Referendum riforma Giustizia, depositate le firme: perchè si prova a cambiare il testo del quesito

Obiettivo firme per il referendum della Giustizia centrato, restano alcuni dubbi sul quesito: il Centrodestra punta a una formula esplicita

Nella mattinata odierna, i capigruppo alla Camera di FdI, Lega, FI e Noi Moderati hanno depositato in Cassazione le 85 firme raccolte fra i deputati di maggioranza. E nelle prossime ore lo faranno anche le opposizioni. I giudici della Corte hanno un mese per verificare la legittimità della richiesta e passare la palla al Presidente della Repubblica che, su proposta del Consiglio dei ministri, stabilirà la data della consultazione. Le urne potrebbero già aprirsi entro fine gennaio, la data più certa dovrebbe essere, comunque, quella indicata dal ministro della Giustizia, Carlo Nordio: marzo-aprile 2026.

Il nodo sul quesito

Restano da sciogliere alcuni dubbi sul quesito. Il testo previsto dalla legge risulta poco indicativo del contenuto della riforma sulla quale gli elettori dovranno esprimersi. La maggioranza vorrebbe apportare una modifica. La partita è importante: un’investitura popolare rinsalderebbe il consenso del governo; una bocciatura darebbe vigore all’Opposizione.

Se il referendum dovesse bocciare la riforma – ha però avvertito Alfredo Mantovano – continueremo il nostro lavoro tranquillamente“. Per il sottosegretario alla presidenza, la riforma è indispensabile perché decisioni come quelle sulle espulsioni o sull’Ilva dimostrano che da parte della magistratura “c’è un’invasione di campo che deve essere ricondotta“. Le raccolte firme fra i parlamentari per la richiesta della consultazione sono quattro: due della maggioranza e due di Pd, M5s e Avs in entrambi i rami del Parlamento. I parlamentari di centrodestra hanno già superato le soglie delle 80 sottoscrizioni alla Camera e delle 41 al Senato. Per il centrosinistra l’obiettivo è a un passo.

Resta il tema della formulazione del quesito. “Non c’è spazio di manovra – spiega però il costituzionalista Stefano Ceccanti – è l’articolo 16 della legge 352 del 1970 a stabilirne la formulazione“.

In pratica, sulla scheda dovrebbe comparire una richiesta secca di approvazione o di bocciatura della riforma indicata semplicemente col titolo: “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare“.

Nel centrodestra c’è chi pensa che il quesito possa risultare poco chiaro all’elettore. La maggioranza potrebbe quindi tentare una formulazione più appetibile, che faccia riferimento esplicito ai punti salienti della riforma. Non a caso, la raccolta di firme dei senatori di centrodestra, oltre al titolo della riforma, riporta la dicitura: “concernente la separazione delle carriere fra pubblico ministero e giudice, la costituzione della Corte disciplinare per i magistrati e la formazione mediante sorteggio dei Consigli superiori della magistratura“.

Anche per il costituzionalista Michele Ainis, però, ci sono pochi margini di manovra. “Quello sulla giustizia – ha spiegato nei giorni scorsi – non è un referendum abrogativo in cui si spostano le virgole e si propone un certo tipo di quesito per convincere gli elettori. In questo caso, la richiesta di referendum deve contenere l’indicazione della legge di revisione che si intende sottoporre a votazione popolare“.