Ponte sullo Stretto, il Sindaco Basile incontra associazioni favorevoli: le richieste per valorizzare il territorio | FOTO e DETTAGLI

“Il Ponte sullo Stretto volano di sviluppo per Messina e il Mezzogiorno: infrastrutture strategiche per occupazione, turismo e competitività nel Mediterraneo”

  • incontro rete civica sindaco basile
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“Preliminarmente ringraziamo il Sindaco di Messina, dott. Federico Basile che ha voluto concedere a Rete Civica per le infrastrutture nel Mezzogiorno, associazione composta da professionisti, dirigenti, docenti e liberi cittadini che dal 2012, propugna l’idea non solo della costruzione del ponte sullo Stretto ma di tutte le altre infrastrutture ferroviarie, portuali, autostradali ad esso connesse, per lo sviluppo e la competitività del sud Italia, insieme agli amici dell’associazione Equità Territoriale, fondata dallo storico Pino Aprile di essere oggi ricevuta in prossimità dell’avvio dei lavori della costruzione del ponte e delle opere ad esso connesse in gran parte ricadenti nella città di Messina”. Lo afferma in una nota l’Avv. Fernando Rizzo, presidente di Rete civica per le Infrastrutture del Mezzogiorno.

“In un certo senso potremmo dire che saremo protagonisti del “terremoto buono e costruttivo”, capace di ridare entusiasmo, occupazione, orgoglio, senso di appartenenza ai messinesi, contro il terremoto cattivo e distruttivo che portò miseria e disperazione alla nostra città cancellando in pochi secondi decine di secoli di storia”.

“Partiamo da una premessa: La Sicilia è un’anomalia planetaria in quanto è l’unica isola al mondo con più di 100 mila abitanti e distante dal continente meno di due miglia, che non sia collegata stabilmente alla terraferma.  Nel 2021 gli ingegneri Giovanni Mollica e Nino Musca, hanno pubblicato il primo saggio ad avefre calcolato la differenza tra la quantità di anidride carbonica, ossidi e polveri sottili emessi attualmente e quella che si avrebbe con la realizzazione del Ponte sullo Stretto”.

“Lo studio – condotto con criteri estremamente prudenti e conservativi – indicava in un minimo di 149 mila tonnellate la riduzione di anidride carbonica (CO2) con il ponte aperto al pubblico. Ancora più evidente era il beneficio ottenibile dal calo di ossidi e polveri sottili, altamente cancerogeni: 327 tonnellate in meno di ossido di carbonio (CO), 748 di ossido di azoto (NOX), 82 di composti organici volatili (THC), 117 di particolato (PM) e quasi 5 di pericolosissimi ossidi di zolfo (SOX)”.

“Il Pontefice della Chiesa cattolica (pontĭfex comp. di pons pontis ‘ponte’ e del tema di facĕre ‘fare’) trae il suo nome proprio dai costruttori di ponti, per unire gli uomini in senso fisico e metafisico. Da oltre 2000 anni il miglioramento dei collegamenti infrastrutturali ha portato benefici in tutti – ripetiamo tutti – i territori coinvolti con incrementi di pil, occupazione, sviluppo, scambi commerciali e turistici.  Non esiste un solo caso nel quale non si sia dimostrata corretta l’affermazione fatta a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento da due grandi meridionalisti come Giustino Fortunato e Francesco De Sanctis: “Non c’è sviluppo senza Coesione, non c’è coesione senza Mobilità, non c’è mobilità senza Infrastrutture”. E’ in tale ottica che deve essere vista la crescita infrastrutturale del Mezzogiorno, Ponte sullo Stretto incluso, che consentirà alla Sicilia, e per conseguenza alla Calabria, di avere anch’essa le linee ferroviarie ad AV e AC collegate e connesse non solo alle città ma anche e soprattutto ai porti”.

“Crediamo sia interessante notare come tale visione avvicini lo sviluppo della portualità a quello turistico ed in tal senso cruciale diventerà il ruolo delle AdSP di Gioia Tauro, Messina, Palermo e Catania. Il successo delle grandi economie non solo occidentali dimostrano che collegare velocemente i paesi con treni ad AV e AC consente una crescita armonica e straordinaria di tutti i territori ed i territori meno collegati sono in assoluto quelli più poveri ed emarginati. Esattamente quello che è accaduuto in questi ultimi 20 anni a Sicilia e Calabria staccati non solo dall’Europa ma soprattutto dal resto d’Italia dove le autostrade e le ferrovie ad Alta velocità sono state fermate a Salerno”.

“Il treno AV più veloce impiega solo 2h e 52 da Milano a Roma per 479 km mentre da Villa San Giovanni (la nuova stazione dei messinesi) a Roma per 489 km ferroviari si impiegano oltre 5 h. Il treno italiano più veloce ne impiega 9 e mezzo per andare a Palermo da Roma, ma di queste 9 ore occorrono ben 2h e 5 minuti per soli 3,3 km di Stretto. I dati di RFI/Trenitalia ci dicono che grazie all’alta velocità tra il 2008 e il 2023 l’incremento di passeggeri su rotaia è passato da 6,5 a quasi 50 milioni di utenti. Secondo una ricerca del 2019 dell’Università Federico II, le città sedi di stazioni dell’AV, hanno incrementato il loro PIL del 10%, mentre le città posizionate entro un’ora dall’AV sino al 7%. La Sicilia priva dell’AV ma anche delle connessioni ferroviarie, nello stesso periodo ha subito una riduzione di passeggeri e del conseguente PIL rispettivamente di – 4% e – 1%”.

“I dati Eurostat, ci dicono che quello di Messina, sia il primo porto Europeo per traffico passeggeri nel 2023 con 11,3 milioni di transiti ed è al primo posto tra tutti i porti dell’Unione Europea (al secondo c’è Reggio Calabria con 11,1 milioni). Al terzo posto è classificato il porto del Pireo di Atene, con 9,6 milioni di passeggeri e al quarto Helsinki, con 8,1 milioni. Inoltre nello Stretto sono trasportati oltre a 2,2 milioni di auto e 1,2 milioni di autocarri l’anno. Quindi lo Stretto è il mare più trafficato d’Europa con quasi 31.000 mila passeggeri medi giornalieri tra Messina e la Calabria”.

“Inaccettabile che ancora ci siano meridionali del PD, del M5S, di AVS che possano sostenere che il ponte sia inutile malgrado i numeri da capogiro destinati ad incrementarsi (secondo stime) di 10 volte già dall’avvio dei lavori e gli evidenti vantaggi sociali ed economici ricadenti su aree per loro natura depresse proprio perché sotto infrastrutturate e quindi non appetibili agli investitori industriali, commerciali e turistici”.

“L’Istituto Prometeia ha quantificato in € 6,5 miliardi il costo annuo che cittadini e imprese siciliane subiscono in assenza di continuità territoriale, pari al 7,3% del Pil regionale. E il costo del trasporto per una azienda che produce in Sicilia incide sino al 73% rispetto alla stessa azienda che produce in Veneto.  Non è un caso che il completamento della ad AV/AC nelle zone più svantaggiate sia proprio quanto l’Unione Europea ci chiede da oltre vent’anni, spingendoci a completare al più presto la Core Network (Rete centrale) e, successivamente, la Comprehensive Network (Rete globale)”.

“Rammentiamo che già con Decisione n. 884/2004/CE veniva approvato un elenco di 30 progetti prioritari della rete transeuropea dei trasporti (TEN-T), da avviare prima del 2010 per i quali l’Unione Europea garantiva uno stanziamento fino al 20% e il “Ponte ferroviario/stradale sullo stretto di Messina-Palermo rientrava nell’allegato III – Progetti prioritari ed il completamento previsto nel 2015 tra le opere dell’Asse ferroviario Berlino-Verona/Milano-Bologna-Napoli-Messina-Palermo”.

“Ma tale decisione fu colpevolmente interrotta dal governo italiano nel 2012 a progetto definitivo già approvato dalla società concessionaria il 29.07.2011, forse ritenendo che l’Italia si fermasse a Salerno, escludendo tre regioni sottostanti Basilicata, Calabria e Sicilia e circa 7 milioni di abitanti i cui cittadini furono ritenuti evidentemente non meritevoli di ottenere le stesse condizioni di mobilità dei residenti delle altre regioni, privandoli di ogni prospettiva di sviluppo socio – economico ed occupazionale”.

“Negli ultimi anni registriamo una inversione di rotta. Questo governo sembra aver compreso ciò che i Romani concepivano 2000 anni fa: la rapidità dei collegamenti interni accresce lo sviluppo economico e la coesione di un Paese. Vale per la portualità come per il turismo. Se crescono Sicilia e Calabria cresce l’economia dell’intero paese. Le norme legislative devono servire a raggiungere questi obiettivi, non a creare ostacoli in applicazione dei principi di equità sostanziale di cui all’art. 3 della Costituzione, troppo spesso citati a convenienza”.

IL RUOLO DEL SINDACO

“In ogni caso il ponte sullo Stretto è la grande sfida da cogliere principalmente per il Comune di Messina per le profonde implicazioni e le ricadute occupazionali, produttive, turistiche, culturali che esso avrà sulla città e per cui il Sindaco assume il grande ruolo per assicurare il massimo ritorno alla città che rappresenta. Saranno migliaia i lavoratori dipendenti ed autonomi, i professionisti, le imprese coinvolte a qualsiasi titolo nella progettazione e nella lavorazione non appena del ponte ma soprattutto delle altre opere infrastrutturali ad esso connesse: 3 nuove stazioni della metropolitana, una dell’alta velocità, il completamento di uno svincolo autostradale e la realizzazione di altri due nuovi. Una serie di pontili che dovranno essere valorizzati in funzione turistica al termine dei lavori. Le linee delle nuove autostrade e delle nuova ferrovia in gran parte in sotterranea e altre decine di piccole e grandi opere che renderanno più bella e attrattiva, ma soprattutto baricentrica la città di  Messina, restituendogli quel ruolo di perno tra Sicilia, Calabria e Mediterraneo che ha avuto nei secoli e che le è stato sottratto per la mancanza di ferrovie e scavalcata come porta d’ingresso, dalle città sedi di aeroporti”.

“Ma oggi le politiche di transizione ecologica spingono perché attraverso le reti Ten T si passi dal trasporto gommato, navale ed aereo, altamente inquinanti, al trasporto su ferro. Per tale motivo è essenziale che il Sindaco della città sia protagonista nelle scelte significative per il contesto cittadino, chiedendo, se non imponendo, alla Stretto di Messina spa, alla società appaltatrice, al governo nazionale che prima di ogni cosa sia valorizzata l’occupazione messinese e le imprese messinesi e siciliane”.

“E ciò a differenza dei comuni dirimpettai i cui sindaci, davanti alla straordinaria opportunità ricadente nel nostro territorio, si oppongono ideologicamente per ragioni di partito anti meridionali, ad ogni possibilità di sviluppo e malgrado rappresentino (come certificato dal Sole 24 Ore) la città e la provincia più povera, e con la peggiore qualità della vita, dell’intero paese”.

“Bisogna sapere governare le scelte strategiche, avere la visione dello sviluppo futuro del territorio e della sua portualità non solo per i passeggeri e gli scali croceristici ma prima ancora per le merci che approderanno nei nostri porti e che abbisognano di aree di sdoganamento, deposito e, movimentazione, prevedendo sedi per le società che in gran numero accoreranno già all’inizio dell’opera attratti dai vantaggi futuri”.

“E’ la storia e l’esperienza di tutte le grandi infrastrutture del mondo che hanno accompagnato la crescita urbanistica ed il ripopolamento della città. Quando nel 1869 fu avviata la costruzione del ponte di Brooklyn a New York risiedevano 1 milione di persone (a Manhattan meno di 250.000). Ma quando fu iniziato nel 1901 la costruzione del secondo ponte a grande luce quello di Manhattan gli abitanti avevano superato i 3,4 milioni di abitanti e Manhattan era passato da 240.000 a 500.000 residenti”.

“Dopo 14 anni di esperienza e di lavoro sul territorio, Rete Civica per le Infrastrutture è consapevole con i propri dirigenti, professionisti, docenti ed esperti in questo settore di potere dare un contributo fattivo, nelle scelte decisive di questa città e nell’esclusivo interesse della crescita e dell’occupazione di Messina” conclude Rizzo.