La contraddizione del sistema Italia: conti in ordine e crescita frenata

La riflessione del Cavaliere del Lavoro Ercole Pellicanò sulla crescita dell'Italia e una forte contraddizione intrinseca

“L’Italia cresce e crescerà meno della media europea perché i suoi problemi sono strutturali non congiunturali: la produttività è ferma da 30 anni” (Salvatore Rossi). Questo pensiero, autorevole, espresso dal già DG della Banca d’Italia, ha dato lo spunto al Cavaliere del Lavoro Ercole Pellicanò per una riflessione che riportiamo di seguito. “Sotto il profilo macroeconomico il Paese si presenta in condizioni abbastanza favorevoli, in un quadro che, sorretto da una certa stabilità politica, si regge su parametri confortanti come una contenuta crescita dell’inflazione, un miglioramento degli indici occupazionali, uno spread dei BTP che si pone ai minimi storici degli ultimi 15 anni, conti pubblici che appaiono in ordine.

Questa condizione è accompagnata da un sistema finanziario solido, ligio alla gestione e rispettoso delle biodiversità e da un contesto operativo abbastanza vivace. Questo ultimo aspetto deve essere fatto risalire alle piccole e medie imprese, dotate di capacità di adattamento e ricche di innovazioni intellettuali, ed in grado, altresì, di individuare nuovi canali di sbocco per le esportazioni, dopo le negative influenze dei dazi di trumpiana memoria, che rendono particolarmente difficili i mercati oltreatlantico.

Detta realtà si intreccia con un basso incremento del PIL, la cui dinamica è prossima allo zero. La modesta crescita del Paese è rilevata dalla UE che segnala, con preoccupazioni, prospettive a ribasso. Ci troviamo in una situazione di profonda contraddizione che obbliga ad un’attenta valutazione dal momento che non è possibile accettare conti in ordine ed avere un’economia in affanno.

C’è da chiedersi se esistano i presupposti per un cambio di passo, dando impulso alla dinamica positiva di alcuni significativi contesti. Tra questi, si può contare su una filiera finanziaria (banche, assicurazioni ed altri intermediari finanziari) solida e su un sistema produttivo ambizioso ed in grado, con il supporto dell’avanzamento tecnologico, di contribuire efficacemente alla crescita del Paese.

Ovviamente, quest’ultimo aspetto diventa una chimera se gli imprenditori, che rischiano i propri capitali, vengono avviliti da incertezze politiche e mortificati da scioperi ideologici, nell’obiettivo, mai dichiarato, di guadagnare consensi in vista di elezioni, sempre dietro l’angolo, e, adesso, anche campagne referendarie.

Quanto esposto si traduce in incertezze per il futuro, incertezze che rendono difficili le strategie e, quindi, bloccano la fiducia e la predisposizione all’investimento.

Da qui, la desertificazione delle imprese che trasferiscono le attività fuori Italia e la fuga dei cervelli giovani all’estero sono alcune delle conseguenze che indeboliscono il modello economico, rendendo sempre più problematica la nostra posizione competitiva sul fronte internazionale. Ecco la seconda leva: togliere “lacci e lacciuoli” alle imprese, sostenendole e stimolandole, anche fiscalmente, nei loro sforzi operativi. Questo spunto mi spinge a parlare di “burocrazia”.

I tre Nobel per l’economia del 2025 – Mokyr, Aghion e Howitt – hanno ricordato che una crescita sostenuta nasce dall’incontro tra tecnologia, imprenditorialità e istituzioni intelligenti, le quali, però, non debbono essere dominate dal feticismo dei regolamenti e delle normative.

Sembra un appello al nostro Paese dove troppe leggi e strutture, anche di matrice europea, rischiano di soffocare la vita delle imprese, frenando la loro creatività, possibilità produttive e di innovazione e, come conseguenza, le loro capacità competitive.

Elementi economici rilevanti si raccolgono in un contenitore che si chiama “produttività”. Essa, scaturente dal rapporto tra saldi economici e la somma delle risorse umane e dei capitali impiegati, è il principale peso di misura della condizione reale e delle prospettive di un sistema.

Tra il 2003 e il 2023 è cresciuta in Italia del 2,5% (Germania +16%, Spagna +18%). Se ci si sofferma sul totale dei fattori, includendo il progresso tecnologico e l’uso congiunto di capitale e lavoro, si è ad un misero +0,4%.

Se vogliamo qualche dato a conforto della attenzione verso la produttività, basta considerare che, con un aumento del 5% di essa nell’ambito delle PMI, si generano 9 Mld di PIN (Prodotto Interno Netto) in più nell’anno, traducibile in una crescita aggiuntiva del Prodotto dello 0,4% su base generale.

Miglioramenti sono possibili se si fa attenzione a passaggi in corso. C’è da chiedersi se l’attuale legge di bilancio, già definita e che deve passare al vaglio del Parlamento, sia in linea con l’obiettivo del miglioramento della produttività e, quindi, dei rendimenti economici. Tale legge, alla luce della dialettica politica in corso, sembra non soddisfare appieno le migliori attese, malgrado che essa tocchi aree cruciali come la famiglia e la natalità, la tutela dei salari, il sostegno alle imprese, i fondi alla sanità. Auguriamoci che dalla discussione nelle aule parlamentari scaturiscano responsabili aggiustamenti negli impegni di spesa tracciati, tenendo da conto i vincoli di bilancio. Al tempo stesso, con senso critico dobbiamo osservare, sempre con il conforto dei numeri, e per non “deragliare” nei nostri orientamenti, che le valutazioni di insieme sono influenzate dal costante e vivace confronto politico ed ideologico, alimentato da ricorrenti elezioni e, oggi, dal prossimo referendum. Il tutto si traduce in calorosi consensi da una parte e da fiere valutazioni negative dall’altra. Questa, comunque, è la libera dialettica democratica!

Oggettivamente, altresì, dobbiamo aggiungere che le valutazioni fuori misura che si ascoltano sono anche figlie della polarizzazione della società, dove crescono fatalmente gli interessi di singoli settori. Non diamo troppo spazio a queste forze centrifughe, consapevoli, come dovremmo essere, che la strategia e la disciplina della nostra società, contenitore di un grande potenziale di energia e di sviluppo, deve andare di pari passo con la coscienza ed il senso di responsabilità del sistema, soprattutto quello politico. Così, almeno speriamo, che sia!”.