Blasfemia, omofobia e sessismo alla radio cattolica Antenna Febea: l’Unione Stampa Sportiva chiede l’intervento dell’ordine dei giornalisti per Giovanni Baccellieri

Affiliata al circuito cattolico InBlu2000, gestito da Rete Blu S.p.A., la trasmissione Talk Sport condotta da Giovanni Baccellieri diventa il pulpito dell'ateismo materialista e della violenza verbale.

In un’epoca in cui i media dovrebbero promuovere dialogo, rispetto e valori etici, il caso di Radio Antenna Febea a Reggio Calabria rappresenta un grave scandalo. Affiliata al circuito cattolico InBlu2000, gestito da Rete Blu S.p.A. espressione della Conferenza Episcopale Italiana (CEI) questa emittente, diretta da Monsignor Antonino Iachino (già vicario generale dell’arcidiocesi di Reggio Calabria-Bova e zio della consigliera PD Nancy Iachino), ospita trasmissioni che calpestano ogni principio cristiano. Al centro della controversia c’è Giovanni Baccellieri, conduttore di “Talk Sport”, le cui parole, documentate da audio inequivocabili, includono offese omofobe, sessiste e attacchi a una minoranza religiosa locale, culminati in “prediche” atee che negano Dio e giustificano bestemmie.

Si è vero, lo ha dichiarato lo stesso Giovanni Baccellieri durante una delle ultime puntate di Talk Sport: Radio Antenna Febea è parte del circuito InBlu2000, facente capo alle radio affiliate alla Chiesa Cattolica. Quindi l’ateo materialista praticante Giovanni Baccellieri, accompagnato dal figlio Dario che gli fa da spalla, parimenti ateo materialista praticante, dopo aver sbandierato ai quattro venti il suo ateismo, sostenuto da veri e propri sermoni sulla filosofia agnostica che rinnega l’esistenza di Dio, dopo aver comunicato ai radioascoltatori che la radio in cui trasmette fa parte del circuito delle radio del Vaticano, si dichiara cattolico affermando noi cattolici…”. “Come si cambia” recita una famosa canzone di Fiorella Mannoia, così ha fatto Giovanni Baccellieri da esperto camaleonte per inventarsi una guerra tra religioni in cui lui, fervente cattolico, deve combattere insieme alla sua chiesa cattolica la guerra santa contro la Chiesa Cristiana di Catona di Massimo Ripepi.

Non finisce mai di stupire il buon” Giovanni Baccellieri, che possiamo tranquillamente ribattezzare “don” dopo la veloce conversione sulla via delle tante denunce e procedure di intervento accumulate per fermare la blasfemia, omofobia e sessismo di una trasmissione che dovrebbe promulgare i valori cristiani. Non basterà il camaleontico tentativo del furbetto Giovanni Baccellieri, ribattezzato dai siti di satira “capitan supercazzola”, ad esentarlo dalle numerose iniziative giudiziarie e dalle varie denunce fatte, come scrive il Presidente dell’USSI Calabria Andrea Musumeci, da diversi giornalisti colpiti, a cui si aggiungono quelle fatte dalla Chiesa Cristiana di Catona e dal Consigliere Comunale Massimo Ripepi.

Questo improvviso voltafaccia appare come un disperato escamotage per difendersi dalle accuse accumulate. Ma come può una radio cattolica tollerare un conduttore che ringrazia un ascoltatore per aver bestemmiato in diretta, senza dissociarsi? Rete Blu S.p.A. ha adottato un Codice Etico rigoroso il 28 ottobre 2024, che dovrebbe guidare tutte le affiliate. La Premessa enfatizza contenuti aderenti al “messaggio pastorale della Chiesa Cattolica”, promuovendo “dignità e rispetto della persona”. Invece, Baccellieri attacca con ateismo militante, contrastando la Sezione 2.1 sulla Spiritualità, che vede i programmi come spazi di “dialogo” cristiano, non di aggressione.

La Responsabilità verso la Collettività (2.2) richiede integrità e obiettività per informazioni accurate, ma qui domina la discriminazione. La Conformità a Leggi e Regolamenti (2.3) richiama la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, violata da frasi omofobe e sessiste. Le Pari Opportunità (2.4) vietano distinzioni su sesso, religione o opinioni, eppure Baccellieri offende minoranze senza remore. Lo Sviluppo delle Professionalità (2.7) impone deontologia e rispetto della dignità, mentre l’Utilizzo dei Social Network (2.9) estensibile alla radio, esorta a evitare offese che danneggino la reputazione della società. L’immagine di InBlu2000, che trasmette preghiere e magistero papale, è macchiata: Rete Blu deve revocare l’affiliazione o imporre sanzioni tramite l’Organismo di Vigilanza (Sezione 10), altrimenti il Codice resta ipocrisia.

Finalmente è intervenuta l’Unione Stampa Sportiva Italiana (USSI). Il presidente Andrea Musumeci, in una lettera coraggiosa al presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Calabria Giuseppe Soluri, ha scritto: “In considerazione delle numerose richieste di colleghi iscritti all’USSI, in relazione a quanto diffuso da Radio Febea (linguaggio blasfemo, offese personali, frasi omofobe), ritengo necessario un sollecito intervento da parte dell’Ordine Regionale.” Musumeci ha segnalato azioni legali già avviate contro la radio, confermando l’indignazione della categoria.

Non da meno il consigliere comunale Massimo Ripepi, che ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica, una mozione al Consiglio comunale e una lettera agli organismi per le pari opportunità, denunciando insulti sessisti, omofobi e blasfemi dei Baccellieri. La lista delle offese è lunga: contro la Chiesa Cristiana “Gesù Cristo è il Signore” di Catona, definita “setta” con frasi come “siete pecore, crape, menti deboli”; contro i fedeli, con minacce come “vengo a bestemmiarvi in faccia”; contro un ascoltatore, apostrofato “gay di m**a”; contro giornaliste, derise, denigrate sessualmente e invitate a “lavare i piatti”.

Quando un microfono diventa strumento di violenza, non è più informazione ma odio. Grazie all’USSI, a Ripepi e ai giornalisti indignati, la vicenda emerge. Reggio Calabria merita un giornalismo rispettoso, non un pulpito di divisioni travestito da talk sportivo. L’Ordine dei Giornalisti e la CEI devono agire: solo così i media cattolici torneranno a unire, non a dividere.