Ignorano l’Ucraina, protestano per Gaza: neanche ipocriti, sono le giovani marionette della sinistra di Mamdani

Urlano al genocidio in manifestazioni che sfociano nella violenza, ripetono slogan lontani dalla loro età e cultura, ignorano completamente l'Ucraina. Ma non chiamateli ipocriti: sono giovani marionette della generazione Mamdani

C’è qualcosa di peggiore rispetto a una generazione distante dalla politica, che non lotta per i propri diritti e che non ha piena coscienza del mondo offline? Sì, una generazione che viene plasmata a correggere queste mancanze con idee che non sceglie, con concetti che riesce a decifrare e che assume come pensiero unico. Una generazione che sostituisce il pensiero critico con quello di plastica, preconfezionato, dall’utilizzo smart: uno slogan efficace, una protesta instagrammabile, una causa che vede il politico di turno recitare la propria parte fin quando l’argomento sarà in hype.

Il tutto da mescolare a parole che li rendono orgogliosi, li fanno sentire dalla parte giusta: diritti, pace, umanità, libertà, resistenza. Parole che però risultano vuote se non ne si comprende il senso, un significato che non può essere opinabile, ma deve essere incontrovertibile, così come univoca è la definizione della lingua italiana.

Gaza sì, Kiev no: le marionette della sinistra

Succede che senza creare una coscienza critica, senza dare loro gli strumenti giusti per formare un proprio pensiero, una propria cultura, il proprio e personale punto di vista, i giovani finiscano per diventare marionette da muovere per il Black Lives Matter e non per l’omicidio di Charlie Kirk; per le proteste Woke e non per i propri diritti; per Gaza e non per Kiev. Perchè la marionetta non ha una coscienza propria e i fili del burattinaio non li vede.

Le piazze della sinistra si sono riempite di tanti giovani ProPal, un vanto per Landini, Schlein, Conte e compagni. Schiere di ragazzi che supportano la “resistenza palestinese” (che si traduce in Hamas, gruppo terroristico che in periodo di pace ha trucidato gli stessi palestinesi); che urlano al “genocidio” ma non conoscono il pogrom del 7 ottobre 2023; si schierano per la Flotilla legata ai jihadisti e ignorano i morti di Kiev.

Oggi che l’attenzione su Gaza è diminuita, grazie a un accordo di pace raggiunto dai big della destra internazionale, che mentre la sinistra agitava le piazze al vandalismo, mettevano i terroristi spalle al muro costringendoli a trattare, è tornata in auge la questione Ucraina.

Ma le piazze sono vuote. Nessuno occupa scuole e università. Le sigle sindacali non chiamano tutti a raccolta il venerdì. E ai giovani della generazione Mamdani, quegli stessi giovani che poco prima erano in piazza contro la guerra, contro l’invasione, a difesa dell’autodeterminazione, del futuro dei bambini, restano fermi, immobili, addormentati. Un silenzio che sa di morte morale. 

Mentre a Pokrovsk Putin manda al macello 2 soldati russi per farne entrare 1 in città, una mattanza programmata pur di ottenere una città strategica dopo un anno di battaglia (per una sola città!) e quasi quattro di guerra, mentre gli ucraini sono costretti a scappare dalla loro terra, mentre le bombe, i proiettili e i missili uccidono migliaia di persone (soldati e civili) ogni giorno, le marionette vengono agitate per il nuovo eroe della sinistra che pensa a tassare i ricchi, abolire la proprietà privata e dare vita al nuovo sogno socialista. Sull’Ucraina c’è un silenzio che non va confuso con l’ipocrisia, è frutto di come i giovani sono stati plasmati a seguire la viralità, algoritmi e pregiudizi.

Eppure, c’è una differenza enorme che dovrebbe far scattare gli Enzo Iacchetti sull’attenti, pronti a prendere a pugni chiunque in tv; i Landini a infiammare le piazze; i parlamentari, gli attori, gli influencer di sinistra a organizzare flotille per proteggere gli ucraini. La differenza è che l’Ucraina è uno stato libero, democratico e sovrano, attaccato brutalmente e che sta provando a difendersi per vivere in pace contro chi ne vorrebbe la cancellazione. Sì, l’Ucraina non è come la Palestina, è come Israele il 7 ottobre 2023. E le marionette devono restare nel baule o l’intero spettacolino viene giù.

Gli zombie di Giuliano Ferrara

Un concetto che trova perfetta sintesi nell’ultimo editoriale di Giuliano Ferrara su “Il Foglio”, del quale riportiamo il finale. “L’educazione sentimentale di queste masnade urlanti si è basata sull’odio per la tecnologia e le armi, solo se impegnati nella difesa dello stato ebraico, occidentale e bianco (beati loro nella loro ignoranza), ma non per e contro i missili russi a planata lenta che devastano i difensori di Pokrovsk, non i blindati di Putin che accerchiano gli eroi ucraini, i suoi droni che svolazzano in Europa e minacciano i cieli troppo puliti e troppo grassi dell’Erasmus, e non i corpi dei figli di Kim Jong Un, armati fino ai denti per morire in una causa internazionalista di quelle che piacciono oltre la linea del colore.

Farebbe piacere, e darebbe ossigeno alla fiducia nell’umanità contemporanea, se i combattenti di strada pro Hamas e pro Albanese si riscattassero dimostrando una misura, una, non due, di vera umanità politica. Ma non succede, perché sono guidati dalle tv e dai leader televisivi della pura demagogia, dalle armate a cavallo del luogo comune“.