“Bonocore riponga la bacchetta”: sindacati duri contro le affermazioni espresse su ATM nel consiglio comunale di Messina

In un comunicato congiunto, le sigle sindacali di Fit Cisl, Faisa Cisal e Orsa lanciano un duro appello contro il consigliere in merito alle dichiarazioni espresse nel corso del consiglio comunale tenutesi ieri

“In ossequio al ruolo statutario che regola l’azione sindacale a tutela dei diritti e della DIGNITA’ dei lavoratori, avvertiamo la necessità di intervenire in merito a un deprecabile episodio che si è consumato ieri, in diretta streaming, durante la seduta di Consiglio Comunale convocata per affrontare tematiche attinenti all’azienda di trasporto pubblico locale, ATM S.p.A.” Inizia così la nota congiunta delle sigle sindacali di Fit Cisl, Faisa Cisal e Orsa in merito a quanto accaduto ieri pomeriggio a Palazzo Zanca.

Il Consiglio Comunale di Messina tenutesi ieri, ha accesso – e non di poco – gli animi, complice l’argomento all’ordine del giorno sulla gestione di ATM S.p.a. Ai vari pareri contrastanti da parte di alcuni consiglieri sull’andamento del servizio di trasporto pubblico, e sul ruolo del Presidente Grillo, è emerso l’intervento del consigliere Concetta Bonocore, che rispetto a molti colleghi, ha espresso un parere controcorrente.

Il tutto è avvenuto dopo che il collega e consigliere Carbone ha espresso la volontà alla seduta di mettere ai voti una mozione che avrebbe portato alla creazione di un questionario anonimo da parte dei lavoratori ATM, dove potevano esprimere un indice di gradimento in merito alla loro posizione lavorativa A tale proposta, Bonocore si è espressa contraria, e, come riportato dal comunicato congiunto delle sigle Fit Cisl, Faisa Cisal e Orsa, il consigliere ha espresso le seguenti affermazioni: “Io non sono d’accordo a questo questionario, perché, sto attenta a quello che dico, io lavoro al centro per l’impiego ed ho a che fare con i lavoratori, presunti lavoratori. Non è che tutti i lavoratori hanno voglia di lavorare, quindi a volte ci vuole la bacchetta, perciò facciamoci questa domanda, ma sono tutti consapevoli del lavoro che fanno e di quello che fanno? Quindi chi ha a che fare col pubblico sa come ragionano”. Secondo le tre sigle sindacali, tali dichirazioni sono “al limite del censurabile”

Il duro appello alla Bonocore

Le tre sigle sindacali ammettono altresì: “Invitiamo il Consigliere Bonocore a porgere le proprie scuse a TUTTI i lavoratori messinesi per le infelici esternazioni che gettano discredito su chi giornalmente si impegna per fornire i servizi essenziali ai cittadini, Le rendiamo noto che nell’odierna società, civile e democratica, l’uso della “bacchetta” di dittatoriale memoria è vietata anche in fase di ammaestramento degli animali da circo. Simili rigurgiti nostalgici, graditi solo in anacronistici ambienti tristemente autoritari, esasperano ulteriormente gli animi e certamente non saranno utili a ricomporre le controversie interne ad ATM.”

Denunciamo altresì che siffatta descrizione dei dipendenti di ATM impiegati a diretto contatto con l’utenza, anche con la frangia più scalmanata, se enunciata dagli scranni del Civico Consesso potrebbe incentivare il fenomeno delle aggressioni patite dai lavoratori durante l’esercizio delle proprie funzioni. Probabilmente distratta e/o confusa dal legittimo cambio di schieramento politico, il consigliere Bonocore ha platealmente travisato il suo ruolo in rappresentanza di tutti i cittadini, anche dei lavoratori ATM che più volte sono scesi in piazza, a spese proprie e mettendoci la faccia, per denunciare vessazioni, compressione dei diritti e discriminazioni.”

Fit Cisl, Faisa Cisal e Orsa: “Bonocore riponga bacchetta”

Invitiamo la Bonocore a riporre la bacchetta e dedicare parte del suo prezioso tempo istituzionale al confronto diretto con i lavoratori, in privato e al riparo da potenziali ritorsioni. Apprenderà che dietro la propaganda aziendale, confezionata con videoclip di pochi soggetti accuratamente selezionati che narrano a comando dell’orgoglio di appartenenza al “fiore all’occhiello”, esiste una maggioranza di lavoratori costretti al silenzio per evitare conseguenze”

“C’è da chiedersi come reagirebbe la Consigliera se al Centro per l’Impiego, dove ha dichiarato di prestare servizio, si premiasse con 10.000 euro pro capite (soldi pubblici) una ristretta cerchia di privilegiati a insindacabile giudizio dell’azienda, mentre i lavoratori comuni mortali mensilmente patiscono decurtazioni dello stipendio figlie di pretestuosi provvedimenti disciplinari distribuiti a pioggia, richieste di esosi risarcimenti e calcoli di arcani conguagli di cui non è dato conoscere il dettaglio.” concludono.