“La Calabria torna al voto, e questa volta non può permettersi di galleggiare. Il Mid Term estivo creato da Occhiuto, non è solo un test elettorale: è l’occasione per trasformare una regione marginalizzata in un laboratorio di politica industriale, demografica e culturale. Basta gestire l’emergenza: è tempo di progettare il futuro”. E’ quanto afferma Nino Liotta, ex consigliere comunale, innovatore della Regione dello Stretto. “Tre traiettorie possono segnare l’inizio di una svolta. Reggio Calabria, ad esempio, potrebbe smettere di essere l’ultima fermata dell’alta velocità e diventare un hub mediterraneo carbon free: una città laboratorio per la transizione energetica, con mobilità elettrica, rigenerazione urbana e attrazione di talenti. Le università, da parte loro, stanno formando una generazione che non vuole più partire“, aggiunge Liotta.
“È qui che può nascere una politica di permanenza: borse di studio vincolate al territorio, incubatori universitari, percorsi di alta formazione che rendano più gravoso il rischio di scegliere tra ambizione e radici. E poi i borghi, oggi svuotati e relegati a funzioni decorative, che potrebbero tornare a essere luoghi di produzione: con incentivi mirati, rilocalizzazione industriale leggera, filiere agroalimentari e digitali. Non serve nostalgia, serve funzione. Ma queste traiettorie non bastano se restano scollegate. Serve una regia“, prosegue Liotta.
Infrastrutture
“Sul piano infrastrutturale, il nodo non è la quantità di progetti, ma la loro coerenza. La SS 106, l’elettrificazione della linea ionica, l’alta velocità Salerno-Reggio, collegamenti stabili ed efficienti sullo Stretto: ciascuno ha potenziale trasformativo, ma solo se inserito in una visione logistica integrata. Non servono opere isolate, ma un disegno complessivo che riposizioni la Calabria come snodo mediterraneo. Per questo, occorre istituire un’agenzia regionale per la mobilità, capace di dialogare con l’Europa e con l’Africa, e di costruire traiettorie, non solo cantieri”, puntualizza Liotta.
Energia
“Lo stesso per l’energia. Il DRI per la siderurgia, il rigassificatore di Gioia Tauro, le centrali a gas e le rinnovabili non devono essere progetti isolati ma tasselli di un piano industriale regionale che punti alla decarbonizzazione e alla reindustrializzazione. L’obiettivo non è solo produrre energia, ma usarla per generare valore, occupazione, filiere. Serve una politica industriale che leghi questi asset a una strategia di lungo periodo, capace di attrarre investimenti e competenze“, sottolinea Liotta.
Tema demografico
“Il tema demografico, poi, non può più essere trattato come una variabile esterna. Entro il 2080, la Calabria rischia di perdere quasi metà della sua popolazione: un’emorragia silenziosa che compromette welfare, produttività, coesione sociale. È tempo di agire con misure radicali. Un “reddito di permanenza” per giovani under 35 che scelgono di restare, formarsi e investire nel territorio non è assistenzialismo, ma investimento strategico sul capitale umano, l’unico vero moltiplicatore di futuro. In questo scenario, si sta affacciando una dinamica che merita attenzione: i flussi migratori di ritorno. Sempre più giovani, dopo esperienze fuori regione o all’estero, scelgono di tornare in Calabria per avviare attività imprenditoriali, soprattutto in ambito agricolo. Non si tratta di un ritorno nostalgico, ma di una scelta strategica. Questi nuovi imprenditori — spesso under 40, con formazione universitaria e competenze digitali — stanno trasformando l’agricoltura calabrese in chiave innovativa, sostenibile e multifunzionale. È una forma di reindustrializzazione dal basso, che coniuga territorio, tecnologia e visione”, evidenzia Liotta.
“Resto al Sud”
“Incentivi come “Resto al Sud” e le misure per l’agricoltura 4.0 stanno contribuendo a consolidare questo trend, che potrebbe diventare uno dei pilastri della rinascita demografica e produttiva della regione. Ma nessuna strategia può funzionare se non cambia il modo in cui la Calabria viene raccontata — e valutata. Serve una svolta comunicativa, certo, ma anche una nuova grammatica dell’accountability. Rendere conto non significa solo mostrare ciò che si è fatto, ma anche ciò che non si è riusciti a fare e perché. In una regione fragile, la vera trasparenza è legare ogni decisione al suo impatto futuro, a chiarare la visione che la guida, a costruire fiducia attraverso risultati misurabili“, rimarca Liotta.
L’accountability non è burocrazia
“L’accountability non è burocrazia: è direzione, responsabilità intergenerazionale, superamento dell’assistenzialismo. È il patto minimo per chiedere fiducia e generare autonomia. La Calabria non può continuare a essere raccontata come problema: deve diventare proposta. Occorre una campagna internazionale che ne valorizzi il profilo strategico, la giovinezza demografica, la centralità geografica, la capacità di innovazione. Bisogna ribaltare la narrazione, smettere di chiedere indulgenza e iniziare a offrire visione. La Calabria può essere soluzione, se si ha il coraggio di proporre, non solo di gestire. Questo Mid Term non è una semplice scadenza elettorale. È un bivio storico. Da una parte, la continuità dell’emergenza; dall’altra, l’avvio di una strategia. O si accende un progetto, o si spegne una regione. La scelta non è tecnica, è politica. E il tempo per decidere è adesso”, conclude Liotta.



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