“Questa accelerazione non fa bene al territorio, non dà serenità alla comunità. Da ieri abbiamo 400 espropriandi e 150 delle abitazioni che sono in allarme. Aspettiamo di leggere il contenuto del deliberato. È chiaro che non è stata data la sospensione della pubblica utilità ma aspettiamo di capire se è stato dato un cronoprogramma nell’effettuazione degli espropri“. È quanto dichiarato dal sindaco di Villa San Giovanni, Giusy Caminiti, all’indomani dell’ok del Cipess al Ponte sullo Stretto.
“Ci sono 500.000 euro di opere preliminari chieste come prescrizione all’apertura del cantiere: rete idrica, viabilità, rete fognaria e monitoraggio ambientale. Quelle per noi sono le opere da realizzare prima dell’apertura del cantiere“, ha aggiunto il sindaco.
Intervistata ai microfoni de “Il Corriere della Sera”, il sindaco ha aggiunto: “il cantiere impatterà sul perimetro della città in maniera imponente. Non siamo preparati a tutto ciò. Oggi lo dirò a Salvini e pretendo una risposta. Credevamo che il Cipess sospendesse l’inizio delle procedure di esproprio fino all’approvazione del progetto esecutivo – prosegue -. Non è corretto lasciare le case prima degli studi di fattibilità. Siamo all’oscuro di tutto. Qui si sta giocando la sopravvivenza di Villa San Giovanni. Dobbiamo difendere innanzitutto i diritti degli espropriandi e conoscere come sarà il nostro futuro.
Il nostro territorio non è Milano o Zurigo. È fragile. Bisogna capire se resiste alla sua frantumazione. Poi c’è il nodo dei cittadini. Quanti resteranno e quanti decideranno di andare via? – spiega -. Mi pongo il problema della sopravvivenza. Siamo in 13 mila su un territorio a rischio frane e oggi, prima di parlare di ricadute turistiche, voglio pensare a non finire sommersi dal Ponte“.


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