Ponte sullo Stretto, Mainetti: “lo stop significa rinunciare a progresso. Negli USA ironizzavano su…”

L'imprenditore Valter Mainetti parla di Ponte sullo Stretto come opera strategica e dello stop come segnale negativo per l'intero Paese

Valter Mainetti, amministratore delegato di Condotte 1880, è intervenuto sulla questione Ponte sullo Stretto e relativo stop della Corte dei Conti. “Ho appreso la notizia e devo dire che mi ha molto colpito. – racconta – Ritengo però opportuno attendere i chiarimenti che la Corte ha promesso di fornire entro un mese. È un passaggio importante, che potrà fare chiarezza e consentire di individuare il modo migliore per procedere“.

Mainetti spiega come la decisione del blocco influisca sull’immagine dell’Italia intera: “se l’operazione dovesse restare ferma, per l’Italia sarebbe un segnale negativo. Non solo per i 13,5 miliardi di investimento, che non rappresentano una cifra eccessiva, ma per il messaggio che darebbe: quello di un Paese che fatica a portare a termine i propri progetti strategici“.

L’imprenditore racconta anche un ricordo personale: “tanti anni fa quando ero a San Francisco e osservavo il Golden Gate Bridge, mi sentivo chiedere con ironia quando l’Italia avrebbe costruito il suo Ponte sullo Stretto. All’epoca non immaginavo quanto la burocrazia potesse incidere. Oggi capisco che l’equilibrio tra controllo e decisione è ciò che davvero determina la capacità di un Paese di crescere“.

Mainetti espone, successivamente, una riflessione più ampia sullo stato dell’imprenditoria italiana: “le nostre imprese affrontano un sistema normativo complesso, fatto di ricorsi e procedure che si sovrappongono. Non è un problema di legalità, ma di efficienza. Le regole devono accompagnare i progetti, non rallentarli. All’estero, si lavora con maggiore linearità. Le procedure sono più chiare, i tempi più rapidi. Ciò non significa abbassare i controlli, ma renderli compatibili con la necessità di agire“.

Mainetti conclude: “il Ponte sullo Stretto non è solo un’infrastruttura: è un simbolo della nostra capacità di credere nel futuro. Fermarlo definitivamente significherebbe rinunciare a un’idea di Paese che guarda avanti. Ma ogni grande progetto deve anche saper rispettare le regole del suo tempo. È da questo equilibrio che si misura la maturità di una nazione“.