di Giuseppe Romeo – Pensavamo di averle viste tutte con i concorsi gestiti in casa, con le promesse mancate del Formez, con gli orali gonfiati e con gli scorrimenti “mirati” delle graduatorie. E invece no. La Città Metropolitana di Reggio Calabria riesce ancora a sorprenderci, e purtroppo in peggio. Dopo mesi di gestione opaca, oggi spunta l’ennesima forzatura: un interpello interno per incarichi dirigenziali ex art. 110 TUEL, che però vengono spacciati come contratti quinquennali richiamando impropriamente l’art. 19 del D.Lgs. 165/2001. Una scelta che ignora totalmente la legge: il TUEL, che è norma speciale, prevede chiaramente che gli incarichi fiduciari cessino con la fine del mandato del sindaco. Punto. Nessun artificio giuridico, nessuna durata minima.
La cosa incredibile è che questo principio è stato ribadito proprio grazie all’ANCI, di cui il sindaco metropolitano è delegato. Eppure, da “primo cittadino” di un ente che dovrebbe rappresentare la legalità e la trasparenza, ha deciso di fare esattamente il contrario: blindare quattro poltrone dirigenziali per cinque anni, così da legare le mani alla futura amministrazione che – lo sanno tutti – sarà a guida centrodestra.
Solito copione
È il solito copione: un sindaco isolato, con giunta e maggioranza in frantumi, che nel pieno della campagna elettorale cerca disperatamente di garantirsi un’eredità politica, anche a costo di violare il TUEL, gli emendamenti ANCI, i pareri della Conferenza Unificata e di esporre l’ente a contenziosi che pagheranno i cittadini. Questa non è amministrazione: è occupazione del potere. È l’ultimo colpo di coda di chi, ormai con un piede fuori dal palazzo, pensa più a sé stesso che alla città. Povera Reggio, costretta ancora una volta a subire giochi di palazzo e forzature di legge, solo per il tornaconto personale di un sindaco a fine corsa.


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