“Tra dimissioni lampo, segretari di partito in conflitto e candidature personali, la crisi etica della politica calabrese si mostra in tutta la sua evidenza. Le urne delle regionali calabresi si sono chiuse restituendo un quadro impietoso: nessun cittadino reggino può davvero dirsi vincitore. Dietro la parvenza di una competizione democratica, si nasconde ancora una volta il trionfo della partitocrazia, interessata più a consolidare equilibri interni che a rispondere ai bisogni reali del territorio”. Comincia così il pensiero dell’ex assessore reggino Luigi Tuccio il giorno dopo la rielezione di Roberto Occhiuto a Governatore calabrese.
“Una politica che si alimenta di sé stessa e dei propri dirigenti, e che da troppo tempo ha smesso di guardare ai cittadini come protagonisti del cambiamento. Con un 60% di cittadini rimasti a casa, il segnale è chiaro: la Calabria non crede più nella politica. L’astensione non è apatia, ma un atto di accusa silenzioso, il segno di una profonda disillusione verso partiti che non rappresentano più nulla se non il proprio potere. È la sconfitta di una classe dirigente che ha smarrito la dimensione etica del proprio ruolo e il contatto con la realtà”.
“Emblematica, in tal senso, è la vicenda del governatore uscente, che dopo essersi dimesso ha deciso di ricandidarsi immediatamente, quasi a voler lanciare una sfida a chi lo indaga e a chi ancora crede nella decenza istituzionale. Un gesto che rivela la totale perdita del senso del limite, e la convinzione che il potere politico possa essere gestito come proprietà personale, immune da ogni regola di responsabilità pubblica. Come se l’esercizio dell’azione penale non fosse obbligatoria ma un opzione del Pm”.
L’atteggiamento dei segretari regionali e i personalismi dentro le stesse forze politiche
“Un messaggio devastante per i cittadini. Ma non meno grave è l’atteggiamento dei segretari regionali dei principali partiti, che in questa tornata hanno scelto di sostenere apertamente un solo candidato, abbandonando gli altri della propria lista. Un comportamento che svela la logica del “cerchio magico”, dove l’interesse di pochi prevale sul progetto politico comune. E come se non bastasse, la segretaria regionale di Fratelli d’Italia ha scelto di candidarsi personalmente, segno evidente di una classe dirigente priva di radicamento, incapace di valorizzare energie nuove o di costruire consenso reale sul territorio”.
“La nomina del vice presidente disvelerà ogni ulteriore e definitiva strategia. In questo quadro, l’unico vero reggino eletto rimane il sindaco di Reggio Calabria, che — tra mille ostacoli — ha dovuto combattere non solo contro gli avversari, ma anche contro il proprio segretario regionale, apertamente schierato con il sindaco di Palmi. Una vicenda che dimostra come persino all’interno delle stesse forze politiche prevalgano personalismi e rivalità invece di una visione condivisa per la città”.
“Reggio resta così spettatrice del proprio destino, intrappolata in una politica che non rappresenta più la comunità ma solo se stessa. Fino a quando la gestione del potere prevarrà sulla credibilità, il 60% di astensione resterà la voce più onesta e più politica di tutte: la voce di chi ha scelto di non legittimare un sistema che ha perso il senso dell’etica e della responsabilità”.


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