Dopo 11 anni, Giuseppe Falcomatà non è più Sindaco di Reggio Calabria. Oggi, il Consiglio Comunale ha approvato la presa d’atto dell’incompatibilità sopravvenuta del primo cittadino a seguito della proclamazione a Consigliere Regionale della Regione Calabria. Durante la seduta dell’Aula Battaglia, è stata votata l’incompatibilità, per via del doppio incarico. Dopodiché, in seguito alla discussione del punto all’ordine del giorno, ben sette Consiglieri di Maggioranza – componenti del Partito Democratico e di “Rinascita Comune” – hanno abbandonato l’Aula in segno di sfiducia, non permettendo l’approvazione dei punti successivi. Non è passata, tra l’altro, neanche la sospensione della seduta chiesta da Carmelo Versace.
Il Consiglio infuocato, come prevedibile, ha sancito la rottura tra il Partito Democratico e il Sindaco Falcomatà. Il capogruppo del PD in Consiglio, Giuseppe Marino, ha infatti letto e diffuso un documento – firmato da Giuseppe Marino, Francesco Barreca, Santo Bongani, Filippo Quartuccio, Giuseppe Sera, Vincenzo Marra e Nancy Iachino – dove si parla di “rottura del patto di maggioranza” e si minaccia di decisioni forti e “definitive” qualora il Sindaco non accolga la loro proposta, ovvero quella di un azzeramento della Giunta e un nuovo confronto con tutte le forze di Centro Sinistra. I motivi della rottura, com’è noto, sono legati all’ennesimo rimpasto di Giunta e alla scelta di un ex esponente dell’Opposizione, Mary Caracciolo (già in Forza Italia), come nuovo Assessore. Una decisione non condivisa con il proprio partito.
Il documento ufficiale del PD
Di seguito il documento ufficiale:
“Con delusione e rammarico dobbiamo intervenire, in questa fase politica cittadina, per esprimere il nostro dissenso rispetto al metodo utilizzato dal Sindaco Giuseppe Falcomatà nel revocare ed assegnare, improvvisamente, ruoli istituzionali e manageriali all’interno dall’amministrazione che abbiamo la corresponsabilità di governare. Insieme abbiamo vinto le elezioni ed insieme vorremmo portare a compimento questa consiliatura. Riteniamo, infatti, che la nostra responsabilità di governo sia una responsabilità condivisa. Purtroppo, le scelte del Sindaco vanno in una direzione diversa, rompendo il ‘patto di maggioranza’ che sin’ora ci ha consentito di governare Reggio Calabria, facendola uscire dalla condizione drammatica in cui l’abbiamo ereditata.
E utile richiamare l’antico brocardo:
‘Quod omnes tangit, ab onnibus approvazione debet’ (Ciò che riguarda tutti, deve essere approvato da tutti). I ruoli istituzionali non appartengono al singolo, ma rappresentano un patrimonio collettivo. E’ bene specificare che la nostra presa di posizione non ha natura personale, ma esclusivamente politica. Alcuni di noi hanno oggi la libertà di intervenire perché hanno rinunciato alla proposta di incarichi rifiutando la logica della ‘trattativa privata’ col Sindaco per rimanere coerenti al metodo della Politica, l’unico modo che abbiamo per resistere alle derive personalistiche e difendere i principi di rappresentatività fondamento della democrazia.
Conosciamo le prerogative che il Tuel conferisce al Sindaco, incluso il potere di nominare gli assessori, ma conosciamo anche le responsabilità del Consiglio comunale, massima assise cittadina, aula di rappresentanza del popolo reggino. E qui, in quest’aula, che ogni Sindaco, ogni assessore deve dare conto del proprio operato su programmi, azioni e risultati. L’iniziativa del Sindaco, impulsiva e personale, è monca dei passaggi politici necessari per essere
legittimata. Avrebbe dovuto convocare la sua maggioranza per verificare approfonditamente il raggiungimento degli obiettivi programmatici dei singoli settori.
Noi riteniamo che, considerata la straordinarietà del momento (solo pochi mesi ci separano dalle elezioni amministrative), sarebbe stato utile allargare questa discussione a tutte le forze politiche del centro sinistra, anche a quelle che in questo momento non sono rappresentate in Consiglio comunale ed in Giunta, ma che possono fornire il loro contributo in prospettiva futura.
I temi che riteniamo meritino un approfondimento costruttivo sono:
- la spesa dei fondi del PNRR;
- lo stato di avanzamento delle opere pubbliche;
- l’impiantistica sportiva;
- Servizi comunali quali il trasporto pubblico, i tributi e la riscossione, le manutenzioni, la raccolta dei rifiuti;
- la riforma del sistema di decentramento amministrativo e la ricostruzione delle circoscrizioni;
- l’offerta culturale in città;
- la pianificazione strategica, attuazione del PSC e del Piano Spiagge;
- le politiche giovanili;
- la cura del verde pubblico;
- l’edilizia popolare.
Questa maggioranza consiliare, insieme all’intera coalizione di centro sinistra, potrà ricompattarsi, completare il mandato e ripresentarsi all’elettorato unita e forte di un percorso condiviso, soltanto attraverso una verifica politica dei settori maggiormente impattanti sulla vita quotidiana dei nostri concittadini. Per questi motivi, parteciperemo, per senso di responsabilità istituzionale, al voto del primo punto all’ordine del giorno e, successivamente, abbandoneremo l’aula in segno di sfiducia nei confronti di questa Giunta.
Le decisioni assunte siano azzerate e si convochi la maggioranza consiliare per avviare un confronto politico sui temi suindicati. Successivamente, insieme ai partiti ed ai gruppi consiliari, si scelgano ruoli e persone, nel rispetto dei principi di meritocrazia e rappresentatività. Diversamente, qualora le nostre proposte non fossero accolte, saremo pronti ad assumere scelte definitive nel rispetto del mandato elettorale conferitoci dai cittadini, non potendo sostenere, neppure indirettamente, una Giunta comunale frutto di scelte personali del tutto sganciate da valutazioni politiche e di merito”.
Marino: “pronti ad andare a casa”
In un’intervista ai microfoni di StrettoWeb, a margine del Consiglio, Giuseppe Marino ha ribadito gli stessi concetti e precisa a chiara lettere che, senza un riscontro, “siamo pronti ad andare a casa”.
Eppure, per Falcomatà non esistono rotture. Anch’egli interpellato alla fine della seduta, ha così affermato: “non esiste un PD di Reggio, di Roma, di Cosenza, di Bologna. E non esistono rappresentanti del PD belli o brutti. Io l’ho detto chiaramente: sono geneticamente del Partito Democratico. La genesi non è negoziabile, non è oggetto di discussione. La mia famiglia per questa città ha dato la vita e non l’ha fatto in modo autonomo, dentro partiti di centro destra, o seguendo il cosiddetto trasformismo, ma l’ha fatto sempre e per sempre dentro la comunità democratica. Sorrido quando si parla di rotture. Il PD è la mia comunità, quella dove mi rivedo, dove sono nato, dove mio padre e la mia famiglia hanno combattuto tutte le battaglie. La risposta alla richiesta nel documento del PD? Prendiamo atto e si ragionerà”.
Dunque, Falcomatà ha appena attuato l’ennesimo rimpasto di Giunta. Pensare a un azzeramento oggi sarebbe folle. Allo stesso tempo, però, nonostante le minacce di espulsione dal partito, lui continua a dirsi geneticamente del PD, continua a mostrare le spalle larghe e a non considerare altro movimento politico all’infuori di quello in cui è nato.
L’Opposizione intanto è “disponibile” e chiede alla Maggioranza un atto di “coraggio”
L’Opposizione, intanto, è stata chiara: anziché richieste, proposte e minacce, avrebbe preferito sin da subito una decisione forte e concreta della Maggioranza, che però ancora non è arrivata. La Minoranza ha chiesto ai Consiglieri “avversari” di sedersi insieme al tavolo e decretare la fine di questa stagione. Loro si sono detti già pronti e disponibili, senza altre mediazioni.


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