“Il progetto del Ponte sullo Stretto non può e non deve essere ridotto a strumento di propaganda elettorale: la recente apparizione del Ministro Salvini in Calabria ha il sapore dell’ennesima passerella pre-elettorale, più utile al singolo che alla collettività. Da parte nostra, come Giovani Democratici, diciamo no a questo tipo di progetto di Ponte sullo Stretto e basta agli slogan e alle promesse prive di fondamento: vogliamo risposte, non annunci. L’approvazione del CIPESS non è tecnica ma soltanto amministrativa: ciò significa che sussistono ancora tutti i problemi tecnico-ingegneristici ed ambientali che negli anni team di esperti hanno evidenziato”. Comincia così la nota stampa dei Giovani Democratici della città metropolitana di Reggio Calabria sul Ponte sullo Stretto.
“Analizzando lo stato dei fatti, ciò che abbiamo acquisito non è rassicurante:
- le perizie e le analisi tecniche sono obsolete e insufficienti;
- le infrastrutture locali non sono state potenziate per sostenere l’opera;
- nessuna chiarezza su come saranno gestiti espropri, cantieri, impatti ambientali e paesaggistici.
Inoltre, ci perplime la totale mancanza di risposte e di confronto sul definanziamento dell’Alta Velocità, sul dirottamento dei Fondi di Coesione, tolti a scuole, asili e opere fondamentali per il Sud, sulle eventuali violazioni delle normative europee e le irregolarità procedurali, sul destino di opere prioritarie per la mobilità del Sud, come la SS106, il raddoppio della ferrovia jonica, o la manutenzione delle strade provinciali”.
I dubbi, il solito benaltrismo e “le infiltrazioni mafiose”
“Ci chiediamo: come si può pensare di costruire un ponte tra Calabria e Sicilia se prima non si collegano i territori, le persone, le opportunità? A questa domanda, va aggiunto il rischio concreto di infiltrazioni mafiose nel progetto del Ponte sullo Stretto. La prevenzione in tal senso richiederebbe vigilanza costante, trasparenza negli appalti e un impegno deciso delle forze dell’ordine e delle istituzioni”, aggiungono i DG, che ci mettono dentro il solito benaltrismo e il solito discorso legato alle infiltrazioni mafiose. Come se già non siano arrivate rassicurazioni in merito, in questi due anni. Migliaia e migliaia di volte.
“Per concludere, noi non diciamo “no” al ponte per principio, ma rifiutiamo la superficialità. Chiediamo un confronto reale, istituzionale e tecnico, basato su dati trasparenti, coinvolgimento strutturale delle popolazioni locali, risposte puntuali ai problemi già presenti. Un’opera di questa portata deve servire a unire, non a dividere. Deve offrire una prospettiva positiva per il futuro dei giovani, non un mero tornaconto a chi la usa per raccogliere voti. Il nostro appello è chiaro: non bastano le inaugurazioni mediatiche. Servono invece scelte intelligenti, ascolto vero e soluzioni concrete per il Sud”.
I Giovani Democratici concludono così. Dicono no all’opera, ma allo stesso tempo… non dicono no. Vogliono risposte, non superficialità, eppure già più volte – in tutte le salse – le risposte sono state fornite, anche quelle più complesse, in diverse sedi. A terremoti, vento, infiltrazioni mafiose, sui fondi, su ogni tipo di incertezza. Non è che forse l’ok del Cipess è stato mal digerito, così come accaduto a tutta l’area di centro sinistra e contraria? Il Ponte sullo Stretto non è un’opera politica, non è un’opera di Destra, non è l’opera di Salvini. Ma è un’opera per il Sud e per l’Italia.


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