Una vera e propria “spy story”, come l’ha definita Paolo Del Debbio nella presentazione di “Dritto e Rovescio“. Continua a far discutere il caso riguardante le parole di Francesco Saverio Garofani, consigliere del presidente Mattarella, che nel corso di una cena ha auspicato un cambio di governo, dimostrandosi preoccupato per la popolarità di Giorgia Meloni che potrebbe addirittura arrivare al Colle per il dopo Mattarella.
Un comportamento che infrange la terzietà della carica più importante dello Stato, quella che dovrebbe garantire il pluralismo politico fra destra e sinistra, e invece auspica, come un politico del PD, uno “scossone” per far cadere l’attuale Maggioranza in favore della sinistra. Uno scandalo che mette in crisi le più alte sfere della politica italiana. A un iniziale tentativo di gettare il tutto in caciara, parlando di attacco alla presidenza della Repubblica, tesi cavalcata dalla sinistra, ha fatto seguito un’ammissione da parte dello stesso Garofani che ha parlato di semplici chiacchiere fra amici, di fatto ammettendo però di aver espresso tali posizioni.
Per la sinistra però, non basta nemmeno l’ammissione. Davide Faraone, esponente siciliano di Italia Viva, ha accusato duramente Maurizio Belpietro, diretto de “La Verità”, che per primo ha fatto uscire la notizia, di aver dato credito a fake news con fonti di dubbia esistenza.
Lo scontro Belpietro-Faraone a “Dritto e Rovescio”
Davide Faraone, invitato a commentare la vicenda, ha dichiarato: “sono stupito che si possa costruire un caso (del genere, ndr). Ma sono anche abituato. Quando c’è un governo che governa male come sta accadendo in questo periodo con la Meloni, non sta centrando nessun risultato in ambito economico, non sta centrando nessun risultato in ambito di garanzia della sicurezza degli italiani, bisogna costruire dei casi. E su questo Belpietro è un maestro: prende un’e-mail di un anonimo, Mario Rossi, la fa diventare un editoriale di un giornalista de “La Verità”. Una menzogna su una menzogna espressa da qualcuno che non esiste, virgolettando delle frasi che non andavano virgolettate e spiattellandola alla pubblica opinione per dire che la Meloni è vittima di un complotto del Quirinale. Mattarella, garante della democrazia, complotterebbe per cacciare la Meloni e tutto questo viene rilanciato dal capogruppo del partito di Maggioranza.
Perchè fin quando Belpietro, che ha deciso di titolare il suo giornale “La Verità” ma se lo chiamava “La Falsità” era più coerente rispetto all’informazione che mette in campo, è questo accade. Ma se il capogruppo del partito di Maggioranza relativa, accrediti la tesi che Mattarella lavori nel buio per cacciare la Meloni, io lo reputi gravissimo. Trasformare delle parole dette in libertà in un caso politico, io credo che sia grave, in un Paese in cui le fake news la fanno da padrone. Tant’è che Belpietro è uno stalker di Mattarella e un grande amico di Putin“.
Vista la gravità delle accuse proferite, Belpietro ha espresso la volontà di querelare Faraone: “spero che l’onorevole Faraone non si nasconda dietro l’immunità parlamentare, perchè dopo aver appreso quello che ha appena detto, penso che sia necessario che lo quereli per avere detto che sono amico di Putin. Non lo conosco e lo definisco un criminale. Ho detto, dall’inizio, che la guerra in Ucraina l’avrebbero pagata gli italiani e gli europei e l’avrebbero pagata cara. Cosa che un governo, di cui lei faceva parte, doveva dire agli italiani: da ora in avanti pagherete le bollette più care, il doppio o il triplo, perchè abbiamo deciso di fare alcune cose per sostenere l’Ucraina“.
Successivamente Belpietro ha sottolineato come venga meno la terzietà del Presidente della Repubblica se un suo stretto consigliere si comporta come un politico del PD. “Quell’e-mail pubblicata non è anonima. Toglietevi dalla testa che io abbia pubblicato una cosa di cui non avessi conoscenza, non sapessi com’è andata, raccontando i fatti come sono accaduti. La prova definitiva è stata la conferma di questo signore. Perchè non chiedete a lui perchè va, in un ristorante davanti a 20 persone, con i tavoli intorno, a dire come sia possibile battere Giorgia Meloni che ha al fianco, qualche giorno dopo, al tavolo del Consiglio Supremo della Difesa, a parlare di sicurezza nazionale?“.
A quel punto Faraone si è lanciato in una serie di castronerie in ambito giornalistico da far vergognare l’intera Sicilia: “tiraci fuori anche qual è la fonte. Perchè uno trasparente e corretto come te dovrebbe fare due cose: tirare fuori la fonte e tirare fuori l’intercettazione. Solo così tu puoi dire la verità dicendo che Faraone sta mentendo. Tu così tieni anonima la verità, stai nascondendo l’intercettazione dicendo di averla. Tu hai anche virgolettato ‘provvidenziale scossone’, pronunciata da Garofani ma non c’era nessun virgolettato. Tu fai il giornalista, tu hai il dovere della verità, di verificare le fonti, di non virgolettare quello che dalle persone non è espresso direttamente. Invece, tu sei la negazione di un mestiere che dovresti praticare correttamente“.
Belpietro, che sicuramente non è uno al quale va spiegato come fare giornalismo, ha risposto con una vera e propria lezione sulla materia: “se lei avesse letto la legge che regola l’ordinamento dei giornalisti, saprebbe che i giornalisti devono proteggere le fonti. Altrimenti sono passibili di essere censurati. Io non ho mai parlato di intercettazione. Le intercettazioni le dispongono i magistrati. Se mai fosse stata, sarebbe stata una registrazione. Io ho pubblicato una notizia vera, certificata e confermata da quel signore che non ha smentita una riga. Io le notizie le pubblico e non le nascondo e per questo sono stato anche licenziato dal suo capo. Quando pubblico le notizie ai politici non piacciono, fanno pressioni e cercano di farmi licenziare“.
La verità che dà fastidio
Una questione che tocca da vicino chi fa informazione, come noi di StrettoWeb. Spesso notizie date in anteprima, scoop ed esclusive, vengono messe in dubbio per il semplice fastidio di non pensarla allo stesso modo, di essere poco obiettivi davanti alla realtà dei fatti per affetti, parentele, tifo sportivo o politico. Notizie che poi non ricevono smentite dai diretti interessati, che magari confermano pure, come nel caso di Belpietro e Garofani.
Si chiede ai giornalisti di tradire le fonti, di renderle pubbliche, contravvenendo a una regola sacra della professione, conosciuta da chiunque abbia preso in mano una penna o premuto un tasto su una tastiera per scrivere un articolo con cognizione di causa. E tutelata dalle norme dello Stato, a garanzia dell’informazione e della democrazia.
Oggi fa comodo pensare che un ex politico del PD, consigliere del Presidente della Repubblica, debba essere super partes anche quando esprime chiaramente il desiderio di vedere la destra crollare. E il problema la sinistra, garante della libertà e del pluralismo, pronta a urlare al fascismo per qualsiasi cosa, non lo vede nella gravità delle dichiarazioni che mettono in dubbio la terzietà della Presidenza della Repubblica, ma in un giornalista che, rispettando perfettamente il suo ruolo e il suo codice deontologico, protegge le proprie fonti dando una notizia vera e confermata dal diretto interessato. Roba da matti.


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