“Nelle scorse settimane ho voluto accendere i riflettori su alcune gravi carenze che affliggono la gestione faunistica e venatoria in Calabria: dalla totale assenza di un piano faunistico regionale aggiornato, alla mancata stesura del calendario venatorio, aggiungerei l’emergenza cinghiali, ormai fuori controllo, che sta mettendo in ginocchio gli agricoltori e viene gestita da anni in modo approssimativo e inefficace. Oggi, invece, voglio porre l’attenzione su un altro aspetto critico: i ripopolamenti faunistici, e in particolare le scelte operate recentemente, che personalmente ritengo sbagliate e dannose sia per l’ambiente che per i cacciatori”. E’ quanto afferma Roberto Zerotti – Cacciatore di Reggio Calabria.
“Il 2 e il 9 luglio sono stati immessi circa 2.700 fagiani sul territorio dell’ambito, una decisione, a mio avviso, scellerata, perché effettuare i ripopolamenti nel pieno dell’estate, e a ridosso dell’apertura della stagione venatoria, è un errore gestionale che si ripete da anni e, inoltre, grava pesantemente sulle tasche dei cacciatori. Un ripopolamento per essere efficace, dovrebbe essere effettuato entro la fine di marzo al massimo e non oltre”.
“Solo così gli animali possono avere il tempo necessario per ambientarsi, nidificare in primavera ed estate, e dare così origine a nuove covate sul territorio, costituite da soggetti nati in natura e non provenienti da allevamenti. In questo modo si favorisce un vero arricchimento faunistico, duraturo e sostenibile. Inoltre, prima di immettere nuovi capi, sarebbe fondamentale elaborare un piano di contenimento delle specie nocive in sovrannumero come (volpi, cornacchie e gazze), che rappresentano una minaccia concreta per la sopravvivenza della selvaggina immessa”.
“Senza questa fase preparatoria, il destino dei fagiani liberati è già segnato: molti di loro saranno vittime predestinate, altri non riusciranno nemmeno ad ambientarsi, trovandosi in habitat inadeguati, poveri di risorse come cibo e acqua. La conseguenza? Uno sperpero dei soldi versati dai cacciatori, e una sopravvivenza minima dei capi immessi. Quelli che arrivano vivi all’apertura della stagione venatoria, spesso, sono animali deboli, impreparati alla vita selvatica e, lo diciamo senza ipocrisia, scarsi anche dal punto di vista alimentare”.
“Tutto questo è eticamente inaccettabile, non è caccia, è un’illusione di gestione venatoria, pagata a caro prezzo da chi la caccia la pratica responsabilmente e con passione. È ora di pretendere trasparenza, programmazione e competenza, per proteggere la fauna e tutelare davvero chi vive il territorio, come noi cacciatori”.
“Per questo, rivolgo ancora una volta un appello chiaro a chi ci rappresenta nelle sedi istituzionali: serve unità, compattezza, coraggio e il coinvolgimento di più parti, basta con il silenzio e l’immobilismo. Chiediamo una gestione seria, basata su competenze reali, e non su scelte improvvisate che danneggiano l’ambiente e la dignità della nostra passione”.
“La caccia merita rispetto, e il rispetto si conquista anche con la capacità di cambiare, di ascoltare chi vive il territorio e di lavorare per una gestione faunistico-venatoria moderna, sostenibile e trasparente. È il momento di difendere e tutelare con forza la nostra passione, con serietà e responsabilità. Serve un cambio di rotta, serve adesso e serve l’aiuto di tutti”.


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