Il piano di pace di Trump è win-win: giustizia per Israele, per Hamas una resa concordata

Il Piano di Pace presentato da Donald Trump è una situazione win-win per tutte le parti in causa: Israele ottiene giustizia, a Gaza torna la pace e Hamas ottiene una resa concordata

Uno spiraglio di pace, l’unico perseguibile. Il Piano di Pace presentato da Donald Trump resta, ad oggi, l’unica speranza per far cessare le ostilità nella Striscia di Gaza e sperare in un futuro di pace e armonia fra Israele e Palestina. Netanyahu ha già dato il suo ok, manca la firma di Hamas che, seppur con un approccio favorevole alla proposta, ritarda ancora la propria risposta definitiva. Un ritardo che è l’unica ragione per la quale ancora non si è arrivati al silenzio delle armi. Eppure, il piano di Donald Trump presenta una situazione win-win per tutte le parti in causa.

Il piano di pace di Trump: Israele, Gaza e Hamas

Israele ottiene la cosa che gli spetta di diritto: giustizia. Netanyahu viene descritto come colui che ne uscirebbe vincitore dalla firma della pace, ma è una visione faziosa. Israele ottiene la restituzione degli ostaggi vivi e morti e li scambia con un numero ampiamente più grande di ergastolani palestinesi (per intenderci, fra le richieste di scambio, Hamas vuole indietro anche i corpi degli attentatori del 7 ottobre, non di neonati rapiti); ottiene la smilitarizzazione di Hamas, organizzazione terroristica che all’art. 1 del suo statuto afferma di volere la distruzione di Israele stesso; ottiene le garanzie che la Palestina non sia più una minaccia.

In sintesi, ottiene ciò che gli spetta: la sua gente, la fine di una minaccia, una convivenza pacifica. In quest’ultimo punto, anche la Palestina ottiene una vittoria importante. Oltre alla fine della guerra, obiettivo primario che rappresenta già un traguardo fondamentale alla base delle trattative, con il “Board of Peace” di Trump la Palestina verrà guidata come uno Stato vero e proprio, senza essere sottomessa a un’organizzazione terroristica. Israele non la occuperà, né la annetterà. Non c’è traccia di tutto ciò nel trattato di pace. La Palestina, finalmente pacifica, potrà convivere con Israele: non è forse questo il disegno di “2 popoli e 2 Stati”?

Veniamo ad Hamas. Premesso che in quanto terroristi, e dopo i fatti del 7 ottobre 2023, dover trattare per dare delle concessioni a tagliagole ed estremisti sia ripugnante e moralmente umiliante, il fatto che siano seduti a un tavolo di pace fa capire quanto possa essere inutile parlare della guerra nella Striscia sotto il profilo morale. Guerra e morale sono un ossimoro ben prima di Gaza e lo saranno anche dopo.

Tornando al dunque. Hamas lamenta che i punti scelti da Trump siano favorevoli a Israele. E ci mancherebbe pure… se lo fossero. Ma non lo sono. Come spiegato, Israele ottiene giustizia. Hamas ottiene non solo il ritiro dell’Idf, ma anche l’amnistia per i guerriglieri, perdonati dalle loro colpe, al prezzo di non avere un ruolo nella Palestina post conflitto. Anche qui, cosa potrebbero azzeccarci i jihadisti con una situazione di pace? Nulla.

Hamas ottiene una resa concordata. Un elemento tutt’altro che scontato, soprattutto se questa guerra la stai perdendo; se la leadership presente il 7 ottobre è stata eliminata insieme a circa l’80% dei suoi membri; soprattutto, se l’attacco ignobile compiuto 2 anni fa, in cui persero la vita 1200 israeliani e ne vennero rapiti 250, fosse (e lo è) la causa della risposta militare di Israele che oggi ferisce brutalmente Gaza.

Se è davvero la pace il fine ultimo di tutte le parti in cause, basta posare il fucile e ‘imbracciare’ una penna. Una firma affinchè Israele e Palestina vivano in pace e Hamas non sia più una minaccia.

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