Reggio Calabria, rivolta nel carcere di Arghillà: detenuto abbatte il cancello e minaccia gli agenti

Serata di terrore dietro le sbarre: un detenuto ha distrutto arredi e cancelli armato di un piede di tavolo. La Polizia Penitenziaria lo ha fermato con sangue freddo, il SiNAPPe denuncia carenze di organico

“Nella serata di ieri, si è verificato un grave episodio che ha turbato l’ordine interno e che ha richiesto l’intervento del personale di Polizia Penitenziaria nel carcere di Arghillà a Reggio Calabria. Un detenuto, al termine dell’orario di socialità, si è rifiutato di rientrare nella propria camera detentiva opponendo resistenza e manifestando comportamenti aggressivi. Nonostante la paziente e prolungata opera di persuasione attuata dal personale in servizio, il soggetto ha continuato ad opporsi al rispetto delle regole. Su disposizione del Comandante di Reparto, il detenuto è stato ricondotto nella propria camera, anche alla presenza dell’infermiere, ma successivamente ha posto in essere ulteriori condotte violente!”. Lo afferma in una nota il SINAPPE.

“Utilizzando una branda ha danneggiato il cancello della cella, riuscendo ad abbatterlo, e armato di un piede di tavolo ha minacciato gli agenti che, grazie alla grande professionalità e al sangue freddo, riuscivano nuovamente a riportarlo alla calma. Il detenuto, non contento, ha poi danneggiato gravemente gli arredi della saletta socialità, rompendo finanche il vetro dello spioncino della porta e rendendo necessario un ulteriore intervento del personale che, con prontezza ed equilibrio, lo hanno disarmato evitando conseguenze più gravi per l’incolumità di tutti”.

“Considerata la situazione di particolare criticità, la scarsità di personale e l’ora tarda, è stato deciso di potenziare la vigilanza dell’area interessata e di lasciare il detenuto nella propria camera di pernottamento, garantendo al contempo la sicurezza del personale e degli altri ristretti. Questo ennesimo episodio dimostra ancora una volta le difficoltà operative in cui quotidianamente si trova ad operare la Polizia Penitenziaria, costretta a fronteggiare con uno scarso organico situazioni ad altissimo rischio”.

“Il SiNAPPe rinnova con forza la richiesta di maggiori risorse umane e strumentali, nonché di un urgente intervento dei Superiori Uffici affinché si garantisca la sicurezza degli operatori e la funzionalità del sistema penitenziario”.