in realtà. Oggi la Reggina è in piena zona playout e, finisse così il campionato, giocherebbe lo spareggio per non retrocedere. E c’è da considerare un Messina che, senza penalizzazione, sarebbe in ben altra zona di campo.
Oggi, Torrisi, anziché parlare di primo posto, di stilare tabelle sui punti da fare fino al giro di boa, dovrebbe parlare di salvezza, lavorando affinché la squadra non retroceda in Eccellenza. Perché questo oggi ha detto il campo e perché non si intravedono segnali di schiarita all’orizzonte, né dentro e né fuori dal campo. Perché sì, semmai dovesse arrivare una tragica discesa agli inferi, a quel punto davvero il calcio a Reggio Calabria sarebbe finito, di più di quanto non lo sia già adesso.


Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?