“Le elezioni regionali in Calabria si avvicinano a grandi passi. E lo scenario è dominato da un’offerta politica che a destra conferma lo schieramento di forze che ha sin qui governato negli ultimi quattro anni; a sinistra propone larghe alleanze su cui vale la pena di spendere qualche parola. In mezzo, o al di sopra, si colloca il movimento politico che fa capo a Francesco Toscano: ormai (ahimè!) si dura fatica, tra personalismi di ogni sorta, ad identificare le tradizionali coordinate politiche. Se un tempo erano i partiti che facevano i leader, ora purtroppo sono i leader che fanno i partiti”. E’ quanto afferma Antonino Mazza Laboccetta, Professore di Diritto amministrativo all’Università Mediterranea di Reggio Calabria.
Riflessione sulla coalizione di Tridico
“Ma, dicevamo, l’ampio schieramento “radunatosi” intorno al professor Tridico, eurodeputato pentastellato a lungo trascinato nella contesa calabra e altrettanto a lungo riluttante, impone qualche riflessione. Il campo è decisamente largo, considerato che a sostenere Tridico militano il Partito democratico, che con Democratici progressisti si presenta in duplice versione quasi a voler marcare le diverse anime che si agitano dentro il partito (al riguardo, va detto per inciso che ci saremmo aspettati il coinvolgimento diretto del maggior partito dello schieramento. Ma, tant’è). Oltre ovviamente al Movimento Cinquestelle che esprime il candidato alla Presidenza, affollano l’agone Alleanza Verdi e Sinistra, e gruppi riformisti variamente assortiti”, evidenzia il docente
“Al netto dei diversi proclami della campagna elettorale, su cui si può convenire o non convenire tenendo però conto che, come scrive James Buchanan (“Il calcolo del consenso. Fondamenti logici della democrazia costituzionale”, 1962), la politica segue in larga misura le stesse logiche del mercato (cattura del consumatore), una considerazione va certamente fatta: gli schieramenti “elettorali”, una volta al governo della Regione Calabria, devono diventare maggioranze “politiche”. E non v’è dubbio che le tensioni – mi si consenta una contrapposizione forse desueta – massimaliste/riformiste che campeggiano nello schieramento di “sinistra” non possono impedire o variamente ostacolare l’azione di governo di cui la regione Calabria ha bisogno”, rimarca il docente.
Riflessione
“E qui la riflessione inevitabilmente deve farsi più generale. La sinistra, e mi riferisco alla sinistra tutta, una volta persa la classe di riferimento a fronte del declino della manifattura fordista e dell’accelerazione dei processi di globalizzazione economica, ha visto infrangersi la propria identità ideologico-culturale, prima ancora che politica, e non è stata più capace di proporre una lettura originale ed autonoma di una società che andava vieppiù frantumandosi ed individualizzandosi. La sinistra ha perso il suo “popolo” in una società di individui. E così il suo ubi consistam. Di qui l’incapacità di dettare una propria agenda politica riconoscibile dall’elettorato, e il tentativo di scimmiottare a destra soluzioni liberiste a fronte di un solco che sempre più largo si apriva drammaticamente tra i vincitori e i perdenti della globalizzazione. Gli individui, usciti dal guscio protettivo della “classe”, si sono sentiti soli nell’affrontare i mutamenti economico-sociali prodotti nel mondo globale dall’innovazione tecnologica. Gli “alfabetizzati” hanno tenuto e tengono il passo, avendo il know how necessario per reinventarsi nei processi della “distruzione creatrice” del capitalismo. Non altrettanto sanno fare i “non alfabetizzati”: tagliati fuori da tali mutamenti, avvertono in modo sempre più dirompente il senso di una diffusa insicurezza economico-sociale a cui la sinistra non ha saputo dare risposte organiche“, spiega il docente.
“Vuoto colmato dalla destra”
“Un vuoto che la destra ha riempito in modo più o meno confuso, più o meno estemporaneo, più o meno gridato, più o meno convincente, dimostrando però di stare sul “pezzo” e di voler affinare nel tempo una lettura liberal-conservatrice dei fenomeni economico-sociali, pur tra le tensioni e i rigurgiti populisti che è costretta ad attraversare la “destra di governo”. Incapace di leggere sul piano culturale i mutamenti della società e di proporre una moderna soluzione politica, la sinistra è ferma al bivio: ora si attarda proponendo soluzioni retrive ora annaspa tra vischiosità ostacoli veti alla ricerca di una modernità che non può mutuare da una destra avviatasi verso un percorso liberalconservatore”, prosegue il docente.
“Crisi strutturale della Sinistra”
“La crisi della sinistra non è contingente ma è strutturale, e, al di là delle alterne fortune, pone anche in Europa domande cruciali su quale dovrà essere il suo ruolo nell’ambito dei rapidissimi fenomeni di composizione e scomposizione dei modelli economici globali e delle conseguenti ricadute sociali. Domande radicali che investono il principio fondamentale su cui la sinistra ha costruito la sua storia ideologica, culturale, politica: il principio di uguaglianza. Come declinare in termini moderni l’uguaglianza nel contesto attuale? Come coniugarla con la libertà individuale? Perché è intorno a questa polarità (uguaglianza/libertà) che si costruisce il sistema politico. E non v’è dubbio che in un moderno sistema liberaldemocratico, al passo con i tempi, la sinistra non può governare senza una forte leadership riformista, che abbandoni le sirene della sinistra identitaria. Una leadership riformista che, da sinistra ma con lenti nuove, legga le trasformazioni del mondo del lavoro e non parli solo di diritti civili, governi l’insicurezza socio-economica a fronte degli imponenti fenomeni migratori, si misuri con le compatibilità economico-finanziarie e con i problemi dello sviluppo e della crescita, oltre che della redistribuzione, affronti con coraggio e apertura il problema infrastrutturale, governi in termini moderni la transizione ecologica ed energetica”, conclude Laboccetta.


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