Dietro lo striscione “Democrazia al lavoro” si sono radunati i manifestanti del corteo nazionale organizzato a Roma dal gruppo sindacale Cgil. La mobilitazione, per protestare contro la manovra di Governo, è partita da piazza della Repubblica. Centinaia di bandiere rosse che portano la sigla della Cgil, bandiere palestinesi e della pace. Il Pd partecipa con una delegazione composta da Marta Bonafoni, Andrea Casu, Annalisa Corrado, Gianni Cuperlo, Alfredo D’Attorre, Arturo Scotto e Nicola Zingaretti.
Il corteo è giunto in piazza San Giovanni per gli interventi previsti in scaletta, come quelli del giornalista Sigfrido Ranucci, di Luc Triangle, segretario generale dell’Ituc, e di Maurizio Landini, segretario generale della Cgil. L’iniziativa è stata proclamata per chiedere l’aumento di salari e pensioni, maggiori investimenti nella sanità e nella scuola, una riforma fiscale, per dire no alla precarietà e al riarmo.
“Salvini dice che parlo da ministro di un governo Schlein? No, è lui che non parla da ministro. Io ministro non lo sono, faccio il sindacalista, lui che invece è anche vicepresidente del consiglio dovrebbe risolvere i problemi. Non è lui che ha vinto le elezioni, dicendo che avrebbe cambiato la legge Fornero?”. Lo ha dichiarato il segretario generale della Cgil Maurizio Landini in un punto stampa alla testa del corteo della manifestazione. “Invece – ha aggiunto – quello che hanno fatto è far diventare l’Italia il paese con l’età pensionabile più alta di tutta Europa. E siamo di fronte al fatto che i giovani sono precari e non hanno nemmeno un futuro previdenziale. Chi ha raccontato balle è Salvini che aveva promesso che se andava al governo cancellava la Fornero e in realtà è riuscito a peggiorarla”.
Possibili scioperi contro la manovra? “Non escludiamo nulla. Oggi vogliamo dimostrare che c’è una parte molto importante di questo paese che scende in piazza e chiede cambiamenti – spiega – se non saremo ascoltati e non sarà modificata radicalmente una legge che consideriamo sbagliata, valuteremo e non escludiamo assolutamente nulla. Di sicuro non finisce qui la nostra mobilitazione, se le cose non cambiano”.
“Abbiamo invitato Sigfrido Ranucci perché vogliamo esprimergli la nostra solidarietà e siccome la Rai è un servizio pubblico, e noi tutti paghiamo le tasse, pensiamo sia totalmente sbagliato tagliare, come è stato fatto, il giornalismo di inchiesta e che sia totalmente sbagliato limitare la libertà di stampa, perché questo vuol dire”.


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