Reggio Calabria, gravissima sommossa al carcere di Arghillà: detenuti armati aggrediscono gli agenti

Detenuti armati aggrediscono il Comandante, devastati impianti e videosorveglianza. Il SiNAPPe chiede lo sfollamento immediato e l’intervento delle istituzioni

“L’ennesimo, gravissimo episodio verificatosi nella Casa Circondariale di Arghillà impone una riflessione urgente e non più rinviabile sulla tenuta dell’intero sistema penitenziario, in particolare rispetto alla gestione dei detenuti classificati ex art. 32 O.P., notoriamente ad elevata pericolosità, che continuano ad essere allocati in un istituto strutturalmente e funzionalmente inadeguato”. Lo afferma in una nota il SiNAPPe.

“Nella mattinata odierna, un gruppo di detenuti di origine campana e pugliese ha dato vita a una vera e propria rivolta all’interno della Sezione detentiva, rifiutando il rientro nelle celle, devastando completamente il sistema di illuminazione e videosorveglianza, compromettendo la sicurezza dell’istituto. Durante il tentativo di mediazione da parte del Comandante di Reparto – affiancato da numerosi colleghi intervenuti sul piano – uno dei detenuti, dopo essersi armato con due piedi di un tavolo distrutto, ha tentato un’aggressione fisica nei confronti dello stesso Comandante, fortunatamente senza riuscirvi”.

“Il personale di Polizia Penitenziaria, oggetto di minacce verbali e fisiche, è riuscito con non poca fatica a ristabilire l’ordine e la sicurezza e contenere la rivolta, operazione che naturalmente ha destabilizzato le normali attività penitenziarie, generando ulteriore tensione e malcontento tra tutta la popolazione detenuta”.

“La situazione è fuori controllo. Il reparto si trova in condizioni di totale insicurezza, con impianti danneggiati, cancelli interni dalla bassa resistenza, sbarramenti inadeguati, e un numero insufficiente di risorse umane rispetto alla criticità del contesto”.

“Alla luce della gravità dei fatti, si chiede con urgenza uno sfollamento immediato, con il trasferimento dei detenuti responsabili della sommossa e la sospensione dei trasferimenti presso Arghillà di detenuti ex art. 32 O.P., incompatibili con la struttura calabra. Il silenzio non è più accettabile. Serve un segnale forte, deciso, concreto. Il SiNAPPe continuerà a denunciare pubblicamente ogni episodio che metta a rischio l’incolumità del personale e la sicurezza delle strutture, pretendendo risposte immediate e risolutive dalle istituzioni competenti”.