Osama Almasri arrestato, nella giornata odierna, a Tripoli su ordine del procuratore generale che ne ha disposto il trasferimento in custodia cautelare. Lo ha reso noto “Libya 24″ sul suo account di ‘X’. La Procura generale libica ha ordinato il suo rinvio a giudizio con l’accusa di aver torturato detenuti e di aver procurato la morte di uno di loro nel carcere di Tripoli. In una nota diffusa dall’ufficio del Procuratore generale libico si legge che dalle indagini condotte su Almasri sono state acquisite ”informazioni pertinenti in merito alle violazioni dei diritti dei detenuti presso l’Istituto principale di riforma e riabilitazione di Tripoli”. In particolare, prosegue la nota, ”è stato accertato che dieci detenuti sono stati sottoposti a tortura e a trattamenti crudeli, disumani e degradanti, con la conseguente morte di uno di loro a causa delle torture subite”.
La Procura libica precisa inoltre che, ”sulla base dell’interrogatorio dell’imputato e della disponibilità di prove sufficienti”, è stata disposta la custodia cautelare di Almasri in quanto ‘‘responsabile della gestione delle operazioni e della sicurezza giudiziaria in attesa degli sviluppi investigativi, con rinvio della causa al tribunale competente una volta completate le procedure legali”.
L’ufficio del Procuratore generale conclude affermando che ”le indagini proseguono al fine di accertare la responsabilità di tutti i soggetti coinvolti in tale violazione e la tutela dei diritti dei cittadini in tutte le istituzioni giudiziarie”.
Governo italiano a conoscenza del mandato di cattura
L’Esecutivo italiano era a conoscenza dell’esistenza di un mandato di cattura emesso dalla Procura Generale di Tripoli a carico del libico Almasri già dal 20 gennaio 2025. E’ quanto si apprende da fonti di governo, che spiegano come in quella data il Ministero degli Esteri italiano avesse ricevuto, pressoché contestualmente con l’emissione del mandato di cattura internazionale della Procura presso la Corte Penale Internazionale de L’Aja, una richiesta di estradizione da parte dell’Autorità giudiziaria libica.
Questo dato – proseguono le stesse fonti – ha costituito una delle fondamentali ragioni per le quali il Governo italiano ha giustificato alla Cpi la mancata consegna di Almasri e la sua immediata espulsione proprio verso la Libia. Tutto ciò – spiegano – è facilmente riscontrabile da chiunque sul sito della Corte, ed è stato ampiamente illustrato in sede di Tribunale dei ministri, di Giunta per le autorizzazioni della Camera e nell’Aula della stessa Camera: “è pertanto singolare che questo elemento, obiettivo e pubblico, rappresenti una assoluta novità per tanti esponenti delle opposizioni“, viene spiegato.
La novità reale rispetto al 20 gennaio 2025, si sottolinea, è invece quanto avvenuto a Tripoli con gli scontri armati scoppiati nel maggio 2025, innescati dall’uccisione di Abdelghani Gnewa Al Kikli. A seguito di ciò, la Forza Rada, di cui Almasri è esponente di spicco, è stata indebolita militarmente e politicamente, e ha subito un ridimensionamento, con una importante cessione di fatto del monopolio delle funzioni di sicurezza delegate e della capacità di controllo del territorio. Proprio questo contesto di ridotta autonomia della Forza Rada, concludono le stesse fonti, ha reso oggi il fermo di Almasri non solo materialmente possibile, ma anche funzionale a obiettivi interni del Governo di Unità Nazionale libico.


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