Nonostante a Gaza sia presente una fragile pace, che è fragile per il mancato rispetto degli accordi da parte di Hamas che non ha adempiuto, come promesso, alla riconsegnata totale e in un’unica tranche degli ostaggi vivi e morti rapiti il 7 ottobre 2023 in un massacro disumano, c’è chi ancora cavalca l’onda del “genocidio”. Una parola ormai privata del suo significato lessicale e storico, storpiata a seconda delle necessità morali, politiche, editoriali di chi ha il proprio tornaconto nel gettare fumo negli occhi di chi li legge o ascolta.
Lo abbiamo scritto tante volte, perchè repetita iuvant dicevano i latini, lo ripetiamo ancora: si ha un genocidio quanto si ha la certezza di un’azione sistematica volta allo sterminio per ragioni di razza, etnia, religione ecc. Non conta se i morti sono 1000 o 1 milione, non conta se ci siano di mezzo bambini o se i morti siano solo maggiorenni. Per parlare chiaramente di genocidio da parte di Israele serve la prova di un’azione sistematica volta all’eliminazione dei palestinesi, non basta una guerra. E non lo dice StrettoWeb, lo dice la lingua italiana, qualsiasi dizionario.
Eppure, nel mondo distorto del nostro tempo, in cui se non la pensi in un certo modo sei fascista, complice del genocidio e pure ignorante perchè non solo la verità, ma anche la cultura devono appartenere per diritto divino a una sola parte politica, anche la lingua italiana, anche l’evidenza, non bastano.
E quindi, un’organizzazione terroristica che nel tempo libero massacra la propria gente, gli stessi palestinesi di Gaza, fucilandoli in esecuzioni pubbliche senza processi né prove, con l’accusa di aver aiutato Israele (se non è questo un reale genocidio: eliminare Israele, gli israeliani e chiunque abbia a che fare con essi, come scritto CHIARAMENTE nel primo punto dello statuto di Hamas!), diventa anche fonte autorevole alla quale credere ciecamente.
Succede che notiziari, giornali, politici, social e gente comune ripetano le fake news della propaganda jihadista sparando numeri casuali. Ben inteso: si tratta di una guerra, è assolutamente normale che i morti ci siano e siano pure tanti, come purtroppo accade in ogni conflitto. Ma sui 70.000 morti di Gaza annunciati da Hamas ci sono parecchie voci discordanti, anche fra le stesse che fanno da cassa di risonanza ad Hamas, fra le indagini indipendenti internazionali.
Riguardo la battaglia del 2012 di Aleppo, in cui persero la vita 30.000 persone accertate, l’International Committee of the Red Cross (ICRC) ha ricordato come l’aria fosse irrespirabile per settimane a causa del fetore dei cadaveri. Se a Gaza, una piccola striscia di terra, dovessero essere sepolti 70.000 cadaveri in delle fosse comuni o, peggio, ci fosse un macabro cimitero a cielo aperto, l’aria sarebbe irrespirabile fino al Cairo.
Nessuna Ong ha mai trovate fosse comuni a Gaza, nemmeno Hamas ha mai indicato luoghi di sepoltura di tutti questi morti. Sarà perchè i numeri che Hamas ha già sbagliato più volte a sommare (sì, con i suoi stessi dati), sono decisamente inferiori? Ciò non vuol dire che i morti non esistano e non è la quantità di morti a giustificare una guerra, sempre ingiustificabile. Ma a furia di gonfiare i dati e fare da cassa di risonanza a notizie da fonti terroristiche, si è creato un clima d’odio politico e di antisemitismo crescente perdendo di vista le reali dimensioni del conflitto e, soprattutto, i ruoli fra le parti in causa.
Il caso Wikipedia
Addirittura Wikipedia è stata costretta a fare un passo indietro sul genocidio a Gaza. L’enciclopedia online, che vive di modifiche e integrazioni da parte degli utenti, ha dovuto correggere il tiro aggiungendo la voce “recentismo” alla pagina che tratta il “Genocidio di Gaza”, sottolineando che “le voci già presenti possono venire distorte dando maggior peso o un peso spropositato a un episodio che non è particolarmente rilevante, ma solo più prossimo cronologicamente; le nuove voci possono essere create sulla base di premesse vaghe, esili e discutibili; sono spesso prolisse e ricche di particolari specifici che distolgono dall’argomento più importante“.
Voci distorte, peso spropositato, premesse vaghe e discutibili. E non finisce qui. Wikipedia ha anche specificato che “La neutralità di questa voce o sezione sull’argomento è stata messa in dubbio. Motivo: la sezione va integrata con più pareri, in modo che sia rappresentativa della varietà di opinioni nel dibattito a livello globale“, sottolineando che la voce sul genocidio è stata scritta in maniera non obiettiva e tenendo conto di fonti, pensieri e notizie espresse solo dalla parte pro Palestina. Alimentate da chi? Indovinate…


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