“Signor Direttore, negli ultimi giorni un gruppo di parlamentari ed eurodeputati appartenenti al Partito Democratico, al Movimento 5 Stelle e ad Alleanza Verdi–Sinistra – fra cui Corrado, Lucano, Lupo, Marino, Orlando, Ruotolo, Scuderi, Tridico e Antoci – ha incontrato a Roma la Commissaria europea per l’Ambiente, Jessika Roswall, per esprimere le proprie “profonde preoccupazioni” sul progetto del Ponte sullo Stretto di Messina, chiedendo alla Commissione Europea di vigilare e, di fatto, di intervenire contro l’Italia”. Lo afferma in una nota il Prof. Veronese Simone Presidente dell’Associazione Amici del Ponte.
“È un gesto politicamente gravissimo. Non si tratta di una discussione tecnica, ma di una manovra ideologica contro un’opera simbolo del riscatto del Mezzogiorno. Chiedere all’Europa di “fermare” il Ponte significa chiedere a un organismo esterno di bloccare un progetto di sviluppo nazionale, e dunque di colpire i cittadini calabresi e siciliani che da decenni attendono di essere collegati, di muoversi, di lavorare, di vivere in un territorio che non sia più isolato. È un atto contro l’Italia e contro gli italiani del Sud, un gesto che offende la dignità di un popolo e la speranza di una generazione”.
“Il Ponte non è un capriccio politico, ma un progetto infrastrutturale, economico e ambientale strategico per l’intero Paese. È la naturale evoluzione di una visione riformista e produttiva che unisce le sponde, crea occupazione e attrattività turistica, riduce le emissioni del trasporto marittimo e proietta l’Italia nel cuore del Mediterraneo. Chi oggi si oppone, lo fa non per ragioni ambientali, ma per ideologia e propaganda, difendendo un modello fallimentare che negli anni ha ridotto il Sud alla dipendenza e all’assistenzialismo”.
“Emblematica in questo senso è la figura di Mimmo Lucano, che incarna quel “modello Riace” trasformato in mito: un modello che, dietro la retorica del bene, ha vissuto e prosperato con i soldi dello Stato, spacciando per solidarietà ciò che in realtà è assistenzialismo permanente. Il cosiddetto benefattore Lucano ha costruito il suo sistema sui soldoni pubblici, distribuendo risorse senza creare sviluppo, lavoro o autonomia. È la stessa logica del Reddito di Cittadinanza, misura che può avere un senso solo come aiuto temporaneo, mai come strumento di immobilismo sociale. L’accoglienza e il welfare devono servire a reinserire le persone nella società, non a mantenerle in uno stato di dipendenza perpetua”.
“Il Ponte sullo Stretto rappresenta l’esatto opposto di questo modello: è la strada del lavoro, della crescita, della libertà e della dignità. Un’opera che restituisce al Sud la possibilità di tornare protagonista, di creare ricchezza vera e non elemosine di Stato. È un investimento sul futuro, non una spesa improduttiva”.
“La sinistra che oggi si oppone al Ponte è la stessa che, da trent’anni, ha distrutto la cultura del lavoro e del progresso, sostituendola con quella del sospetto e del “no a tutto”. Non è più la sinistra socialista e riformista di Giacomo Mancini, che costruiva autostrade e scuole; è la sinistra comunista del blocco, quella che difende burocrazie, privilegi e povertà strutturale. E mentre questi eurodeputati chiedono a Bruxelles di ostacolare l’Italia, il Ministro delle Infrastrutture e dei Lavori Pubblici Matteo Salvini lavora per connettere il Paese, per dare al Sud ciò che per decenni gli è stato negato: infrastrutture, lavoro, turismo e dignità”.
“Chi è contro il Ponte è contro il Mezzogiorno. Chi lo sostiene, sostiene l’Italia che vuole rialzarsi, quella che non accetta più di essere fanalino di coda dell’Europa ma vuole tornare baricentro del Mediterraneo. Per questo, come Presidente dell’Associazione “Amici del Ponte sullo Stretto”, dico con chiarezza: il Mezzogiorno non deve più essere il simbolo del “non si può”, ma quello del “finalmente si fa”. E chi oggi, da Roma o da Bruxelles, lavora per bloccare quest’opera, non difende l’ambiente, ma difende il passato. Il Ponte non è propaganda: è riscatto. È l’Italia che costruisce. È il Sud che si rialza”.


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