Incontro Trump-Putin, l’analisi del prof. Sergi: “la Guerra Fredda sulla tecnologia e il ruolo della Cina”

Il prof. Sergi, economista reggino di fama internazionale, analizza l'incontro Trump-Putin e i possibili risvolti sul piano della tecnologia: la "Guerra Fredda" tra semiconduttori, silicio e chip 

L’incontro di questa sera in Alaska fra Trump e Putin non avrà solo importanti risvolti sul piano politico e sulle sorti della guerra in Ucraina. Secondo l’analisi del prof. Bruno Sergi, economista reggino di rilievo internazionale, da anni impegnato a Harvard nello studio dell’area postsovietica e da molti anni inserito nella prestigiosa classifica Stanford World’s Top 2% Scientists, Trump sta combattendo una “Guerra Fredda” su un secondo fronte: quello della tecnologia.

Con l’avvicinarsi del vertice in Alaska, l’amministrazione statunitense si ritrova a combattere una Guerra Fredda su due fronti: da un lato, il teatro europeo definito dall’invasione russa dell’Ucraina su vasta scala e dal tentativo occidentale di allontanare il Sud del mondo da Mosca; dall’altro, l’arena dell’alta tecnologia, dove i controlli sulle esportazioni statunitensi mirano a smorzare la marcia della Cina verso la sovranità sui semiconduttori, un duello in cui la padronanza del silicio è diventata essenziale quanto la padronanza dell’acciaio“, afferma il prof. Sergi.

Gli analisti prevedono che entro cinque anni emergerà un panorama dei semiconduttori biforcato, con esenzioni tariffarie e sussidi che convogliano capitali verso i centri di produzione statunitensi. – prosegue Sergi – Allo stesso tempo, Pechino sta raddoppiando gli sforzi nella progettazione di chip, nelle attrezzature e in una strategia di “ruota di scorta” interna, un ecosistema interamente nazionale di utensili e fonderie in grado di operare indipendentemente dalle catene di approvvigionamento occidentali.

Mentre i presidenti Trump e Putin si riuniscono presso la Joint Base Elmendorf-Richardson in Alaska, il loro vertice sarà valutato non solo in base alla capacità di stabilizzare il teatro europeo – dalle linee di battaglia dell’Ucraina alla fedeltà del Sud del mondo – ma anche in base alla volontà di riconoscerlo. In questa Guerra Fredda su due fronti, la padronanza dei microchip è decisiva quanto la padronanza dell’acciaio“, conclude l’economista reggino.