“L’istessa lingua italiana non ha termini come descrivere lo spirito tumultuante che investiva il pubblico, chiamandomi sul palco”. Vivamente emozionato, Vincenzo Bellini partecipava ai familiari in una lettera l’autentico “furore” suscitato dal suo debutto al Teatro alla Scala di Milano, la sera del 27 ottobre 1827, con Il pirata, partitura spartiacque, prototipo dell’opera romantica italiana. Si trattava infatti di una rivoluzione copernicana nella concezione stessa della drammaturgia musicale di primo Ottocento, che puntava adesso su un soggetto innovativo in linea con il nascente Romanticismo: la guerra contro il fato ingaggiata dal nobile Gualtiero, un ribelle di stampo byroniano, che si è fatto pirata per vendicare i torti subiti dalla propria stirpe. Scelta di vita devastante, perché troppo doloroso è stato per lui il distacco da Imogene, la donna amata, per la quale nutre un sentimento assoluto e che spera di fare ancora sua, ignorando sia stata sposata a forza al suo rivale politico, Ernesto, duca di Caldora, immaginaria località della costa sicula.
Il pirata ritorna ora al Teatro Massimo Bellini di Catania
Il pirata ritorna ora al Teatro Massimo Bellini di Catania, quale evento clou della quinta edizione del Bellini International Context, il festival direttamente promosso e organizzato dalla Regione Siciliana-Assessorato del Turismo, Sport e Spettacolo, nel nome e nel segno del Cigno etneo.
Il nuovo allestimento dell’ente lirico sarà in scena il 23 settembre, giorno del 190⁰ anniversario della morte del compositore, in ossequio ad una tradizione non scritta, che vuole in quella data l’esecuzione di un titolo del Nostro. La produzione vanta la partecipazione di artisti di chiara fama. Sul podio Marco Alibrando, regia di Renato Bonajuto. Nel cast stellare spiccano i nomi del tenore Celso Albelo (Gualtiero), del soprano Irina Lungu (Imogene) e del baritono Franco Vassallo (Ernesto). Nei ruoli di fianco, Ivan Tanushi (Itulbo), Mariano Buccino (Goffredo), Silvia Caliò (Adele). In primo piano le pluripremiate formazioni dell’ente, Orchestra e Coro, quest’ultimo istruito da Luigi Petrozziello. Scene e video sono di Arcangelo Mazza, che si è liberamente ispirato alle scenografie originali di Sanquirico, i costumi di Mariana Fracasso, le luci di Antonio Alario.
Autentico incunabolo dell’estetica romantica, di cui è considerato una pietra miliare, Il pirata vede la luce nell’ambito di quei circoli intellettuali milanesi, sensibili alle istanze libertarie, che gravitano intorno alla figura di Andrea Maffei, traduttore e divulgatore delle ultime novità del panorama culturale europeo. Madame de Staël e i fratelli Schlegel, Schiller e appunto Byron sono i punti di riferimento di nuovi codici espressivi, ormai lontani dagli ideali classicisti della Restaurazione, destinati a far presa sul giovane musicistar, fresco di studi nel blasonato agone partenopeo, e sul suo librettista, Felice Romani, con cui avrebbe avviato uno dei più fecondi sodalizi artistici dell’intera storia del teatro musicale.
Libretto
Il libretto si ispira in maniera diretta al mélodrame francese Bertram, ou le Pirate di Charles Nodier e Isidore Taylor, rappresentato a Parigi nel 1826, a sua volta tratto dalla tragedia inglese Bertram; or, The Castle of Saint-Aldobrand (1816) di Charles Robert Maturin. Romani adattò liberamente la versione francese, modificando nomi, ambientazioni e rafforzando la tensione drammatica secondo i canoni innovativi che intendeva introdurre insieme al Catanese. Non fu una semplice traduzione, ma un vero e proprio lavoro di rifinitura poetica e drammaturgica: i nomi, l’ambientazione “esotica” nella Sicilia del XIII secolo dilaniata dal conflitto tra angioini e aragonesi, l’approfondimento psicologico dei personaggi e l’accentuazione del destino tragico testimoniano la volontà di rendere il testo più aderente al gusto emergente del pubblico italiano.
Alla prima scaligera venne selezionata una compagnia stellare: il soprano Henriette Méric-Lalande (Imogene) il baritono Antonio Tamburini (Ernesto), per non dire del tenore Giovanni Battista Rubini nel ruolo del titolo – «non si può desiderare di meglio», avrebbe chiosato il compositore a tal proposito – chiamato a dar voce, con il suo canto angelicato, a un inafferrabile ideale di slancio e giovinezza, lealtà e valore.
La scrittura musicale, di straordinario impatto emotivo, si apre con una sinfonia drammatica ed evocativa, ricca di tensione e presagi funesti, in linea con la poetica Sturm und Drang. Vibrante compendio di quella temperie è già l’introduzione corale “Ciel, qual procella orribile”, in cui si rispecchiano i naufragi dei profughi che ancora oggi insanguinano il Mare Nostrum. E, a mero esempio, basterebbe citare ancora l’aria d’ingresso di Gualtiero, “Nel furor delle tempeste”, in cui si delinea l’animo tempestoso dell’eroe maudit, e la grande scena finale di Imogene, “Col sorriso d’innocenza”, vero e proprio cimento vocale, emotivo e psicologico, che anticipa per profondità e complessità le eroine tragiche di Verdi. Bellini, con Il pirata, affina così il suo stile inconfondibile, fatto di linee melodiche lunghe, quasi sospese, di una sensibilità armonica raffinatissima, unite alla visione di una drammatugia musicale che ne farà il padre riconosciuto dell’opera romantica italiana.


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