Ponte sullo Stretto, i terremoti del passato e i dubbi sulle faglie: la relazione dell’esperto che smonta gli allarmismi

L'intervento di Gianluca Valensise nel convegno "Ponte sullo Stretto: confronto tecnico-scientifico su aspetti geologici e sicurezza del progetto"

Gianluca Valensise, Dirigente di Ricerca e sismologo dell’INGV, è stato tra i protagonisti del convegno “Ponte sullo Stretto: confronto tecnico-scientifico su aspetti geologici e sicurezza del progetto” tenutosi al Senato. L’esperto si è confrontato con Carlo Doglioni, all’interno di un panel che ha visto i due “sfidarsi” a colpi di mappe, analisi, dati e numeri. Se per Doglioni esistono delle faglie attive, potenzialmente pericolose se in grado di arrivare in superficie – specie quella di Cannitello – per Valensise quella stessa faglia non può essere considerata una faglia, e quindi non pericolosa.

La relazione di Valensise si è basata su tre grandi temi:

  1. Sorgenti sismogenetiche: esiste un modello del terremoto di progetto, il 1908, che soddisfa dati sia sismologici che geologici. Il 1908 è stato un terremoto forte ma raro: lo suggeriscono la geodesia, la deformazione di marker geologici, la storia e alcune evidenze archeologiche. I terremoti del 1783 sono localizzati fuori dello Stretto.

Seminario Ponte Stretto

  1. Faglie attive e capaci: esistono faglie attive minori sul fondo dello Stretto, sopra la porzione più superficiale della faglia che ha generato il terremoto del 1908. La presunta “Faglia di Cannitello”, di cui non si conoscono affioramenti, non è una di esse ma è un terrazzo marino (linea di riva fossile). “La Faglia di Pezzo” è una faglia antica riutilizzata come linea di costa, poi sollevata. Nessuna delle due faglie si è mossa nel 1908.

Faglia Cannitello

  1. Deformazioni lente: lo spostamento relativo verticale dei siti dei piloni è di ~0.1 mm/anno. Il rateo di estensione dell’intera regione dello Stretto è di 2,2 mm/anno, di circa 0.8 mm/anno tra i due piloni, e procede principalmente per forti terremoti come quello del 1908, cioè episodicamente.

Valensise ha illustrato l’esistenza di un modello ormai condiviso del terremoto del 1908 — assunto come base progettuale — capace di integrare coerentemente le informazioni geologiche, i dati provenienti dalla sismologia e le misure geodetiche. Ha evidenziato come quell’evento, pur essendo stato di intensità eccezionale, rappresenti un accadimento rarissimo, come dimostrano sia le deformazioni conservate nei marcatori geologici sia le fonti storiche e alcune evidenze archeologiche. Ha inoltre ricordato che il terremoto del 1783, spesso confusa nel dibattito pubblico, non interessò l’area dello Stretto e dunque non costituisce un riferimento diretto per la zona in cui dovrebbe sorgere il ponte.

Terremoto 1908 magnitudo

Durante l’intervento, Valensise ha approfondito anche la questione delle strutture tettoniche presenti nello Stretto. Le ricerche indicano la presenza di piccole faglie attive sul fondale, posizionate sopra la sezione più superficiale della grande struttura responsabile del terremoto del 1908. Ha chiarito che ciò che viene comunemente chiamato “Faglia di Cannitello” non è una faglia, ma un antico terrazzo marino, cioè una vecchia linea di riva priva di qualunque segnale di attività recente. Analogamente, la cosiddetta “Faglia di Pezzo” è una struttura molto antica, un tempo parte della linea di costa poi sollevata, che non mostra alcun indizio di movimento durante l’evento del 1908.

Faglia Cannitello terreno

Un ulteriore punto centrale del suo contributo riguarda le deformazioni lente che interessano l’area. Lo spostamento verticale relativo previsto tra i due siti dove dovrebbero sorgere i piloni è estremamente minimo, nell’ordine di 0,1 millimetri l’anno. L’intera zona dello Stretto si sta allargando a un ritmo di circa 2,2 millimetri l’anno, dei quali solo 0,8 millimetri l’anno incidono direttamente sulla distanza tra i futuri piloni. Questo processo, ha sottolineato Valensise, non procede in modo uniforme nel tempo, ma si manifesta soprattutto attraverso episodi improvvisi legati ai grandi terremoti.