E’ che a furia di raccontare fake news, tirando la corda fin quasi a spezzarla e giocando d’azzardo con la credibilità, prima o poi arriva la figuraccia. Lo raccontiamo spesso, quasi ogni giorno, su tantissimi temi che dividono l’opinione pubblica. Il Ponte sullo Stretto, l’Alta Velocità, la Riforma della Giustizia, l’Autonomia Differenziata, il tema della Sicurezza, la Manovra e via discorrendo. Lo schema è semplice: ripetere, ripetere, ripetere finché la propria versione diventa “verità”, o quantomeno finché qualcuno – stanco – non annuisce giusto per far smettere il rumore di fondo. È accaduto col Covid (periodo in cui molti italiani, a sentire certe narrazioni, avrebbero perso il senso critico a causa della “ditta Governo–Stampa”), e accade ancora oggi. D’altra parte, quando un copione funziona, perché cambiarlo?
Basti pensare, ad esempio, all’ultima bufala sulla Calabria esclusa dall’Alta Velocità Europea. Fatto non vero, come dimostrato da StrettoWeb attraverso mappe e analisi. Ma niente: alcuni esponenti politici, con l’entusiasmo di chi ha trovato finalmente un meme da postare, hanno preso per buona una foto e un titolo… di un articolo pure a pagamento. Nulla: nessuna verifica, nessun approfondimento. D’altronde, se uno slogan funziona, chi siamo noi per controllare i fatti? E via col ritornello: “governo fascista, nemico del Sud!”. Ormai però quell’incantesimo non incanta più nessuno, e lo si vede: la Sinistra perde elezioni come fossero calzini in lavatrice, mentre Giorgia Meloni resta al comando con consensi piuttosto solidi.
Potremmo poi citare anche il caso del Ponte sullo Stretto. La Corte dei Conti ha detto “no”, precisando che la decisione si basa solo su motivi giuridici, ma non fornendo ancora le motivazioni. La Sinistra, anche lì, giù di commenti ed esultanze, manco fosse Grosso ai mondiali. Urlano, dicono che non si può fare, che è in zona sismica, che c’è il problema del vento. Eppure, la Corte dei Conti, era stata chiara.
L’intervista di Falcone mai esistita e la bufala diffusa dalla Sinistra
E adesso eccoci alla nuova bufala, il nuovo episodio della serie “La verifica non la faccio”. Questa volta, però, anche i big ci sono cascati: giornaloni, firme celebri del giornalismo italiano, e persino Nicola Gratteri. La storia è quella dell’intervista mai esistita di Giovanni Falcone a Repubblica nel 1992, in cui il magistrato si sarebbe detto contrario alla separazione delle carriere. Perfetta per l’uso politico, succosa, condivisibile in un lampo. Peccato che non esista. Non c’è. Mai apparsa. Inventata come una leggenda metropolitana, ma senza neanche la poesia della signora col cappotto di pelliccia al supermercato.
Gratteri, non pago, l’ha pure letta in diretta su La7. Davanti a milioni di persone. Un po’ come raccontare in tv che Babbo Natale esiste davvero perché “te l’ha detto uno affidabile”. E infatti eccolo il punto: “me l’hanno mandata persone serie”, ha detto. “Persone autorevoli dell’informazione”. Quelle stesse persone autorevoli che negli anni del Green Pass hanno creato interi filoni narrativi, quelle del “se ti vaccini muori” o del “Governo fascista e tiranno, vergogna”. A quanto pare l’autorevolezza funziona come il Wi-Fi: a volte prende, a volte no, a volte ti lascia in mezzo a una diretta televisiva con una fake news in mano. E mentre Marco Travaglio è stato costretto a scusarsi (cosa che, per gli appassionati del genere, vale quasi come un evento astronomico da segnare sul calendario), il danno è fatto: la notizia è rimbalzata ovunque, come sempre.


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