Un detenuto extracomunitario di 34 anni si è impiccato nel bagno della sua cella della Casa circondariale di Catania Piazza Lanza. E’ accaduto lunedì scorso, ma la notizia si è appresa solo ora, resa nota dal sindacato Uilpa della polizia penitenziaria. Sale a 54 il numero dei detenuti che si sono tolti la vita dall’inizio dell’anno, cui bisogna aggiungere 3 operatori. “Una strage senza fine – dice Gennarino De Fazio, segretario generale Uilpa – che peraltro espone gli incolpevoli operatori, in primis quelli del Corpo di polizia penitenziaria, a ripercussioni amministrative e penali in un sistema che è disfunzionale dalle fondamenta. Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, e il governo Meloni ne prendano compiutamente atto e agiscono di conseguenza. La crisi penitenziaria peggiora di in giorno in giorno“.
Ennesimo suicidio a Catania – Di Giacomo (F.S.A. C.N.P.P.-S.PP.), il Ministro abbia il coraggio di dimettersi
“L’ennesimo suicidio – il 56esimo dall’inizio dell’anno – di un detenuto extracomunitario di 34 anni che si è impiccato nel bagno della sua cella della Casa Circondariale di Catania Piazza Lanza è la nuova conferma che il Governo brancola nel buio e non vuole riconoscere l’emergenza che è prima di tutto umanitaria”. Così Aldo Di Giacomo (F.S.A. C.N.P.P.-S.PP.), che aggiunge: “sappiamo bene che il conteggio dei suicidi è più basso e che si continua a nascondere che 33 morti “per cause da accertare” hanno circostanze e situazioni molto simili ai suicidi. Siamo pure quelli che “abbaiano alla luna” ma non rinunciamo a denunciare che sono soprattutto gli stranieri, specie stranieri o extracomunitari come il detenuto che si è tolto la vota a Catania, di età sempre più giovane (under 35 anni), insieme a tossicodipendenti e persone affette da malattie psichiche, le categorie della popolazione carceraria a maggiore rischio. C’è poco da sbandierare le tesi (Nordio-Delmastro) di “normalità” ed “evento non allarmante” e addirittura “sotto la media” perché i tragici eventi dicono esattamente il contrario. Come non si può considerare normale che 2400 agenti sono aggrediti e costretti a ricorrere alle cure di sanitari, le evasioni e tentativi di evasioni sono in aumento del 120%, le rivolte e cosiddette minirivolte in aumento del 200%, il recupero di sostanze stupefacenti a più 150% e di telefonini a più 180%. Ci sono ragioni più che valide che – sottolinea Di Giacomo – hanno determinato la decisione del nostro sindacato di passare quanto prima ad una mobilitazione più ampia ed intensa”.


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