Il direttore di StrettoWeb, Peppe Caridi, in un suo recente editoriale ha chiosato sulla scomparsa della destra reggina, anticipando e fornendo la chiave interpretativa ai non addetti ai lavori per comprendere le ragioni alla base della recente bagarre in seno agli ambienti reggini di “Fratelli d’Italia” ad esempio. Un editoriale in cui sono presenti domande ed inviti a alla riflessione che se lasciati appesi farebbero più male che bene alla Città.
L’opinione di Ventura
“Nelle elezioni successive allo scioglimento del Comune di Reggio già il solo dirsi orientato a destra era in Città qualcosa da bruciare le labbra. Eppure, nella coalizione di centro destra ci furono centinaia di candidati che rimasero coerenti con le proprie idee e poi furono mestamente accantonati una volta superato il momento. Ignorati dal proprio schieramento fino alle passate elezioni ed altrettanto in vista delle prossime. E quel percepire il proprio contributo come inutile svilisce qualsivoglia altro intervento e porta alla resa. Una resa che crea un vuoto. Un vuoto che ha regalato due volte e si accinge a regalare per la terza volta Palazzo San Giorgio all’insipienza politica ed all’incapacità amministrativa di questo centro sinistra. Ignorare i nostri è ancor più controproducente che raccattare nelle proprie liste amanti delusi o comari indispettite fuoriusciti da quel centro sinistra. Tutte tattiche tracciate talvolta a Catanzaro, talvolta a Roma, talvolta a Santo Stefano d’Aspromonte, ma sconnesse da una strategia reggina; strategia la quale, sia chiaro, non c’è o non c’è più”. Questo il commento condiviso dal cittadino Francesco Ventura, noto all’opinione pubblica reggina per quelle stesse vicende alla base delle quali è isolato da istituzioni le quali né accolgono né rigettano, ma soffocano e cancellano nella loro lasca e sistematica sordità.
“Sono abbastanza vecchio da potermi ricordare quando una proposta di destra reggina sapeva adempiere al proprio ruolo”
“Gli ambienti di qualsivoglia destra reggina potrebbero forse tornare ad assumere quelle dignità e ruolo avuto in passato se iniziassero nuovamente: a rispettare coloro i quali hanno una testimonianza autentica da mettere al servizio della cittadinanza; a rispettare quella classe intellettuale obliata per tattiche prive di strategie; a rispettare i propri principi di rigore e responsabilità. L’augurio è che quell’editoriale sia da pungolo per stimolare un dibattito ed un dialogo, un qualcosa che vada oltre le parole di chi ora scrive, il quale a conti fatti è un bastonato sempre più solo, un perfetto signor nessuno la cui voce talvolta è stata udibile più perché spinta dal dolore anziché essere sorretta da una forza. Ho trentatré anni: sono abbastanza vecchio da potermi ricordare quando una proposta di destra reggina sapeva adempiere al proprio ruolo; e contemporaneamente sono abbastanza giovane per provare vergogna e rabbia per questa capacità da troppo tempo smarrita“, conclude Ventura.



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