Ponte sullo Stretto: la Corte dei Conti, l’ex fidanzata di Berlusconi, Ilaria D’Amico, Enzo Iacchetti, Concita De Gregorio e Bianchina

Ponte sullo Stretto, tra verità e clamorose fake news c'è il delirio di un dibattito trascinato sottoterra dall'ideologia politica e dalla propaganda di partito

Il Ponte sullo Stretto è tornato, negli ultimi giorni, ad infiammare il dibattito politico italiano. La scintilla che ha fatto esplodere le discussioni è stata innescata dalla decisione della Corte dei Conti che il 29 ottobre, esattamente sette giorni fa, non ha ammesso al visto e alla conseguente registrazione la delibera Cipess n. 41/2025 con cui il governo aveva completato il complesso iter amministrativo e burocratico intrapreso due anni fa per la realizzazione del Ponte sullo Stretto. Potremmo, semplificando, dire che la Corte dei Conti ha bocciato il Ponte, ma non è così. Diremmo il falso. Il passaggio è prettamente burocratico e formale, e riportiamo le stesse parole della Corte che ha dato la notizia spiegando, testualmente, di non aver “ammesso al visto e alla conseguente registrazione” la delibera Cipess sul Ponte. Delibera che rimane pienamente valida e su cui non bisogna tornare indietro.

Cambia poco, ma anche tanto. Perché non è una bocciatura del Ponte, tantomeno del progetto. E qui entriamo nel mondo della realtà. La Corte dei Conti, infatti, non ha bocciato il progetto ma ha ritenuto al momento di non poterlo ammettere al visto e alla registrazione. I motivi? Assolutamente ignoti: la Corte ha trenta giorni di tempo per depositare le motivazioni, e infatti ha specificato nel proprio comunicato stampa che queste “sono in corso di stesura e saranno rese note con apposita deliberazione entro 30 giorni“. Ne sono già passati sette, quindi entro 23 giorni sapremo perchè la Corte non ha bollinato il progetto del Ponte e quali sono i rilievi nel merito della realizzazione dell’opera.

Ecco perchè tutte le ricostruzioni di questi giorni sono favole. Bufale, fake news, deliri: chiamatele come volete. Il variegato mondo dei “No” è tornato a scalpitare, ognuno si è intestato la “vittoria” sostenendo addirittura che la Corte dei Conti avrebbe riconosciuto “le mie ragioni“. E’ il caso di Mario Tozzi, che pochi giorni prima aveva disertato un convegno con il sismologo dell’INGV che ha realizzato gli studi sulle faglie dello Stretto. E di Bonelli, leader dei Verdi, e di tanti altri che hanno detto che la Corte dei Conti ha bocciato il Ponte perchè “non si può fare in zona sismica“, o perchè “non è opportuno realizzarlo perchè nello Stretto c’è poco traffico“, oppure perchè “Calabria e Sicilia sono povere e hanno altre priorità“. Ovviamente, sono tutte fandonie. E non solo perchè non conosciamo le motivazioni, ma anche perchè sappiamo per certo che tra le motivazioni possibili di certo non ci possono essere quelle tecniche scientifiche, e neanche quelle politiche.

Il Ponte sullo Stretto e l’unica verità sulle motivazioni della Corte dei Conti

La Corte dei Conti, come dice il nome stesso dell’istituzione giuridica prevista dalla nostra Costituzione, può esprimersi esclusivamente sui conti, quindi sui soldi. Le faglie, le priorità e tutti gli altri discorsi, non possono neanche entrare nell’ambito delle discussioni della Corte. E infatti, dopo aver ascoltato tutti questi deliri del dibattito politico, la stessa Corte dei Conti si è sentita in dovere di intervenire – circostanza molto insolita – per precisare subito che ha assunto una decisione basata “esclusivamente su profili strettamente giuridici della delibera CIPESS, relativa al Piano economico finanziario afferente alla realizzazione del Ponte, senza alcun tipo di valutazione sull’opportunità e sul merito dell’opera“. Questo significa che la Corte non si esprime – perchè non può farlo – sul progetto tecnico o sulla decisione politica di fare o non fare il Ponte, ma ha assunto una decisione basata esclusivamente su questioni giuridiche e contabili legate al piano economico e finanziario. I soldi.

E’ quindi molto probabile che, entro tre settimane, nelle motivazioni ufficiali leggeremo ragioni di natura burocratica e amministrativa. Al centro della questione c’è l’opportunità o meno di fare una nuova gara d’appalto, rispetto a quella che Impregilo (oggi Webuild) si era aggiudicata il 13 ottobre 2005 (esattamente venti anni fa) per realizzare il Ponte sullo Stretto ad una cifra di 3,88 miliardi di euro. Oggi il governo ha stanziato 13,5 miliardi di euro per il progetto del Ponte, e gli oppositori dell’opera sostengono che la normativa europea prevede l’obbligo di fare una nuova gara se il costo supera del 50% quello originario. In realtà, però, questo obbligo riguarda le varianti sui lavori già esecutivi, e non quelli che ancora devono iniziare, ma soprattutto la gara del 2005 valeva 3,9 miliardi perchè prevedeva esclusivamente la realizzazione del Ponte, mentre oggi in tutto il pacchetto ci sono le strade, le autostrade, le ferrovie e tutte le opere compensative che il Governo ha individuato, insieme agli enti locali, intorno al Ponte. Quindi ci sono molte più opere, molti più lavori, come quelli delle stazioni ferroviarie per la linea metropolitana dello Stretto, che nel 2005 non erano previsti. Ecco perchè oggi costa di più.

Inoltre il prezzo è lievitato in modo naturale in tutto questo tempo: dal 2005 ad oggi è più che raddoppiato il prezzo del caffè al bar, della pizza nei locali, della spesa al supermercato. Abbiamo avuto una pandemia, una crisi energetica, una rivoluzione geopolitica con il ritorno della guerra in Europa, l’inflazione supera il 10% annuo nel 2022 e i costi delle materie prime sono più che quadruplicati nel corso degli ultimi anni. Le automobili costano il triplo del 2005, quindi è naturale ed elementare che anche il Ponte oggi costi molto di più – in termini assoluti e non relativi – rispetto a venti anni fa. Questo dimostra quanto sia stato folle e assurdo fermarlo all’epoca: realizzarlo venti anni fa, avrebbe fatto risparmiare tanti miliardi di euro, oltre a rilanciare lo sviluppo, il lavoro e l’economia del Sud Italia con decenni di anticipo rispetto a quanto non si possa fare adesso.

L’unico vero danno erariale, alla luce di questa realtà, andrebbe addebitato a chi il Ponte lo ha bloccato: prima il governo Prodi nel 2006, poi il governo Monti nel 2012. In ogni caso, questa è la storia. Sulla realtà di oggi, non possiamo fare altro che attendere le motivazioni della Corte, e poi le decisioni del Governo che può procedere forzando la mano (ma rischiando lo stop dei lavori sui successivi ricorsi), oppure adeguarsi alle richieste della Corte e seguire la strada più veloce. Perchè se iniziano i lavori del Ponte con l’ok della Corte dei Conti, nessun ricorso potrà essere approvato e nessuno potrà in seguito bloccare i lavori. Ecco perchè, dai corridoi di Palazzo Chigi dove il premier Meloni e i vice premier Salvini e Tajani, tutti allineati sull’assoluta necessità dell’opera per lo sviluppo del Paese, filtra in queste ore anche la possibilità di adeguarsi – eventualmente – a procedere con una nuova gara e spostare tutto il dossier a Palazzo Chigi, eliminando sacche di inefficienza nei Ministeri. Webuild dovrebbe ingoiare il rospo, in quanto ha già ottenuto l’appalto e ha anche rinunciato alla penale che lo Stato avrebbe dovuto pagare per il mancato rispetto del contratto, ma si potrà trovare un accordo. E’ molto difficile che il Ponte lo possa realizzare qualche altro gruppo che non sia Webuild, azienda italiana che è leader mondiale nella realizzazione di questo tipo di opere in tutti i Continenti.

Il precedente del MOSE

A tal proposito, giova ricordare che la stessa Corte dei Conti, nel corso degli scorsi decenni, non aveva bollinato neanche il progetto del MOSE di Venezia, che poi però è stato realizzato (e oggi salva la splendida città lagunare dai fenomeni dell’acqua alta). I No Ponte, quindi, hanno poco da esultare: basterebbe leggere la storia. Quella della Corte dei Conti non è una decisione definitiva e irreversibile, e il Ponte si può fare e l’attuale governo saldamente in carica ha dimostrato di avere tutta l’intenzione di farlo, con il pieno sostegno elettorale dei cittadini che hanno votato per il Centrodestra che proponeva la realizzazione del Ponte nel programma elettorale, e che in questi anni ha bruciato le tappe arrivando subito al Cipess recuperando 11 anni di assurdo stop. Attenzione, quindi, a “cantare vittoria“.

I No Ponte da salotto TV: che delirio in questi giorni! Tutte le bugie dei radical-chic

E qui, passiamo ai deliri. Il fronte dei “No” è tornato a pontificare dai salotti televisivi, dove ovviamente ci sono politici, comici, giornalisti radical-chic di Roma e Milano, opinionisti vari. Ovviamente nessun ingegnere, nessun sismologo dell’INGV che ha realizzato gli studi di progetto, nessun esperto di costruzioni, nessun amministratore delle aziende nazionali e internazionali che costruiscono Ponti in tutti i Paesi del mondo e hanno progettato quello dello Stretto, nessun giornalista o rappresentante locale delle istituzioni, della politica, dei numerosi comitati favorevoli all’opera che possa spiegare cosa significa vivere nello Stretto senza il Ponte, e cosa significherebbe avere il Ponte.

Due sere fa, in prima serata su Rete 4 abbiamo dovuto ascoltare Ilaria D’Amico che in merito al crollo della torre di Roma, “pur senza in alcun modo sposare le provocazioni del portavoce del ministro degli esteri della Russia” (ci mancherebbe!), ha però ribadito lo stesso identico concetto espresso dal portavoce del ministro degli esteri della Russia. Lei, la Zacharova, ha detto che l’Italia crollerà come la Torre dei Conti di Roma, perchè sta sperperando soldi a sostegno dell’Ucraina: una posizione vergognosa, ma quantomeno comprensibile dal pulpito di un Paese che è in guerra contro l’Ucraina e quindi provoca i Paesi che aiutano l’Ucraina. Ilaria D’Amico, invece, non è in guerra contro la Calabria o la Sicilia, o almeno non abbiamo mai letto che ne abbia dichiarata una in tal senso. Eppure ha detto che se crolla la Torre dei Conti a Roma, il governo non dovrebbe spendere 13,5 miliardi per il Ponte sullo Stretto, destinandole ad altre priorità come appunto la messa in sicurezza dei reperti degli antichi romani nella Capitale.

Non c’è alcuna ombra di dubbio che calabresi e siciliani riescano a comprendere molto di più la posizione della Zacharova rispetto a quella di Ilaria D’Amico, e non perchè la Zacharova abbia ragione ma perchè almeno è russa ed è in guerra con l’Ucraina quindi quello che ha detto è tanto assurdo quanto banale per un Paese in guerra. Ilaria D’Amico, invece, ha detto un’assurdità colossale senza essere in guerra con nessuno: davvero non dovremmo fare il Ponte, negare lo sviluppo e pari condizioni di mobilità a due Regioni con 7 milioni di abitanti, perchè a Roma è crollato un soffitto di un’antica costruzione romana?

Ieri sera, sempre su Rete 4, da Bianca Berlinguer alias Bianchina abbiamo avuto il meglio del meglio. Da Enzo Iacchetti, che tra un delirio e l’altro sugli israeliani che farebbero esplodere l’apparato anale dei palestinesi in Cisgiordania (!!) ha contestato il Ponte soltanto perchè lo vuole Salvini, senza mai entrare nel merito del progetto e dell’opera, fino all’ex fidanzata di Silvio Berlusconi, Francesca Pascale, che – poverina – ha litigato con Silvia Sardone (eroica a non perdere brillantezza in quel covo di comunisti, massima solidarietà!) su chi è più berlusconiana, e ha sostenuto di essere favorevole al Ponte, ma a quello che voleva il suo Berlusconi, non questo dell’odiato Salvini. Peccato che il Ponte sia sempre quello, lo stesso, identico, senza alcuna novità: non è il Ponte di Salvini così come non era il Ponte di Berlusconi. E’ il Ponte dello Stretto di Messina, che i politici illuminati di ogni tempo vogliono realizzare per il bene dei territori, e altri invece remano contro il progresso e lo sviluppo con l’unico possibile epilogo dell’oblio della storia (avete visto dove sono finiti oggi i No-MOSE o i No-TAV o i No-EXPO?).

Fuori dalla realtà le considerazioni di Bianca Berlinguer e Concita De Gregorio, quest’ultima impegnata in una chat Whatsapp con altre sei persone per organizzarsi ad arrivare a Crotone dove dovrà tenere uno spettacolo in teatro. “Ve lo confesso, non sappiamo come arrivarci di quanto siano carenti di infrastrutture laggiù“. Cara Concita, ogni giorno alle 17.30 da Fiumicino c’è il volo diretto di Skyalps per Crotone. Costa appena 90 euro e impiega un’ora e 25 minuti. Crotone è dotata di Aeroporto. “Eh si ma poi per andare a Bari da Crotone non ci sono i treni“. E infatti a Crotone ti noleggi la macchina e in quattro ore sei a Bari, che dista 350 chilometri da Crotone, esattamente come fai se vai da Imperia a Brescia (stessa identica distanza, stesso identico tempo), o da Merano a Ravenna (stessa identica distanza, stesso identico tempo). “Ma in Sicilia e Calabria non c’è l’acqua, non ci sono le strade, non ci sono le scuole“. Vabbè, e noi siciliani e calabresi siamo briganti con l’arco e la freccia, perchè ovviamente quaggiù non è arrivata neanche la polvere da sparo, e gli uomini accendono il fuoco con le pietre mentre le donne non si depilano.

In questo assurdo rappresentare il Sud come il terzo mondo, c’è la propaganda politica che nasconde la verità. La verità è quella dei lavori in corso per l’alta velocità ferroviaria Salerno-Reggio Calabria, la verità dei lavori in corso per l’alta capacità ferroviaria Messina-Catania-Palermo, con Catania e Palermo che non distano sette ore come ha detto ieri sera la De Gregorio in prima serata TV, ma appena due ore di auto e 2 ore e 50 di treno con i lavori in corso per la nuova linea, di cui un tratto di 38km è stato inaugurato proprio la scorsa settimana. E in Calabria c’è la nuova A2 Salerno-Reggio Calabria che, dopo i lavori realizzati da Berlusconi con la legge obiettivo n. 443 del 2001, è oggi l’autostrada più moderna, veloce e sicura d’Europa. Ha detto addirittura che “non ci sono neanche i porti“, ma quello di Gioia Tauro è il migliore in Europa per le merci, e quello di Messina è primo nel Mediterraneo per numero di passeggeri.

Le bombe di Accorinti

Nell’area dello Stretto di Messina vivono 600 mila persone e sullo Stretto transitano 3 milioni di veicoli l’anno, con costi esorbitanti e tempi esorbitanti per l’assenza del Ponte. E’ quello l’unico terzo mondo di Calabria e Sicilia: l’assenza del Ponte. Nel collegamento da Messina, il fronte del No è rappresentato (sigh!) dai soliti Accorinti e Ialacqua, già Sindaco e Assessore di Messina. “Abbiamo già i traghetti, con il Ponte si fa qualcosa che già c’è“, peccato che con il traghetto ci impieghiamo oltre un’ora e mezza a fare ciò che in auto faremmo in cinque minuti, e oltre quattro ore a fare ciò che in treno faremmo in trenta secondi.

Inoltre, sui traghetti non possono salire i treni alta velocità, le frecce, che potranno arrivare in Sicilia solo con il Ponte. E inoltre ancora, con i traghetti paghiamo 45 euro a tratta, mentre con il Ponte il pedaggio costerebbe 7 euro e potremmo spostarci ogni giorno tra una sponda e l’altra come in un’unica grande città. E’ come se non avessimo inventato la macchina perchè c’era la carrozza, o il telefono perchè c’era il telegrafo.

Ma non pensate che il Ponte sia tra Messina e Reggio, per arrivare da qui a Reggio Calabria ci sarebbero 50 chilometri” delira Accorinti in diretta da Torre Faro, zittito dai buuu dei sostenitori del Ponte. L’ex Sindaco in zoccoli evidentemente neanche conosce il progetto, con il Ponte che da Torre Faro arriva a Piale direttamente sull’A2 a 9km di distanza dal centro storico di Reggio Calabria. Spostarsi in auto o in treno dal centro di una o dell’altra città significherebbe impiegarci 10, 15 minuti, con qualsiasi condizione meteo e in piena autonomia. Oggi, invece, ci vuole oltre un’ora e mezza con costi esorbitanti, e solo se non c’è lo scirocco, e sempre e solo con i disagi dei mezzi che non funzionano la sera, la notte, e che hanno lunghissime code in tutti i periodi festivi degli esodi stagionali.

La tristezza di tutta questa situazione è una e una soltanto: la sinistra dovrebbe sfidare il governo a fare il Ponte, a farlo bene e a farlo il più presto possibile. Non è ammissibile che in Italia nel 2025 ci siano ancora forze così cavernicole, arroccate su visioni di retroguardia. I vari esponenti del Pd dovrebbero incalzare il governo – semmai – sul perchè non è ancora riuscito ad iniziare i lavori, “sapete, noi siamo più bravi. Votate Pd e M5S che noi il Ponte lo facciamo davvero, in fondo alla Corte dei Conti abbiamo qualche amico in più di Meloni, di Salvini e Tajani“. E invece no. Continuano a combattere contro il progresso, contro lo sviluppo e contro un Sud che vorrebbero eternamente povero, sempre e solo inginocchiato a chiedere elemosine assistenziali, assunzioni pubbliche o abomini di Stato come il reddito di cittadinanza. Che tristezza!