Finalmente la scienza sembra avere compreso le cause recondite della seconda guerra mondiale. Attraverso delicate analisi del DNA estratto da una macchia di sangue reperita nell’ultima dimora di Hitler si è potuta infine appurare la causa ultima di tutti i suoi malumori e, di conseguenza, dei suoi sfoghi in una guerra che è costata decine di milioni di morti e atrocità che ancora pesano nella memoria collettiva. Sembra che il dittatore tedesco soffrisse della sindrome di Kallmann che, per noi che non abbiamo dimestichezza con le cartelle cliniche, vuol dire che in pratica ce lo aveva troppo piccolo. Insomma, bastavano pochi centimetri al posto giusto e forse si sarebbe forse evitato tutto.
Hitler e Mussolini
Di Hitler finora si è scritto di tutto e la sua ombra, così come quella di Mussolini in Italia, continua ad aleggiare sulla cultura occidentale senza avere la minima intenzione di discostarsene. Si è detto, e ci mancherebbe altro, che era pazzo. Si è detto che era un omosessuale represso, e che per nasconderlo a sé stesso scaricava sugli altri questa frustrazione. Si è detto che lui stesso fosse ebreo e che quindi il suo zelo persecutorio nascesse proprio dal volere meglio camuffare questa natura ingombrante, e questa più di tutte sembrerebbe una cretinata da giornalismo sensazionalistico di bassa lega se non fosse che poi finanche il ministro degli esteri russo la tira in ballo seriamente negli incontri internazionali. Adesso questa notizia è solo l’ultima di una lunga serie di spiegazioni tardo freudiane di un mondo che legge gli eventi storici come il frutto dei malumori di qualche frustrato tentando di dargli un avallo scientifico: la conquista dell’Europa non era altro che un desiderio di riscatto di un politico tedesco avvilito di vederselo troppo piccolo (vuoi mettere?).
Eppure, a ben vedere, di storici profondi che hanno spiegato la nascita e lo sviluppo del nazismo non è che siano mancati. Di quelli che invece di tirare in ballo i righelli hanno provato a spiegare la fragilità della repubblica di Weimar, la folle superficialità del trattato di Versailles, la nascita dei fascismi in Europa come la conseguenza della crisi economica e sociale conseguita alla prima guerra mondiale. Troppo difficile e troppo complicato. Alla gente piace di più cullarsi nelle spiegazioni semplici e caricaturali.
Andrea Scanzi
Leggiamo ad esempio un commento di Andrea Scanzi a un articolo pubblicato non senza un certo risalto sulla Repubblica (che indica anche come una visione faceta della storia che una volta era relegata a riviste per gente annoiata con il degrado di un certo intellettualismo abbia adesso scalato alcune testate):
Sembra una battuta, ma non lo è: quel boia di hit*er ce l’aveva piccolo. Molto piccolo. E con ogni probabilità ha fatto tutti i disastri che ha fatto anche (anzitutto) per quello. Dietro alla ferocia, ci sono quasi sempre frustrazioni molto terra terra. E il sesso c’entra sempre. […] Quindi, ricapitolando: il più grande macellaio del novecento ha commesso atrocità inaudite anche e soprattutto perché, brutalmente parlando, quando se lo cercava tra le gambe, non lo trovava neanche.
Noi ben poche volte siano stati d’accordo con Scanzi, ma gli abbiamo sempre riconosciuto pur nella lontananza di opinione (si può) una sua intelligenza. Adesso vorremmo chiedergli, a lui e ai molti che credono che l’ascesa del Terzo Reich fu solo un problema di misure falliche, come giustifica tante cose, diciamo così, collaterali. I milioni di persone che stavano ad ascoltare i comizi di Hitler (tutti eunuchi?); la fragilità politica e i tentativi eversivi contro la repubblica di Weimar (in attesa che emerga anche qui qualche rapporto ginecologico su Rosa Luxemburg); l’arrendevolezza dell’Occidente nel Patto di Monaco (forse, freudianamente, l’ombrello di Chamberlain fu visto come un simbolo fallico?).
Testi di Mosse, di Shirer, di Nolte
Noi, più banalmente, crediamo che alcune risposte siano meglio contenute nei testi di Mosse, di Shirer, di Nolte e via dicendo, che non fanno riferimenti a misure falliche ma, molto più concretamente, a crisi economica, masse di disoccupati, ideologie che offrono risposte semplici a questioni complesse (tanto per dire) e via dicendo.
La storia, naturalmente, cela le sue risposte dietro analisi approfondite rispetto a chi si accontenta di dinamiche fumettistiche. Ma c’è anche da chiedersi perché tutta una massa queste risposte le vada a cercare lì fino a sentirsene soddisfatta. E qui noi temiamo che queste siano risposte che al di là della loro banalità offrano una uscita di comodo a una cultura che alla crescita di Hitler, sia pure indirettamente, ha offerto il suo contributo, e adesso preferisce scaricare certe responsabilità o ricercare certe giustificazioni sulla sua follia, o sulla sua omosessualità o sulla lunghezza del suo pene.
Hitler, insomma, non è nato in mezzo al nulla ma in un clima culturale preciso e non ha fatto altro che portare alle estreme conseguenze tutta una serie di ideologie che serpeggiavano in Europa, ora surrettiziamente e di tanto in tanto affiorando, da tempo. Fino a metterle improvvisamente davanti all’Occidente in tutta la sua rudezza. Dall’antisemitismo, che attraverso oscuri canali aleggiava, quando più quando meno vistosamente, in tutta la letteratura, fin nelle sue vette più alte, da Pascal fino a Marx, al razzismo, al mito incantatore dell’uomo forte, a un pacifismo cieco e compiaciuto che pur di non essere disturbato preferisce sacrificare le nazioni degli altri.
L’Occidente si è fatto sordamente complice
Di tutto questo l’Occidente si è fatto sordamente complice creando dei mostri silenziosi fino a che un mostro strepitante non gli è comparso innanzi in tutta la sua crudezza e ha scoperto che quelli che dovevano essere i problemi degli altri erano, improvvisamente, anche problemi suoi. E ne è rimasto prigioniero troppo tardi, ma senza avere il coraggio di guardarsi allo specchio nella sua nudità. Meglio continuare a pensare, in fondo, che tutto sia stato causa solo delle paranoie di un frustrato.



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