Il Consiglio Superiore della Magistratura ha deliberato la revoca dall’incarico di giudice onorario di pace di Francesco Palermo, in servizio a Reggio Calabria. Una decisione storica e molto grave, che mette fine alla carriera del magistrato dopo anni di polemiche e contestazioni. Secondo il CSM, Palermo ha adottato provvedimenti “in spregio a qualsiasi canone ermeneutico”, fondati su motivazioni apparenti e in contrasto con i verbali fidefacenti correttamente depositati agli atti dalle istituzioni coinvolte. In più occasioni le sue sentenze sarebbero state redatte in forma “ciclostilata”, utilizzando sempre lo stesso schema, indipendentemente dalle circostanze dei singoli ricorsi.
L’esposto di Zucco e l’inchiesta
Alla base del procedimento c’è l’esposto presentato l’8 maggio 2021 dal comandante della Polizia Locale di Reggio Calabria, Salvatore Zucco, che segnalava l’anomalia delle decisioni del giudice Palermo, sempre favorevoli ai ricorrenti contro le multe da autovelox e photored. Zucco contestava un atteggiamento sistematico: Palermo accoglieva i ricorsi sostenendo, tra l’altro, che la cartellonistica posta dagli accertatori fosse troppo vicina alle postazioni di controllo, non garantendo un congruo preavviso agli automobilisti. Una ricostruzione che, secondo il CSM, non trovava riscontro negli atti e ribaltava l’onere della prova, basandosi esclusivamente sulle affermazioni degli automobilisti multati.
Reggio Calabria, la città senza photored e autovelox
Il nome del giudice Palermo è legato a una vicenda che ha inciso profondamente sulla vita della città: Reggio Calabria è stata per anni l’unica grande città italiana senza photored ai semafori e senza autovelox attivi, già dai tempi in cui Giuseppe Scopelliti era sindaco e aveva provato ad installare questa tecnologia base della civiltà, utilizzata per far rispettare i semafori da decenni in qualsiasi altra città italiana ed europea. Se invece Reggio Calabria è rimasta ancora al medioevo del codice della strada e del senso civico, si deve proprio ai provvedimenti di questo giudice che con le sue sentenze, accolte con favore da migliaia di automobilisti e anche da alcuni media, ha di fatto smantellato il sistema di controllo elettronico del traffico, annullando i verbali e rendendo impossibile per l’amministrazione mantenere in funzione le apparecchiature che garantivano la basilare sicurezza stradale in città.
Una vicenda che si intreccia anche con la recente storia politica della città: l’annullamento delle multe dei photored negli anni del Sindaco Scopelliti, provocò un buco nel bilancio del Comune di 10 milioni di euro per il mancato incasso di quanto dovuto. Una cifra enorme, pari più o meno al 10% del disavanzo che portò in città l’attenzione dei grandi media, inchieste, processi e ha condizionato fortemente anche la decisione sullo scioglimento del comune nel 2012. E oggi, dopo oltre 15 anni, emerge la verità…
Le motivazioni del CSM
Dalla documentazione emerge un quadro inequivocabile rispetto alle modalità di azione del giudice:
- decisioni adottate con motivazioni apparenti e seriali;
- contraddizioni tra sentenze e atti ufficiali;
- uso distorto di principi giurisprudenziali, richiamati in maniera errata o addirittura antitetica;
- sfiducia nel lavoro della polizia municipale, con i verbali definiti falsi senza prove documentali.
Il CSM ha ritenuto che questi comportamenti configurassero una “inidoneità all’esercizio delle funzioni giudiziarie”, tale da compromettere il prestigio della magistratura. Per questo è arrivata la revoca, ai sensi dell’art. 21 del D.Lgs. 116/2017.
Un caso destinato a fare scuola
Il provvedimento segna un passaggio cruciale per la giustizia a Reggio Calabria. Dopo anni di polemiche e di anomalie, la revoca del giudice Palermo rappresenta un precedente che potrebbe avere effetti su altri casi simili in Italia. Intanto, il Comune ha già avviato nuove procedure per ripristinare strumenti di controllo elettronico del traffico, chiudendo definitivamente la lunga parentesi che aveva reso Reggio Calabria un triste unicum nel panorama nazionale: in riva allo Stretto, infatti, passare col rosso è stato troppo a lungo consentito e non sanzionato. Da circa due mesi, però, i photored ai semafori sono nuovamente attivi e tutti i ricorsi che giungono in Prefettura, vengono automaticamente respinti: il sistema è perfettamente funzionante e installato nell’assoluto rispetto delle normative vigenti in materia. Dopotutto che “Col rosso non si passa, col giallo fai attenzione, col verde c’è via libera per la circolazione” lo insegnano canticchiando all’asilo nido…


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