di Francesco Marrapodi – Nel cuore della nuova frontiera scientifica italiana, tra microscopi, sequenziatori e flussi infiniti di dati genetici, brilla la determinazione di una giovane donna partita dal Sud per sfidare uno dei più grandi enigmi del nostro tempo. Si chiama Francesca Chemi, è nata a Scalea, affacciata sul Tirreno cosentino, e oggi, nei laboratori dello Human Technopole di Milano, lavora per dare un volto al nemico invisibile: il cancro. La sua ricerca punta dritta al futuro: leggere nel sangue le impronte lasciate dal DNA tumorale. Una rivoluzione silenziosa, ma dirompente, che promette di trasformare un semplice prelievo in una finestra aperta sull’evoluzione della malattia. È la biopsia liquida, la nuova arma che potrebbe permettere diagnosi precoci e cure su misura, prima ancora che il tumore si manifesti.
La storia di Francesca Chemi
Dietro ogni traguardo, una storia di passione e coraggio. Francesca scopre la chimica tra i banchi del liceo linguistico della sua città, grazie a un’insegnante che le mostra la scienza come un linguaggio universale di bellezza e verità. Da allora, la curiosità si fa destino. Dopo la laurea con lode in Farmacia e un dottorato in biochimica all’Università della Calabria, la giovane ricercatrice conquista una borsa di studio internazionale e approda in Inghilterra, al Cancer Research UK Manchester Institute, uno dei templi mondiali della ricerca oncologica.
Qui partecipa al progetto Tracerx, che svela come le cellule tumorali circolanti nel sangue possano anticipare recidive e metastasi. Un passo decisivo verso una medicina predittiva capace di guardare dentro il tempo biologico della malattia.
Rientrata in Italia, Francesca prosegue la sua missione come ricercatrice postdoc nel gruppo del professor Andrea Sottoriva allo Human Technopole. Studia come il DNA tumorale cambia, come il cancro impara a difendersi dai farmaci e come, conoscendone i codici, l’uomo possa finalmente disarmarlo. È un lavoro di confine, tra biologia molecolare e intelligenza artificiale, dove ogni frammento di informazione diventa una traccia di speranza.
Per la sua città natale, Scalea, Francesca è un simbolo di riscatto e orgoglio. In un comunicato ufficiale, l’amministrazione comunale ha celebrato il suo successo come “esempio di talento, sacrificio e radici che restano salde anche quando si vola lontano”. Un messaggio di fiducia per le nuove generazioni, che nelle sue conquiste vedono la prova che tutto è possibile. Dalle aule di un liceo calabrese ai laboratori che ridisegnano il futuro della medicina, Francesca Chemi incarna la scienza che sogna e osa. La sua è la storia di una giovane donna che ha deciso di leggere la vita nel linguaggio più segreto dell’universo: quello del DNA. E in ogni provetta, in ogni sequenza che scorre sullo schermo del suo laboratorio, si riflette l’eco di una promessa: che il coraggio, la conoscenza e la luce della ricerca potranno un giorno vincere anche l’ombra più antica dell’umanità.
La notizia nei giorni scorsi è stata pubblicata da Rita Maria Stanca sulla rubrica “La nuvola del lavoro” del Corriere della Sera.


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