“Per noi oggi è una giornata assolutamente storica, perché per la prima volta il governo albanese si siede con quello italiano per parlare di progetti e un futuro comune“. È quanto dichiarato dal premier albanese Edi Rama dopo la firma degli accordi intergovernativi fra Italia e Albania insieme al premier italiano Giorgia Meloni. “Negli anni in cui ho guidato l’Albania, non ho mai avuto dubbi sulle buone intenzioni, l’amore e il voler fare di tutti i governi italiani. Ma questo governo ha anche il fare, e siamo molto grati per la ‘grande sorella d’Italia’ (Meloni, ndr), ma anche i suoi ministri sono disponibilissimi a darci una mano. Grazie all’impegno fraterno del ministro della Difesa italiana Guido Crosetto, siamo in grado di progettare in diverse direzioni concretamente per rafforzare le nostre capacità di difesa e di difesa comune – ha proseguito Rama, ringraziando anche il ministro degli Esteri Antonio Tajani – che da grande europeo di lunga data è sempre stato un amico dell’Albania che ci sta sostenendo in tutte le sedi, non solo diplomaticamente ma anche sull’aspetto economico e dei progetti comuni“.
“Oggi tutti gli albanesi che hanno lavorato in Italia e hanno contributo al Paese, hanno finalmente il diritto alla pensione. La richiesta decennale è stata un impegno di tutti i governi precedenti, ma è diventata un fatto grazie al governo di Giorgia Meloni“, ha dichiarato il leader albanese.
“Il nostro partenariato strategico è finalmente accompagnato da grandi cantieri. Abbiamo uno dei più grandi progetti in Europa per l’energia, che sta andando avanti per contribuire alla sovranità energetica europea. Ma stiamo già lavorando per un altro grande progetto per collegare l’est con l’ovest, che coinvolgerebbe Stati come Romania, Bulgaria, Grecia, Albania e Italia“, ha spiegato.
“Se non è presente la cultura vuol dire che non è presente l’Italia – ha aggiunto il premier – questo fa onore al governo e fa onore al ministro (Alessandro Giuli, ndr). Finalmente dopo tantissimi anni abbiamo un accordo concreto per mettere insieme una struttura di grande spessore europeo come il Maxxi di Roma e la nostra Galleria Nazionale. Spero che il museo dell’arte italiana in Albania sarà un altro fatto concreto e spero che sarà il ministro ad aprirne le porte“, ha detto Rama.
“Quando Giorgia sarà nella doppia veste di presidente del Consiglio italiano e di quello europeo, nel 2028 partiremo con i negoziati politici” per completare l’adesione all’Unione Europea, definita “la ciliegina sulla torta”. “Se saremo nelle mani di Giorgia, saremo nelle migliori possibili per poter aprire quella porta che ci è chiusa da centinaia di anni. Siamo pronti a fare un accordo con l’Unione Europea di non utilizzare né il veto né il voto. Siamo seguaci fanatici dei valori europei e quindi non abbiamo intenzione di mettere veti – ha continuato – Siamo pronti a sottoscrivere di essere rappresentati dal Commissario Europeo italiano. Sarebbe troppo avere due commissari europei per lo stesso Paese, perché siamo lo stesso Paese“.
Rispondendo alle domande dei giornalisti sul protocollo migratorio firmato 2 anni fa, Rama ha dichiarato: “lo rifarei cento volte con l’Italia. Con altri Paesi mai, e gliel’ho detto: ‘non siete l’Italia, è un problema'”. Gli altri Paesi “sono rispettati, ammirati e tutto. Ma se non sono l’Italia, non possono chiedere all’Albania tutto quello che gli viene in mente. Solo l’Italia può, e noi siamo sempre disposti a rispondere ‘sì’, perché ci sentiamo partner integrale di questo Paese“, ha aggiunto.
“Venendo in Italia trovammo le porte spalancate. Allora se il popolo italiano elegge un governo democraticamente, e quel governo ci chiede una mano su un suo programma, noi lo facciamo volentieri non semplicemente per il governo, ma per il popolo che rappresenta. Siamo più che felici di dare una mano, perché non succede spesso che l’Italia chieda una mano, ma è successo spessissimo l’opposto – ha proseguito il premier – Non dimenticherò mai nella mia vita quello che hanno fatto i vigili del fuoco italiani quando c’è stato il terremoto (nel 2019, ndr). Io li ho incontrati: ragazzi e ragazze venuti in Albania per la prima volta, di notte. Hanno lavorato sotto le macerie, rischiando la loro vita per salvare quella di persone che neanche conoscevano. Grazie a loro il numero di vittime è stato molto più basso. Queste cose rimangono per sempre e fanno dell’Italia non solo un partner, ma l’anima sorella dell’Albania“.




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