Nel ricordo di Alcide De Gasperi si è tenuto un incontro presso la sede dell’Associazione “Nuovi Sentieri” sulla figura del grande statista fondatore della Repubblica Italiana, maestro del pensiero democratico e fulgido esempio della politica come servizio. A tenere la relazione è stato il dr. Giovanni Nucera, già Consigliere Regionale della Calabria del Partito della Democrazia Cristiana. Qui una breve sintesi della relazione.
La storia di Alcide De Gasperi
“Alcide De Gasperi (Pive Tesino 1881 – Borgo Valsugana 1954) è stato il fondatore della Democrazia Cristiana e il primo Presidente del Consiglio dell’Italia repubblicana. Di famiglia povera e profondamente cattolica, De Gasperi, primo tra quattro figli, condusse i suoi studi a Trento e frequentò l’università a Vienna, laureandosi in Filologia nel 1905. Sin da giovane si dedicò all’attività giornalistica e dal 1906 diresse “Il Trentino”, il più importante giornale d’ispirazione cattolica della regione. Accanto all’attività giornalistica, coltivò la passione per la politica. Nel 1909 divenne Consigliere comunale a Trento e nel 1911 fu eletto al Parlamento di Vienna. In quegli anni s’impegnò a difesa dell’italianità del Trentino. Nel 1914 si schierò per la neutralità italiana nella Prima guerra mondiale, volendo evitare il conflitto tra Italia e Austria. Durante la guerra prestò la sua opera a favore degli sfollati collaborando con il Comitato profughi di Vienna. Dopo il Trattato di Versailles (1919), De Gasperi si adoperò per l’integrazione del Trentino all’Italia e la definizione delle province autonome di Trento e Bolzano. Aderì al Partito popolare italiano fondato da don Luigi Sturzo e nel 1921 fu eletto al Parlamento italiano; nel 1924 fu eletto segretario del partito. Dopo la Legge Acerbo (1923) divenne un oppositore del fascismo. Il Partito popolare fu sciolto e De Gasperi, dopo l’attentato a Mussolini dell’ottobre 1926 credette di essere in pericolo. Tentò di andare a Trieste ma fu arrestato a Firenze e fu condannato a quattro anni di reclusione per tentato espatrio clandestino.
Scontò sedici mesi di carcere, da aprile 1927 a luglio 1928. Una volta scarcerato, fu sottoposto a vigilanza continua della polizia, sino al 1933. Per proteggerlo e per consentirgli di lavorare, in Vaticano gli affidarono un incarico, dapprima come “addetto al catalogo degli stampati” della Biblioteca Vaticana e poi come segretario della stessa. Nel 1942 fondò la Democrazia Cristiana, nella quale confluivano sia esponenti del disciolto Partito popolare sia rappresentanti di movimenti clandestini di cattolici antifascisti. Nel 1944, dopo la caduta del fascismo, fu Ministro senza portafoglio del primo Governo Bonomi e Ministro degli Affari Esteri nel secondo. Nel 1945 divenne Presidente del Consiglio dei Ministri e in tale veste visse il passaggio dalla monarchia alla Repubblica. Tra il 1945 e il 1953 ebbe per otto volte l’incarico di guidare il governo. Fu protagonista delle elezioni politiche del 18 aprile 1948, nelle quali la Democrazia Cristiana sconfisse il Fronte popolare, formato da comunisti e socialisti.
Morì il 19 agosto del 1954 a Sella Valsugana nel suo amato Trentino. Al suo funerale fu coinvolto tutto il popolo italiano, infatti la salma dal Trentino venne portata in treno nella Basilica di San Lorenzo Fuori le Mura a Roma, fra ali di folla che garriva al vento le bandiere bianche della Democrazia Cristiana. Mai funerale simile fu eseguito in Italia, imitato ma mai eguagliato per la intensità emotiva nel coinvolgere anche gente che non lo seguiva politicamente”.
Il suo pensiero
“E’ considerato insieme a Konrad Adenauer, Robert Schuman e Jean Monnet, “Padre dell’Europa”. Aveva una chiara visione dell’Europa unita, formata da stati che pur mantenendo la loro indipendenza, dovevano tuttavia completarsi a vicenda attraverso sostegni, aiuti e lavori congiunti, anche al fine di evitare ulteriori guerre fra di loro e garantire la pace, la prosperità e il benessere sociale dei popoli.
Giulio Andreotti, suo fidato e ottimo collaboratore per tantissimi anni, disse di lui: “Tutte le sue azioni personali e politiche sono state dettate da un grande sento di umanità e vero spirito cristiano, per questo credo che Alcide De Gasperi debba essere fatto Beato”.
Tutta la sua vita trasuda di manifestazioni e comportamenti di colui che ha vissuto in “grado eroico le virtù della fede, della speranza e della carità”. E’ stato sempre devoto figlio della Chiesa e ha saputo discernere bene il suo vivere “l’imitatio Christi” e il magistero della chiesa dal suo ruolo di uomo politico. Lo stesso Papa Paolo Giovanni XXIII ebbe a dire di lui, ancora Patriarca di Venezia Cardinale Angelo Roncalli: “Venissi interrogato in un eventuale processo di beatificazione, la mia testimonianza sarebbe nettamente favorevole a riconoscere la virtù dello Statista, evidentemente ispirato da una visione biblica della vita, del servizio di Dio, della Chiesa e della Patria”.
Anche Giovanni Paolo II, più volte, ha esaltato la figura del fondatore della Democrazia Cristiana, ricordando così il suo Europeismo: “Non è significativo che, tra i principali promotori dell’unificazione del continente vi sono uomini… quali De Gasperi, Adenauer, Schuman… animati da profonda fede cristiana? Non fu forse dai valori evangelici della libertà e della solidarietà che essi trassero ispirazione per il loro coraggioso disegno?”
Su questo e su tanti altri presupposti si poggia il processo di canonizzazione avviato già dal 1987 dall’allora Arcivescovo di Trento, Monsignor Gottardi, sostenuto anche dalla Conferenza Episcopale delle Tre Venezie, tutti animati dalle riconosciute virtù cristiane dello statista trentino, uomo libero e forte che nelle circostanze più dolorose e difficili risposte alla chiamata divina con il suo singolare servizio. E’ stato un maestro di speranza, un profeta lungimirante e testimone del suo tempo. Nell’anno 1993 è stata avviata la “fase Diocesana” del processo di canonizzazione in quanto Alcide De Gasperi fu riconosciuto come un grande uomo politico e un credente tutto di un pezzo.
Qui voglio ricordare una lettera inviata alla moglie e datata 31 maggio 1927, pubblicata dalla figlia Maria Romana (che voglio citare anche per risvolti personali e che indegnamente faccio mia), il giorno in cui venne condannato a quattro anni di carcere da un tribunale fascista per sue idee di democrazia e libertà. Così scrisse: “Dio ha un disegno imperscrutabile, di fronte al quale mi inchino adorandolo… Egli ci ama e fa di noi qualcosa che oggi non comprendiamo…”. Dal 2022 il processo per la causa di beatificazione del “Servo di Dio”, Alcide De Gasperi, è passato dall’Arcidiocesi di Trento al Vicariato di Roma e la fase diocesana sta per concludersi” si conclude la relazione.


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