Tommaso Cerno, in un editoriale breve ma incisivo su “Il Tempo” (di cui è direttore), si è lasciato andare ad alcune riflessioni entusiastiche e sarcastiche allo stesso tempo il giorno dopo l’ok del Cipess al progetto definitivo del Ponte sullo Stretto. “Se fossimo in un Paese normale oggi sarebbe una giornata festa. Per due motivi: la rottura del grande tabù, il ponte sullo stretto di Messina, l’opera sognata e avviata da Silvio Berlusconi, e che per molti anni la sinistra e i suoi governi volevano. E che oggi prende il via. Va reso atto a Matteo Salvini di aver creduto nel Paese dei giù e dei no. E al governo di Giorgia Meloni di averlo supportato. E un tabù che si rompe per quel verso porta l’Italia nel futuro. Libera energie e rovescia il maleficio di un Paese che guarda solo indietro, del Paese del massimo ribasso, dove i ponti cadono anziché essere eretti”, si legge.
“Dovrà essere il ponte più bello e moderno del mondo”
“Dovrà essere il ponte più bello e moderno del mondo, come fu la cupola di Michelangelo, come fu prima ancora il Colosseo, perché l’Italia è questa a non quella di Ultima Generazione. Ma c’è anche un secondo motivo, il reddito di ‘pontanza’. Causate il gioco di parole ma da oggi il centrodestra propone al Sul un modello di crescita economica per decine di migliaia di persone basato sul lavoro e sul futuro e non sul divano e sull’assistenzialismo” aggiunge Cerno, giocando sul reddito di cittadinanza e sulla politica dell’assistenzialismo della Sinistra, che nulla ha prodotto negli anni scorsi. L’Italia, e il mondo moderno, hanno bisogno di infrastrutture e progresso per crescere. E il Ponte sullo Stretto ne è il simbolo assoluto.


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