Tajani alla Camera: “spiraglio di pace storico ma Hamas va fermata”. La situazione degli italiani e cosa succederà ora

Antonio Tajani parla alla Camera della situazione a Gaza: dal piano di pace all'abbordaggio della Flotilla, dalla posizione del governo alla situazione degli italiani

Il percorso per la pace non sarà facile, ma se tutti i protagonisti – Stati Uniti, Israele, i Paesi arabi responsabili, la stesso Autorità palestinese – avranno la forza e la lungimiranza di percorrerlo fino in fondo, potrebbe essere la svolta che cambia la storia del Vicino Oriente“. È quanto dichiarato il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, nelle Comunicazioni alla Camera sui recenti sviluppi della situazione nella Striscia di Gaza. “Forse per la prima volta dopo due anni di conflitto drammatico, dopo immani sofferenze, si intravede un concreto spiraglio di pace. Certo non è il caso di nutrire illusioni premature“.

“Gaza non è Hamas”

Gaza non è Hamas, i palestinesi non sono Hamas. Sono le prime vittime di Hamas. Purtroppo queste nostre richieste sono state disattese, gli abitanti di Gaza, usati come ostaggi o come scudi umani dai terroristi, hanno subito in modo drammatico gli effetti dell’azione militare di Israele che è andata ben al di là del diritto all’autodifesa“.

“Grazie alle opposizioni”

Voglio ringraziare anche tutti i parlamentari, compresi qualificati esponenti dei gruppi di opposizione, che hanno sostenuto queste iniziative umanitarie anche segnalandomi alcuni casi molto urgenti, persone gravemente malate che siamo riusciti a portare in Italia e ai quali stiamo garantendo tutta l’assistenza medica necessaria“.

Abbas a Roma il 7 novembre

Il 7 novembre siamo pronti ad accogliere qui a Roma in visita il presidente Abbas, per proseguire nel dialogo e lavorare insieme per rafforzare l’Autorità nazionale palestinese con lo sguardo rivolto alla ricostruzione. Siamo anche lieti di avere accolto poche settimane fa la nuova ambasciatrice di Ramallah che ha presentato le lettere credenziali al Quirinale“.

La situazione degli italiani a Gaza

Sono sollevato dal constatare che le regole di ingaggio siano state rispettate e che fino a questo momento non si registrino atti di violenza o complicazioni nelle operazioni delle forze israeliane” per fermare la Flotilla. Tajani ha aggiunto di aver avuto una nuova telefonata con il collega israeliano Gideon Sa’ar, “al quale ho chiesto ancora una volta garanzie per il trattamento dei nostri connazionali e mi è stato risposto in maniera affermativa“.

Ieri sera, quando le imbarcazioni erano ormai prossime alle acque di Gaza, la Flotilla è stata fermata dalle autorità israeliane. Gli abbordaggi sono stati pacifici e senza violenze e preparati da numerose misure di avvicinamento, partendo dalla nave madre Alma“.

Secondo quanto appreso dalla nostra Ambasciata a Tel Aviv, la Marina israeliana ha impiegato più di 16 navi nell’operazione, che si concluderà nella giornata di oggi, per le precauzioni adottate per evitare incidenti. L’arrivo ad Ashdod richiederà ancora diverse ore di navigazione“, ha precisato il titolare della Farnesina.

Al momento sarebbero 22 gli italiani (che si trovavano a bordo della Flotilla, ndr) fermati. Continuiamo a monitorare la situazione“. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, nelle Comunicazioni alla Camera sui recenti sviluppi della situazione nella Striscia di Gaza.

Come ampiamente annunciato, una volta in porto ad Ashdod i membri della Flotilla verranno identificati e fermati, per poi essere trasferiti nei giorni successivi con voli charter in Europa“, ha aggiunto Tajani.

Secondo le informazioni disponibili, raccolte attraverso l’Unità di Crisi, che sta seguendo passo dopo passo la situazione, tutti i nostri connazionali sono in buone condizioni“, ha evidenziato il vice premier.

Già da venerdì potrebbero avvenire le prime partenze (degli italiani, ndr), soprattutto per chi accetterà di lasciare volontariamente Israele. Per chi rifiuterà l’espulsione immediata, sarà necessario attendere il provvedimento di respingimento dell’autorità giudiziaria israeliana, che potrebbe richiedere 48-72 ore“.

Il ministro ha poi ricordato che “sin da prima della partenza della Flotilla, avevamo fatto tutto il possibile per segnalare i pericoli di questa iniziativa, ne avevo parlato a lungo con la portavoce, facendo appello al senso di responsabilità, ricordandole i gravi rischi insiti nell’operazione“.

Tutti i nostri appelli, le stesse autorevoli parole del Presidente della Repubblica Mattarella, sono stati ignorati“, ribadisce Tajani, assicurando che “continueremo a seguire minuto per minuto, attraverso l’Unità di Crisi e la nostra ambasciata a Tel Aviv, il proseguo delle operazioni, fornendo assistenza ai nostri connazionali in vista del loro rientro in Italia“.

Su mie istruzioni – ha proseguito Tajani – il consolato a Tel Aviv e il consolato generale a Gerusalemme assisteranno tutti gli italiani, sia al porto sia nelle procedure di rimpatrio. Già da questa notte i due consolati in contatto con i legali dei cittadini italiani imbarcati“.

La nave Karma dell’ong Arci con a bordo, tra gli altri, l’onorevole Scotto e l’europarlamentare Corrado, entrambi del Pd, si è staccata dalla Flotilla. E’ stata autorizzata a sbarcare ad Ashdod e la nostra ambasciata sta cercando di fargli avere ulteriore autorizzazione a sbarcare gli aiuti alimentari e a ripartire con i due onorevoli per Cipro e Grecia“, ha confermato Tajani, nelle sue repliche alla Camera.

“Hamas deve essere disarmata”

Sono certo che anche l’opposizione si riconosce e sostiene questi principi“. Ha dichiarato il ministro degli Esteri Antonio Tajani. “Hamas deve essere disarmata e non deve avere alcun ruolo nel futuro di Gaza – ha elencato il ministro – Tutti gli ostaggi devono essere rilasciati, devono cessare i bombardamenti e le operazioni militari israeliane a Gaza, l’accesso di aiuti umanitari deve essere ripristinato, pieno sostegno al piano arabo per la ricostruzione di Gaza“.

Tajani ha ricordato che nei numerosi incontri avuti a New York nei giorni scorsi “ho riscontrato la più ampia condivisione di questi principi, che rappresentano l’unica base credibile per arrivare a due Stati in grado di convivere in pace e sicurezza“.

Israele e l’Autorità nazionale palestinese hanno accolto il piano di pace americano, molti importanti Paesi arabi e musulmani hanno fatto la stessa cosa, per Gaza si profila un futuro governato da rappresentanti arabi, un graduale ma rapido ritiro delle forze di Israele, un ambizioso piano di ricostruzione con capitali sauditi, americani e non solo. Tutto ora dipende da Hamas, dalla risposta che darà. La salvezza o la tragedia per la popolazione di Gaza dipendono dalle loro scelte, ma i primi segnali che arrivano ci lasciano ben sperare“.

“A Israele diciamo ‘fermatevi’. Ad Hamas abbiate pietà dei palestinesi”

A Israele ripetiamo ‘basta, fermatevi’! A Hamas diciamo fatevi da parte, rinunciate al vostro sogno criminale, abbiate pietà del popolo che dite di difendere. Diciamolo tutti insieme, senza più dividerci“.

È quello che chiede e ci chiede la grande maggioranza degli italiani. È quello che un grande Paese ha il dovere di fare – ha scandito Tajani – E l’Italia è certamente un grande Paese, un grande faro di civiltà, che ha il dovere di difendere con tutta la sua forza, con tutti i suoi strumenti e, in tutto il mondo, un valore sacrosanto: quello della pace“.

“Studenti palestinesi in arrivo in Italia”

Ieri sera è arrivato (a Roma, ndr) il primo gruppo di studenti palestinesi, ne arriveranno – credo 100-150 nei prossimi giorni. L’Italia – ha ricordato Tajani – è stata la prima, infatti, ad avviare un corridoio riservato agli universitari con l’obiettivo di formare la futura classe dirigente palestinese. Anche in questo caso ringrazio gli esponenti parlamentari di maggioranza e opposizione per le loro segnalazioni“.

Il piano di pace di Trump

La politica estera di un grande Paese come l’Italia deve essere “condivisa”. E’ l’appello che il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha fatto all’opposizione durante le comunicazioni alla Camera sul Medio Oriente. “Come in tante altre occasioni – spiega il titolare della Farnesina – anche oggi considero il confronto parlamentare non come un semplice riconoscimento delle richieste dell’opposizione, ma l’occasione per una riflessione, che deve essere comune, su un tema come la politica estera, sul quale una grande democrazia europea dovrebbe essere capace di non dividersi“.

Quindi, parlando dei principi del piano di pace presentato tre giorni fa da Donald Trump per la soluzione del conflitto a Gaza, Tajani rinnova “un appello a tutte le forze politiche presenti in Parlamento: il Paese, l’intero Paese, non può non riconoscersi in questi principi e in questi obbiettivi“.

La politica estera basata sui valori della società aperta, dei diritti della persona, della pace giusta e dignitosa, del soccorso ai più deboli, della libertà, non può che essere una politica estera condivisa“, scandisce il ministro, ricordando che si tratta di “un principio che il centrodestra guidato da Berlusconi ha affermato e ha messo in pratica quando si è trovato all’opposizione: ricordo fra tutti il voto a favore della missione Unifil nel 2006“. “Un principio – tiene a sottolineare – che Giorgia Meloni ha fatto suo negli anni del governo Draghi“. “Uniamo le forze per la pace e per il soccorso a chi soffre!“, conclude Tajani.

Il riconoscimento dello Stato di Palestina

Il governo è pronto al riconoscimento dello Stato di Palestina se saranno soddisfatte alcune precondizioni irrinunciabili: il rilascio di tutti gli ostaggi, il disarmo di Hamas e la sua esclusione da ruoli politici e di governo“. Ha ribadito il ministro degli Esteri, Antonio Tajani. “Questo significa che in nessuna forma, in nessun modo, Hamas potrà avere un ruolo in quei territori. Significa che il terrorismo dev’essere bandito per sempre. Significa che devono prevalere la ragione, la pace, la libertà“, ha proseguito Tajani, sottolineando che “noi crediamo da sempre nella soluzione ‘due popoli, due Stati’, quella che le Nazioni Unite avevano indicato dal 1948, e che i leader arabi di allora non vollero accettare“.

L’Italia sostiene fermamente il sogno di questo popolo di avere un proprio Stato“, ha scandito il titolare della Farnesina, evidenziando che “ogni piano di deportazione o di occupazione della Striscia ci ha sempre visto naturalmente ed apertamente contrari“.

La condanna all’antisemitismo

Per il Parlamento e il Paese “è un dovere assoluto essere uniti” anche contro l’antisemitismo. Lo dice il ministro degli Esteri Antonio Tajani nelle sue comunicazioni alla Camera, dopo aver fatto appello all’opposizione perché sostenga i principi del piano di pace per la soluzione del conflitto a Gaza. Bisogna essere uniti, è il monito, nella “condanna, severa e concreta di ogni forma di antisemitismo, un mostro inquietante che si va riaffacciando nelle nostre società“.

Naturalmente è del tutto legittimo criticare il governo di Israele, anche noi abbiamo dissentito molte volte – sottolinea Tajani – Ma chi aggredisce le persone in strada perché indossano abiti ebraici, chi distrugge o compie vilipendio su luoghi sacri dell’ebraismo, chi irride i morti della Shoah e ne esalta i carnefici, chi chiede la distruzione dello Stato di Israele ‘dal fiume al mare’ non è un critico del governo israeliano, è un antisemita, che rappresenta un retaggio infame delle nostre società“.

Ed è importante ribadirlo con forza proprio oggi, mentre Israele e tutte le comunità ebraiche nel mondo si fermano per ricordare Yom Kippur, la festività più sacra di tutto l’ebraismo – prosegue il ministro – La nostra Europa, la nostra Italia non possono essere antisemite, perché si fondano sull’incontro fra le radici giudaico-cristiane e quelle greco-romane da cui nasce la nostra civiltà, che non deve cancellare il ricordo di un passato fatto di leggi razziali e di atrocità perpetrate contro l’umanità. Proprio per questo – conclude – dobbiamo essere uniti nel dire ‘mai più’ ma anche nel fare tutto il necessario perché ‘mai più’ diventi realtà“.

L’Italia farà la sua parte per la pace

Sul “piano di pace” per mettere fine alla guerra nella Striscia di Gaza “l’Italia è pronta a fare la sua parte. Lo ha confermato domenica scorsa il presidente del Consiglio in un colloquio telefonico con il presidente degli Stati Uniti. Io stesso l’ho detto più volte, anche in quest’Aula“. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, nelle Comunicazioni alla Camera sui recenti sviluppi della situazione nell’enclave palestinese.

Solo pochi giorni fa – ha ricordato Tajani – l’ho voluto ribadire dal podio dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, nel corso della Conferenza sulla Palestina“.

Non rinuncio a credere in un futuro di coesistenza pacifica nel quale la disponibilità di capitali, tecnologia, risorse umane, grandi spazi possa fare di quelle terre, nelle quali è nata la civiltà, una delle avanguardie dello sviluppo mondiale nel 21° secolo“, ha sottolineato Tajani, ammettendo poi: “ma naturalmente non è ancora il momento di sognare, dobbiamo occuparci di un oggi, che è fatto di miseria, dolore, sofferenza, paura“.

Per questo, ha rivendicato il ministro, “l’Italia dal primo giorno ha scelto di operare con concretezza, senza proclami, senza provocazioni, senza gesti controproducenti, con due obbiettivi chiarissimi: favorire la de-escalation, mantenendo un dialogo costante e sereno con tutte le parti, anche le più lontane, da Israele all’Autorità nazionale palestinese, dall’Iran ai Paesi del Golfo, alla Turchia, e contenere per quanto possibile le sofferenze della popolazione civile“.

Io voglio ribadire ancora una volta l’impegno del governo a sostegno delle iniziative degli Stati Uniti, del piano proposto a Israele, ma che ha avuto già il consenso dell’Autorità nazionale palestinese e di tanti altri Paesi“. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, nelle sue repliche alla Camera.

Stiamo lavorando anche con le autorità qatarine e con i turchi perché si convinca Hamas ad accettare la proposta. Le risposte che abbiamo già avuto è quella di un orientamento favorevole alla proposta, con alcuni chiarimenti e correttivi“, ha concluso Tajani.